[26/02/2010] News

Governo marrone e popolo viola: un'Italia a colori

LIVORNO. Programmazione, studio, regole, pianificazione, cultura, impegno, rigore, rispetto del bene comune. La green economy può darsi solo in un contesto dove tutto questo è realtà. Di fronte a quanto sta accadendo in Italia, quindi, al massimo si potrebbe parlare di brown economy... ma non vogliamo addentrarci sul terreno della scatologia.

Ci preme invece sottolineare come con questa classe di governanti e purtroppo anche con quella dei dirimpettai della maggioranza, l'economia ecologica intesa come riconversione anche culturale di un certo modo di intendere lo sviluppo è impossibile. Non ha chance. E' impensabile che uno Stato che va dell'emergenza il suo modello di pianificazione possa avere una contabilità ambientale. E' impensabile che uno Stato che elimina la geografia dalla scuola, riduce gli anni di studio, ritiene la ricerca un soprammobile possa pensare a un modello diverso di sviluppo e poi praticarlo. E' impensabile che uno Stato dove la corruzione sembra endemica si possa combattere l'abusivismo edilizio. O regolamentare la mobilità verso un modello più sostenibile.

Come si fa a pensare che uno Stato che non ha neppure un piano energetico possa lavorare alla riduzione dei consumi elettrici? Come si fa a pensare che uno Stato che vuole a tutti i costi mantenere lo statu quo e punta solo e soltanto alla crescita quale che sia possa ridurre o regolamentare i flussi di materia? Sul piano sociale è anche peggio e ancora più intuibile come stiamo messi, ma è talmente gelatinosa la società in cui viviamo che non si vede aria da nessuna parte. Invocare, come abbiamo sempre fatto, la Politica con la P maiuscola oggi è un lavoro da medium. Serve una seduta spiritica per evocare lo spettro di una politica che onestamente in Italia non si vede da un pezzo e chi scrive, per dirla tutta, non l'ha proprio mai vista essendo cresciuto a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta.

In una fase così, quindi, bene venga chi come il Popolo Viola ha almeno il coraggio di indignarsi e di scendere in piazza. Con motivazioni peraltro nobili ovvero contro il legittimo impedimento ed a sostegno degli organi di garanzia costituzionale. Persone che si definiscono "libere, autonome dai partiti, decise a rilanciare il rinnovamento culturale e politico in questo Paese. Rinnovamento gioioso, pacifico e determinato che nasce con il No B Day: l'imponente manifestazione che ha riempito Piazza san Giovanni a Roma il 5 dicembre 2009. La grande festa di democrazia che ha colorato di viola strade e piazze in Italia e nel mondo».

«Non è più tempo di indugiare: - dicono - è ora che tutti ci mettano la faccia. Per questo invitiamo tutti gli esponenti della cultura e dell'informazione, della scienza e dello spettacolo, delle forze democratiche e del lavoro, ad aderire e partecipare alla nostra nuova iniziativa. Per questo invitiamo tutti i cittadini alla grande manifestazione di Roma, in Piazza del Popolo, sabato 27 febbraio 2010 dalle ore 14.30».

Nuovi girotondini? Solo folklore? Può darsi, ma oggi ci accontentiamo consapevoli del fatto che anche questa è un tentativo di colmare il vuoto lasciato dalla politica. E segnatamente della politica della sinistra incapace di opporsi a un centrodestra sempre più di destra e di farsi portatrice sana di un modello diverso economico e sociale.

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