[24/02/2010] News toscana

Gli annessi agricoli livornesi e la pianificazione mancante

7000 annessi agricoli abusivi. Ammettiamo che siano un po' meno, che alcuni siano stati regolarizzati con le note trafile dei condoni edilizi. Ammettiamo ancora che la dimensione media dell'orto (sempre che sia tale) oscilli tra 500 e 1000 metri quadri, stiamo parlando della trasformazione di una superficie che oscilla tra 350 e 700 ettari (più di 700 campi di calcio), senza contabilizzare viabilità di accesso e qualche altra area connessa.

Sarà anche una trasformazione a bassa intensità edilizia, ma sono numeri che fanno colpo se non paura, senza considerare che il carico urbanistico si esercita anche con allacci elettrici, perforazione di pozzi, costruzione di annessi di chissà quale superficie o di aree impermeabilizzate.

Per fare un confronto basti sapere che il pentagono del Buontalenti è più o meno circa 150 ettari.
La passione per l'agricoltura amatoriale sarà ben radicata a Livorno, ma oggettivamente sembra doversi porre una riflessione in merito ad una modalità d'uso del suolo che evidentemente deve essere sfuggita di mano.

Qualcuno poi ha parlato di condono, quindi di nuove normative per consentire di realizzare annessi da 28 mq. di superficie ma di preventiva demolizione di tutto quanto effettivamente abusivo.

Ora, prescindendo dal fatto che posti o meno limiti al frazionamento, si può sempre parlare di lottizzazione abusiva a tutto vantaggio di qualche storico possidente fondiario, non si capisce perché non si parli di un "programma di riqualificazione insediativa" ai sensi dell'articolo 74 della legge regionale 1 del 2005, che, ovviamente, nel caso specifico, avrebbe i connotati di un piano di recupero degli insediamenti abusivi, ma si parli semplicemente di una nuova normativa; come dire che questa vasta area più o meno strutturata e urbanizzata deve continuare ad essere governata particella per particella?
Che non si deve riuscire ad avere una razionalità insediativa fatta di strade, di piccoli spazi di sosta, di spazi per la raccolta di rifiuti, di canalizzazione e smaltimento dei liquami? Che chi ha fatto gli abusi demolisce e sostituisce le "baracche" con un nuovo annesso?

Insomma, una riflessione più ponderata forse non guasta (magari anche a partire dalla dimensione dei futuri annessi e dalle loro caratteristiche - 28 mq. sono stranamente la dimensione del monolocale - sarà pensare male ma l'abusivismo l'abbiamo visto), ma soprattutto non guasta una informazione più completa e dettagliata, anche e soprattutto su cosa attende questa strana città contadina, perché con gli accertamenti fatti non c'è altro che demolizione e rimessa in pristino, l'acquisizione e la demolizione da parte dell'ente pubblico e a spese del privato in caso di inerzia di questo, l'omissione di atti d'ufficio per i pubblici ufficiali chiamati a gestire le procedure.

E si torna quindi all'idea di un "programma di riqualificazione insediativa" cioè di un piano che facendo ovviamente piazza pulita dell'esistenti abusi consenta un pieno coinvolgimento dei proprietari nell'opera di riqualificazione, eviti la prassi dei ricorsi al TAR e poi al Consiglio di Stato e quindi ancora al Presidente della Repubblica, dove l'abusivo quasi sempre perde, ma intanto passano altri anni anche dieci e tutto resta come è.

Insomma, la notizia vera non è tanto che finalmente qualcuno ha deciso di vederci chiaro e di chiamare ad un ritorno alla legalità, la notizia vera sarebbe quella di conoscere quale strada vuole effettivamente scegliere la pubblica amministrazione per porre rimedio a questa lunghissima vicenda che potremmo ricollegare a distrazione (o ignavia?) della classe dirigente, perché le due strade sopra richiamate non sono uguali, tutt'altro.

Poi, volendo, ci sarebbe da porre una domanda a questo popolo di coltivatori del tempo libero, ma se domani dovesse passare sopra questi giardini agricoli frutto dell'infinto amore per l'agricoltura e la natura, anche se in gran parte abusivi, un elettrodotto ad alta tensione frutto di una correttissima procedura di valutazione d'impatto ambientale e di autorizzazione ministeriale, che posizione assumerebbero loro?

Non è una domanda retorica, anzi direi che serve a misurare in modo quasi preciso se il senso dell'appartenenza ad una struttura sociale, ad una comunità, ad una nazione, esista ancora; se esista una dimensione etica di cittadinanza o solo quella di un individualismo liberticida.

 

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