[17/11/2009] News

Energia: cercasi miracolo per la societÓ industriale del futuro

LIVORNO. Secondo il recente studio  "Searching for a Miracle: Net Energy, Limits & the Fate of Industrial Society", né i combustibili fossili, né le fonti energetiche alternative potranno da soli o congiuntamente soddisfare la richiesta di energia necessaria nel 2100. Il rapporto dell'International Forum on Globalization e del Post Carbon Institute curato da Richard Heinberg e Jerry Mander analizza 18 delle alternative più vantaggiose di produzione di energia elettrica da combustibili fossili tradizionali e nucleare, passando da eolico, solare, moto ondoso, geotermia, biomasse e le altre energie rinnovabili per identificare ò la gli altri a identificare le loro "net energy", la quantità netta di energia che richiede il loro funzionamento e quella che sono in grado di produrre.

Heinberg e Mander spiegano che «Il rapporto è una "non-technical examination" di una questione fondamentale: può una qualsiasi combinazione delle fonti di energia conosciute fornire  con successo l'approvvigionamento energetico di cui la società ha bisogno almeno fino all'anno 2100? Alla fine, ci ritroviamo con la inquietante conclusione: tutte le fonti di energia conosciute sono soggette a limiti rigorosi di un tipo o dell'altro. Le fonti energetiche convenzionali, come petrolio, gas, carbone e nucleare sono o uguali o quasi ai limiti della loro capacità di accrescere le forniture annuali e si ridurranno nei prossimi decenni, ma in ogni caso sono troppo pericolose per l'ambiente. Contrariamente alle speranze di molti, non esiste uno scenario chiaramente praticabile con cui siamo in grado di sostituire l'energia odierna da fonti convenzionali con sufficiente energia da fonti alternative, per sostenere l'attuale livello operativo della società industriale. Per arrivare a questa transizione sono richiesti: 1) un vasto investimento finanziario che oltre le possibilità pratiche della società; 2) un tempo molto lungo, troppo a lungo in termini pratici, per metterlo in opera; 3) significativi sacrifici in termini di qualità energetica e affidabilità».

Forse il termine più significativo per il futuro approvvigionamento energetico è il fattore "net energy": l'esigenza dei sistemi energetici di produrre più energia di quella che viene investita nella loro costruzione ed operatività. E' molto probabile che i sistemi energetici del futuro, sia convenzionali che alternativi, avranno costi di input energetici più elevati rispetto a quelli che hanno alimentato le società industriali durante l'ultimo secolo.

Il rapporto esamina alcuni degli scenari di transizione energetica proposti di recente  e spiega perché, fino ad ora, la maggior parte pecca di ottimismo «in quanto non risolvono tutti i fattori rilevanti che limitano l'espansione delle fonti energetiche alternative». La soluzione sembrerebbe una sola: il risparmio energetico, utilizzando meno energia, materie prime e risorse, e la diminuzione progressiva della popolazione, che «devono diventare le strategie principali per il raggiungimento della sostenibilità». Viene fuori una verità tanto nota quanto volutamente "scordata": «Il regime energetico mondiale attuale è insostenibile. Questa è la recente conclusione esplicita dell'International Energy Agency, ed è anche la sostanza di un ampio e crescente consenso dell'opinione pubblica che comprende tutto l'arco politico. Un ampio segmento di questo consenso è preoccupato per il clima e per gli altri impatti ambientali che dipendono dalla società dell'energia fossile. Altri sono preoccupati per le questioni relative alla sicurezza delle forniture future di questi combustibili che, visto che si riducono, sono sempre più concentrati solo in pochi Paesi».

Dire che il nostro attuale sistema energetico è insostenibile significa che deve essere sostituito con uno alternativo e sostenibile, ma sostituire le infrastrutture energetiche delle moderne società industriale non sarà uno scherzo: il peso di decenni di investimenti per migliaia di miliardi di dollari nelle attuali infrastrutture energetiche basate su petrolio, gas e carbone è un fardello difficilissimo da scrollarsi di dosso. «Inoltre - dicono Heinberg e Mander - se la transizione dalle attuali fonti energetiche a quelle alternative viene gestita in modo sbagliato, le conseguenze potrebbero essere gravi: c'è un nesso indiscutibile tra i livelli pro-capite del consumo energetico e il benessere economico. La mancanza di una sufficiente fornitura di energia, o di energia di qualità sufficiente, potrebbe compromettere il benessere futuro dell'umanità, mentre un fallimento della veloce transizione dai combustibili fossili potrebbe compromettere gli ecosistemi vitali della Terra».

Lo studio mette in dubbio pesantemente la tentazione "tecnicistica-miracolistica" che sta dietro anche alle difficoltà di trovare un accordo a Copenhagen, la fiducia cieca nella possibilità che investendo sufficientemente sulle nuove fonti fossili come le sabbie o gli scisti bituminosi, il nucleare, o le fonti energetiche rinnovabili siamo già in grado di sostituire i combustibili fossili convenzionali e continuare a vivere come oggi.  «Ma è davvero così? - si chiedono i due ricercatori - Ogni fonte di energia ha caratteristiche molto specifiche. In realtà, è sono state le caratteristiche delle nostre attuali fonti di energia (soprattutto petrolio, carbone e gas naturale) che hanno permesso la costruzione di una società moderna, ad elevata mobilità, con una popolazione di grandi dimensioni ed alti tassi di crescita economica. Le possibili fonti di energia alternative perpetueranno questo tipo di società? Ahinoi, non lo pensiamo. Mentre è possibile scegliere tra innumerevoli alternative di impianti di produzione energetica di successo all'interno delle società moderne (che vanno dai piccoli impianti fotovoltaici homescale alle grandi "farms of threemegawatt" di pale  eoliche), non è possibile indicare più di pochissimi esempi di un'intera moderna nazione industriale che ottienga la maggior parte della sua energia da fonti diverse da petrolio, carbone e gas naturale. Uno di questi rari esempi è la Svezia, che riceve la maggior parte della sua energia da nucleare ed idroelettrico. Un altro è l'Islanda, che beneficia di risorse geotermiche interne insolitamente grandi, che non si trovano nella maggior parte degli altri Paesi. Anche in questi due casi, la situazione è più complessa di quanto appare. La costruzione delle infrastrutture per queste centrali è per lo più basata sui combustibili fossili per l'estrazione dei minerali e materie prime, trasformazione, trasporto, produzione dei componenti, miniere di uranio, energia per costruirle, e così via. Così, nella maggior parte del mondo, una significativa transizione energetica è ancora teoria più che una realtà».

Ma se attuali fonti di energia sono insostenibili, questo non deve necessariamente scoraggiare la necessaria transizione verso le fonti alternative, senza la quale il mondo non avrà energia sufficiente per mantenere i servizi di base per i suoi 6,8 miliardi di abitanti. «Perciò è di vitale importanza che queste energie alternative siano valutate accuratamente secondo criteri certi e che siano attuati i Piani e gli scenari già formulati e basati sulla transizione sistemica verso  società libere da petrolio, carbone e gas naturale ed avviate  verso le fonti energetiche alternative, ritenute pienamente capaci di fornire il tipo di benefici economici ai quali ci hanno abituati i combustibili fossili tradizionali».

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