[16/11/2009] News toscana

Il futuro rinnovabile? Se ne discusso a Pisa

PISA. Questi due splendidi giorni di seminari e dibattiti sono stati organizzati in collaborazione con la Provincia e il Comune di Pisa, con la Facoltà di Economia di Pisa, in particolare il corso di Laurea in Sviluppo e Gestione Sostenibile del Territorio,  con Valerio di MorellatoEnergia e il bio-Architetto Alfredo Amari; un particolare ringraziamento va quindi alla loro disponibilità, gentilezza e ai loro preziosi insegnamenti.

"Tempi moderni, opportunità del presente e speranze per il futuro"

Da quando l'uomo ha cominciato a considerare il tempo come una linea continua, si è sempre interrogato su che avrebbe riservato il futuro. Nel tempo due teorie prevalenti si sono contese la supremazia tra i filosofi e la maggioranza dei pensatori o semplicemente tra la gente comune: chi sostiene che nel passato si stava meglio e che ci attendono tempi più duri rispetto a quelli che abbiamo vissuto sinora e quelli che invece il futuro ci riserverà sorprese e soluzioni che saranno la panacea di tutti i mali.

Quello che sappiamo è che ultimamente il tempo si è messo a correre molto più velocemente che nel resto della storia dell'Uomo. Negli ultimi vent'anni, nell'ultimo secolo, o se vogliamo dall'inizio della rivoluzione industriale si è sempre più attinto ad un capitale che prima giaceva sepolto e inutilizzato. Con lo sfruttamento delle fonti fossili, che non sono altro che l'energia solare delle ere passate immagazzinata da millenni dalle piante e dagli altri organismi che l'hanno trasformata, è stato possibile un balzo in avanti del genere umano sia per quel che riguarda la ricchezza materiale che la salute, l'istruzione, i confort di cui ora godiamo. Siamo grati a chi per primo ha avuto l'idea di trasformare il calore in forza motrice, alleviando la maggioranza del genere umano dalle sofferenze del lavoro fisico e permettendo risultati che prima erano del tutto inimmaginabili.

Tuttavia non tutti i problemi del mondo sono ad oggi completamente risolti: se da un lato la povertà a volte si affaccia anche all'interno dei Paesi Industrializzati, che sono anche i Paesi più energeticamente sviluppati, essa è ancora il problema principale della stragrande maggioranza dei Paesi non ancora sviluppati o di recente industrializzazione dove le differenze di reddito, e quindi le disparità di accesso al consumo di energia sono più rilevanti e dove un tasso di natalità ancora troppo elevato fa crescere esponenzialmente le bocche da sfamare senza aumentare allo stesso ritmo l'erogazione di energia pro-capite.

Se, come è emerso all'interno della due giorni di studi, l'energia è quel bene che consente di migliorare lo stato di salute, di alimentazione, di formazione, di comunicazione e di tutti gli altri aspetti della vita quotidiana, nel futuro ancora per molto tempo ci sarà bisogno di incrementare la quantità di energia prodotta, migliorare l'efficienza, ridurre gli sprechi e trovare nuove fonti di approvvigionamento.

Ancora al giorno d'oggi l'85% dell'energia prodotta in Italia deriva da fonti fossili; viene spontaneo chiedersi, quando si sta intaccando un patrimonio naturale che per sua natura non è rinnovabile, cosa sarà nel momento in cui queste risorse cominceranno ad esaurirsi.

Non possiamo predire se questo avverrà domani o tra cinquant'anni (su questo c'è forse diatriba anche all'interno del mondo accademico), certo è che le eredità del passato non possono durare per sempre. È da persone saggie il riflettere se gli usi odierni sono un'investimento che consentiranno di perpetuare i nostri comfort e i progressi sinora raggiunti o se si tratta di uno spreco incosciente che ci metterà in difficoltà quando scopriremo di essere rimasti senza petrolio.

Altri problemi sorgono, considerata la forte sensibilità maturata nell'opinione pubblica e la disponibilità di dati a disposizione degli scienziati: se cioè il nostro Pianeta che per quanto grande ha i suoi limiti di assorbimento, potrà sopportare l'utilizzo tanto massiccio e concentrato nel tempo di energia e risorse.

La comunità internazionale composta dai governi delle principali nazioni e sollecitata dal mondo della scienza, dall'accademia e dalla società civile organizzata ha capito che bisogna cambiare rotta, che le ricchezze naturali non vanno sprecate e che le risorse vanno protette anche per garantirne un accesso razionale sia ai poveri di oggi che alle generazioni future, senza modificare le condizioni che rendono possibile la vita sulla Terra.

Ebbene, la crisi regna sul nostro sistema economico? C'è forse bisogno di cambiare qualcosa nel nostro sistema di produzione e di distribuzione? Su questo oggi non ci sono dubbi ma una serie di persone consapevoli e lungimiranti già qualche anno fa lo avevano previsto.

Il futuro è incerto e come tutti sappiamo l'arco temporale di una vita umana è troppo breve per vedere realizzate le previsioni che si possono fare da qui ai prossimi 50-100 anni. Ma sappiamo anche che quelle che consideriamo previsioni attendibili, spesso rappresentano tendenze che oggi già si concretizzano, che possiamo toccare con mano da qualche parte del mondo.

Quindi, quando ci stiamo per domandare "cosa", in realtà, già in parte conosciamo la risposta, ma è anche vero che se siamo troppo vecchi per vederla eventualmente realizzata, lasciamo che siano gli altri a trovarla. Allo stesso modo se siamo troppo conservatori, timorosi cioè di perdere quel poco che abbiamo conquistato, corriamo il rischio di adagiarsi sugli allori non accorgendoci del declino dell'impero.

Sono principalmente i giovani -forze innovatrici e menti effervescenti per eccellenza- a domandarsi che futuro ci aspetta per il ragionevole motivo che sono quelli che lo vedranno realizzarsi sotto i loro occhi. Ma hanno bisogno delle altre generazioni che li accompagnino, e soprattutto della sapienza accumulata degli avi per mettere insieme le conoscenze che servono a costruire un futuro migliore.

Allora  come sarà il nostro futuro? Dalla due giorni di incontri, seminari e dibattiti è emerso che non possiamo dare una risposta univoca: il futuro non è né rosa né nero. Quello che possiamo dire con certezza sui tempi che ci attendono è che il futuro non è ancora stato scritto. Dipende dalle azioni che noi giorno dopo giorno porremo in essere.

Nonostante si presenti difficile e con moltissime problematiche da superare, quello che oggi noi tocchiamo con mano è che ci sono moltissimi giovani che vogliono rinnovarlo che lo vogliono cambiare: Cosi come ci sono moltissimi cittadini che vogliono essere informati, che desiderano partecipare, dire la loro, contribuire al progresso e al superamento di quelle che sono le crisi che oggi noi identifichiamo come Ambientale, Economica e Sociale.

Il futuro è rinnovabile prima di tutto se c'è una società viva, critica, in fermento, curiosa, attiva, responsabile e da oggi in poi speriamo solidale. Oggi l'intelligenza è diffusa, le conoscenze sono alla portata di tutti e le idee si moltiplicano, gemmano, evolvono e si riproducono con l'interazione.

Se la società vuole rinnovarsi, deve essere lei nel suo complesso ad esprimere questo bisogno sociale, bisogno che deve emergere attraverso le scelte che noi tutti compiamo prima di tutto come singoli individui e poi nell'insieme come scelta di comunità, di pensiero, di civiltà. Il ruolo di chi amministra è quello di tracciare dei solchi, di guidare le comunità, di mettere insieme il sapere prodotto dall'accademia e portarlo ai cittadini, di osare mettere in discussione le convenzioni per guardare a ciò che è innovativo, a chi si muove verso altri orizzonti e cerca di costruire le comunità del domani.

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