[12/02/2010] News

Il global warming rovinerÓ (anche) le olimpiadi invernali?

FIRENZE. «Il global warming è senza dubbio un fattore che potrà influenzare la preparazione delle future olimpiadi»: con queste parole, riportate dall'agenzia Canadian press, il presidente del Cio Jacques Rogge ha cercato di posporre alle edizioni future dei giochi invernali le preoccupazioni per l'impatto del cambiamento climatico sul normale svolgimento delle gare.

Se la città costiera canadese vede attualmente temperature sui 9° C (dopo che a gennaio il dato aveva raggiunto il valore quasi-record di 14° C), infatti, i comprensori di Cypress mountain e soprattutto (essendo situato più in alto) di Whistler mountain, dove avrà luogo la gran parte delle gare, sembrano essere parzialmente al riparo dai venti umidi sud-occidentali che attualmente stanno colpendo la zona, e che la colpiranno con ogni probabilità nei prossimi giorni, almeno fino a martedì.

Inoltre, come già riportato in questi giorni dalla stampa generalista, sono in corso, in preparazione dell'apertura dei giochi che si terrà oggi alle ore 18 locali (le 3 del mattino in Italia), grandi lavori di trasporto - con camion ed elicotteri - della neve dalle cime più alte della zona (dove l'accumulo supera ancora i due metri, nonostante gli scioglimenti dei giorni scorsi) e di sistemazione di strutture protettive (balle di fieno, soprattutto) sulle zone più delicate tra quelle che saranno interessate dalle competizioni.

Insomma, pur con un grande - e inatteso - dispendio energetico ed economico, la regolarità delle gare sembra garantita, e sono quindi escluse le ipotesi - ventilate nei giorni scorsi - di spostare tutte le competizioni nel comprensorio di Whistler, "abbandonando" quello di Cypress, che parte da soli 900 metri di altitudine e giunge fino a circa 1400.

E, come manna dal cielo, tra mercoledì e ieri sono caduti 15 cm di neve fresca che ha finalmente donato al paesaggio locale un'immagine più consona allo svolgimento dei giochi olimpici invernali. Il problema è che, come detto, i prossimi giorni vedranno piogge intense e temperature che potranno superare i 5° ad un'altezza di circa 1500 m.

E' quindi possibile che molte gare, almeno come detto fino a lunedì-martedì prossimo, potranno svolgersi sotto la pioggia, e comunque potrebbero sussistere gravi problemi per attivare gli impianti di innevamento artificiale, che necessitano di temperature al massimo intorno agli 1° per funzionare regolarmente.

Ma perché succede tutto questo? Anche se il clima di Vancouver è sostanzialmente non molto diverso da quello di Londra (non deve ingannare infatti il fatto che ci troviamo in Canada: le coste sud-occidentali della nazione sono esposte alla mitigazione data dalla presenza dell'oceano Pacifico ad occidente), le montagne vicine dovrebbero vedere la neve per almeno tutta la stagione invernale, e non a caso il comprensorio di Cypress parte da 900 m, una quota di partenza che in Europa (in tempi di Gw) oggi caratterizza solo alcuni comprensori alpini particolarmente protetti.

Il fatto è che in questi giorni, come ampiamente riportato dai media, nevicate particolarmente intense hanno colpito (e continuano a farlo) le principali metropoli della costa est degli Stati Uniti: ciò è stato determinato proprio dalla formazione, ad ovest del Canada, di un vortice ciclonico molto attivo, che ha richiamato verso nord masse di aria umida e tiepida sub-tropicale e che nei prossimi giorni continueranno a portare, appunto, temperature da primavera inoltrata sui monti del Canada occidentale, mentre la East coast americana dovrebbe continuare a trovarsi nell'inverno più rigido.

Gran freddo ad est, e gran caldo e umido ad ovest, quindi: è un po' quanto sta avvenendo anche in Europa, dove la spiccata discesa invernale che sta colpendo anche l'Italia (stamani è nevicato a Roma) ha contemporaneamente portato temperature inusitate sui monti della Groenlandia meridionale.

Quanto esposto è riconducibile a forti scambi meridiani (cioè sulla direttrice nord-sud, in entrambe le direzioni) che si sono attivati in questi giorni alle latitudini "temperate", che altro non sono che la zona di confine tra le masse d'aria polare e subtropicale: un fenomeno che sta caratterizzando questa stagione autunnale-invernale fin dai primi di ottobre, che è normale in autunno-inverno ma che quest'anno è stato particolarmente intenso.

Ed è, quello degli scambi meridiani facilitati, un elemento che è indubitabilmente connesso al surriscaldamento globale, per vari motivi che abbiamo spiegato più volte e che - in via riassuntiva - possono essere considerati tutti legati al mutato bilancio energetico in gioco.

Certo, non si può stabilire senza ombra di dubbio un legame di causa ed effetto, cioè non si può dire che se le olimpiadi rischiano di svolgersi nel fango è automaticamente "colpa" del gw, anche perché nel 2009 le precipitazioni nevose nei comprensori citati raggiunsero valori record.

Ma è comunque indubitabile che le nevicate-record (o quasi) avvenute in questi giorni sulla East-coast americana e il caldo (quasi) record sulla West-coast canadese sono due facce della stessa medaglia, cioè due conseguenze dello stesso meccanismo di scambi meridiani citato. Ed è pure indubitabile che questo meccanismo è destinato a diventare sempre più intenso col (più che probabile) crescere della temperatura globale.

E' questo, un altro tipico esempio di come il clima si stia evolvendo non tanto (almeno per quanto attiene le stagioni invernali) "verso il caldo" dovunque e comunque, ma che indubitabilmente esso stia avviandosi verso una sempre maggiore variabilità.

E la maggiore variabilità ha, come sua prima conseguenza, una più difficile predittività. Proprio quello che rende più problematica la pianificazione preventiva di eventi di enorme impatto mediatico, e di enorme indotto economico, come i giochi olimpici invernali.

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