[17/11/2009] News

Ue: la legge sarda sul lusso in contrasto con il principio della libera prestazione dei servizi e costituisce un aiuto di Stato

LIVORNO. E' arrivata la pronuncia della Corte europea sull'imposta sul lusso di Soru del 2006 diretta a garantire la tutela dell'ambiente: la legge regionale sarda che impone un imposta sullo scalo turistico degli aeromobili e delle imbarcazioni  da diporto  di lunghezza superiore ai 14 metri nei confronti dei soggetti con domicilio fiscale al di fuori della Regione, viola il diritto comunitario. Perché "è in contrasto con il principio della libera prestazione dei servizi e costituisce un aiuto di Stato".

Una pronuncia che, da una parte, conferma il primato della libera concorrenza che non tiene di conto dell'ambiente e della sua tutela, ma che dall'altra (pur non risolvendo le questioni dell'impatto ambientale del turismo su mare, coste, aria e vanifica di fatto ogni politica regionale dei flussi, soprattutto verso le isole) frena tutti i localismi leghisti di stampo "padroni in casa propria".

Comunque sia, è questa la risposta europea alla domanda della Corte Costituzionale chiamata in causa da ben due ricorsi proposti dal Presidente del Consiglio dei ministri contro la Regione Sardegna.

Con sentenza del 2008 la Corte costituzionale (dopo avere riunito i due procedimenti promossi) si è pronunciata sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate nel 2006 e su una parte di quelle del 2007 dichiarando inammissibili o infondate le questioni di legittimità costituzionale (sollevate in relazione a disposizioni costituzionali diverse dall'art. 117, primo comma della Costituzione ossia quello sulla ripartizione delle competenza fra Stato e Regioni). Ha poi disposto la separazione del giudizio e la sospensione dello stesso fino alla pronuncia della Corte di giustizia europea.

Un ricorso alla Corte europea giustificato dal fatto che la legge regionale - pur avendo il dichiarato obiettivo di tutelare l'ambiente - nell'assoggettare a tassazione le imprese non aventi domicilio fiscale in Sardegna, sembra creare un pregiudizio e una discriminazione rispetto alle imprese che, pur svolgendo la stessa attività, non sono tenute al pagamento del tributo per il solo fatto di avere domicilio fiscale in Sardegna.

E non solo: la Corte italiana solleva dubbi in ordine alle giustificazioni addotte dalla Regione Sardegna fondate, da un lato, sul fatto che tali imprese non residenti fruirebbero  dei servizi pubblici regionali e locali, ma senza contribuire al finanziamento di tali servizi, e, dall'altro, sulla necessità di compensare i maggiori costi sostenuti, a causa delle peculiarità geografiche ed economiche legate all'insularità della Regione Sardegna, dalle imprese domiciliate in quest'ultima.

In particolare per la regione sarda i residenti e i non residenti non si troverebbero in una situazione oggettivamente paragonabile, perché mentre i residenti contribuirebbero alla costituzione delle risorse destinate alle operazioni di mantenimento, di ripristino e di tutela dei beni ambientali, (mediante il gettito generale e, in particolare, le imposte sui redditi) le imprese non residenti agirebbero per contro come «free riders» ambientali, utilizzando le risorse senza partecipare ai costi di tali operazioni.

Ma per la Corte di giustizia europea tale giustificazione è irrilevante, perché la tutela dell'ambiente non può essere invocata per giustificare la disparità di trattamento degli esercenti aventi il domicilio fiscale fuori dal territorio regionale, unici debitori dell'imposta. Anche perché - aggiunge la Corte di giustizia europea - "gli aeromobili privati e le imbarcazioni costituiscono certamente una fonte di inquinamento, ma questo si produce indipendentemente dalla provenienza e dal domicilio fiscale dei loro esercenti."

Dunque se gli aeromobili e le imbarcazioni tanto dei residenti quanto dei non residenti contribuiscono allo stesso modo al degrado dell'ambiente e se il mercato aperto europeo impone non discriminazioni e apertura di tutte le porte e finestre, speriamo solo che tanta attenzione per panfili ed aerei sia posta anche, sempre in Italia, per la libera circolazione delle persone di qualsiasi etnia e condizione sociale. Altrimenti risulta troppo facile accogliere a braccia aperte e senza tasse i mega-yacht dei denarosi fiscalmente scudati e sbaraccare gli zingari rumeni.

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