[27/04/2007] Rifiuti

Santoloci: il Ddl sugli ecoreati è una svolta

ROMA. Il magistrato Maurizio Santoloci pubblica oggi sulla sua testata giornalistica online Diritto all’ambiente un editoriale dedicato al disegno di legge sui crimini ambientali, , approvato dal Consiglio dei Ministri.
«La svolta – spiega il magistrato - non è solo giuridica ma anche di politica giudiziaria e di cultura sociale. Perché con questo pacchetto è stato riconosciuto il grave problema del crimine ambientale ed è stato tracciato un percorso repressivo chiaro e coerente con la realtà delle cose concrete ed in linea con le regole europee».

Oggi in Italia non esistono reati per prevenire e reprimere i grandi crimini ambientali e neanche un reato per contrastare gli illeciti ambientali “comuni”. Lo scenario giuridico si presenta come caratterizzato da numerose norme di settore il più delle volte autonome e indipendenti l’una dall’altre che puniscono sì, determinati atteggiamenti, ma attraverso sanzioni per la maggior parte amministrative e pecuniarie. E là dove compaiono figure di reato queste sono quasi sempre contravvenzioni e raramente delitti.
Per ovviare a ciò gli operatori giuridici, di fronte a situazioni preoccupanti e gravi di inquinamento, si trovano costretti ad applicare fattispecie di reato “satellite”, contenute nel codice penale, non in una normativa ambientale e comunque non ad hoc per la tutela del bene giuridico ambiente.

Si pensi, per esempio, così come ricorda il magistrato, alle situazioni di inquinamento idrico, aereiforme o di crimini ambientali in materia di liquidi e fanghi, ove per arrivare a sanzionare penalmente il crimine si deve ricorrere al codice penale.
Per non parlare poi dello stesso danno ambientale che non è mai stato tradotto in termini di reato diretto. Esiste una legge sul danno ambientale e una procedura definita per ottenere il risarcimento del danno, ma la procedura è di tipo amministrativo/civilistico e sicuramente non di tipo penale. Il che significa che nessuno in caso di danno all’ambiente verrà messo in carcere, e che il danno ambientale dovrà essere ricercato nelle varie normative di settore o attraverso l’operazione interpretativa delle disposizioni del codice penale.

A tutto ciò si aggiunge poi, la mancanza di strumenti investigativi specifici per il campo ambientale. Non a caso gli operatori lamentano di non avere strumenti procedurali importanti per le indagini più complesse. Quindi anche qui si deve interpretare, cercare e individuare il reato affine nella normativa generale per poter adottare e consentire intercettazioni telefoniche, ambientali ed altri strumenti invasivi.

«Ecco, il nuovo pacchetto contro i delitti ambientali consente di attivare a livello procedurale – attese le caratteristiche delle previsioni e delle pene – tutta una serie di strumenti investigativi invasivi che possono essere vitali e salutari per tutte le inchieste nei vari settori di competenza. E questo – dice ancora Santoloci - è un aspetto che non va sottovalutato. Come non va ridimensionato l’effetto di coinvolgimento di tutte le forze di polizia che è ormai necessario nel programma di contrasto al crimine ambientale inteso non più come complesso di microillegalità di settore ma come fenomeno che anche culturalmente deve essere trasversale ad ogni organo di polizia giudiziaria statale e locale». A ciò naturalmente, deve essere affiancato ( come già dichiarato da Santoloci a greenreport) il riordino della normativa che, oggi, ha raggiunto livelli di confusione che non possono non riverberarsi anche nell´azione degli organi di controllo e di repressione.

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