[03/12/2008] Energia

Riqualificazione energetica, Prestigiacomo propone soppressione del folle taglio!

ROMA. E’ totalmente incomprensibile cosa possa aver spinto il governo Berlusconi a metter mano e di fatto a picconare la norma che ha consentito a cittadine e cittadini di dedurre dalla loro dichiarazione dei redditi il 55% degli investimenti, effettuati per migliorare le prestazione energetiche delle loro abitazioni. Più si cerca di capire e più ci si convince che questo intervento è contro gli interessi del paese. Solo un’ottusa convinzione che i problemi ambientali e il cambio di clima siano solo delle esagerazioni degli ambientalisti a cui non dare retta, soprattutto in questa fase di ristrettezze economiche, può spiegare questa scelta che si rivelerà, se non si riuscirà a fermarla in parlamento e nel paese, disastrosa per la popolazione.

Stamani è giunta in redazione la notizia che il ministero dell’Ambiente ha depositato la proposta di emendamento governativo soppressivo della norma contenuta del decreto “anticrisi” (29 nov. 2008 n. 185) con la quale si modifica la disciplina della detraibilità fiscale degli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio.

E´ probabilmente il minimo che ci si potesse attendere da un ministro dell´ambiente! Decidere infatti che il paese non diventi energeticamente più efficiente non è privo di conseguenze economiche. Al contrario dovrebbe essere chiaro che lo si allontana sempre di più dall’obiettivo di Kyoto, e quindi lo si espone alle multe pesanti previste per i paesi inadempienti. Lo allontana soprattutto dall’Europa, che ha fatto dell’efficienza una delle strade principali per riuscire a realizzare quella riduzione del 20% delle emissioni climalteranti, che unilateralmente ha deciso di perseguire entro il 2020.

Questa non è una novità perché è noto che da questa decisione europea il nostro governo ha già preso le distanze e tuttora cerca, senza successo, di affossarla insieme ai paesi dell’ex blocco sovietico. Non regge neppure la motivazione che questa decisione demenziale sia stata presa perché la crisi economica impone dei risparmi e dei tagli. Non solo la collettività non risparmia una lira, ma addirittura si buttano soldi.

Infatti è ampiamente dimostrato che le minori entrate derivanti dalla possibilità di detrarre il 55% degli investimenti in ristrutturazioni edilizie è ampiamente compensato, addirittura superato, dalle maggiori entrate che affluiscono nelle casse dello stato per i numerosi interventi che l’incentivo mette in moto nel paese. Sono ben 230000 i cantieri che la norma ha messo in moto, per un volume di affari di miliardi di euro, tutti in regola dal punto di vista fiscale e previdenziale.

Da tempo è poi noto che il primo 20% degli interventi, che consentono di eliminare gli sprechi energetici, di cui sappiamo questo paese è assai ricco, sono a costi negativi, cioè è più conveniente farli che non farli. L’unica spiegazione che alla fine resta di un intervento tanto maldestro e contro gli interessi del paese è che questo governo sia prigioniero e condizionato da interessi retrivi e da gruppi di potere legati al vecchio modello energetico.

Ci sono però ampie possibilità per fare saltare questa operazione, a partire dallo stesso emendamento proposto oggi dalla Prestigiacomo. Contro questo provvedimento del resto non ci sono solo gli ambientalisti, ma un vasto schieramento di forze che esprime interessi assai diffusi e corposi. E´ possibile dare voce ad una protesta diffusa e maggioritaria nel paese che coinvolga oltre agli ambientalisti, i lavoratori edili, gli artigiani, gli installatori, gli imprenditori di tante piccole imprese edili che si erano rilanciate grazie alle possibilità che l’agevolazione fiscale sulle ristrutturazioni.

Se non si troverà una soluzione immediata a livello istituzionale, un primo segnale di questa protesta dovrà arrivare dallo sciopero generale della prossima settimana, che deve avere fra gli obiettivi per cui è convocato la richiesta di un paese più efficiente e meno bisognoso di energia rendendo permanente e di facile accesso alle cittadine-i quel 55% di deduzione fiscale che ne consente la realizzazione.

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