[24/06/2010] News

Eolico offshore, energia verde o rischio per la biodiversitÓ?

LIVORNO. La necessità di trovare nuove fonti di energia per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili ha trovato negli impianti eolici offshore una delle soluzioni più mature, competitive ed interessanti, ma secondo l'International Union for Conservation of Nature (Iucn) «Il loro potenziale impatto sulla biodiversità marina non dovrebbe essere trascurato».

Per questo l'Iucn ha pubblicato oggi, in collaborazione con il gigante energetico tedesco E.On  l'Agenzia svedese per la cooperazione internazionale e lo sviluppo il rapporto "Greening Blue Energy: Identifying and managing the biodiversity risks and opportunities of offshore renewable energy", definito la guida più completa per valutare l'impatto degli impianti eolici offshore sugli ecosistemi e la biodiversità marini.

La pubblicazione vuole dare a governi, ai responsabili politici e all'industria gli strumenti per migliorare le prestazioni ambientali delle energie rinnovabili offshore. Il rapporto punta a fornire tutti gli strumenti necessari per ridurre il tempo speso nelle procedure per ottenere il consenso per lo sviluppo dell'eolico offshore, che ha attualmente richiedono mediamente circa cinque anni.

Secondo Dan Wilhelmsson, coordinatore Scientifico del Global marine programme dell'Iucn e principale autore del rapporto «Uscire da petrolio, gas e carbone è essenziale per evitare l'impatto peggiore dei cambiamenti climatici, in questo contesto, sugli ecosistemi marini. Allo stesso tempo, dobbiamo fare in modo che ciò che noi chiamiamo energia blu, che comprende le fonti rinnovabili offshore, sia anche verde e che non esacerbi le tensioni esistenti in materia di ambiente marino».

Il fenomeno riguarda soprattutto l'Unione europea, dove l'energia eolica offshore è in forte crescita e potrebbe fornire entro il 2030 tra 12 e il 16% dell' elettricità dell'Ue, l'equivalente di 25.000 turbine eoliche. In altri Paesi, come Usa, Giappone ed India, ma anche in Africa Orientale si sta valutando la possibilità di incrementare l'eolico offshore per migliorare il mix energetico di cui ci sarà sempre più bisogno in futuro.

L'Iucn è convinta che «L'elettricità prodotta dagli impianti eolici aiuta a combattere il cambiamento climatico , evitando emissioni di gas serra e degli inquinanti tossici legati ai combustibili fossili. I parchi eolici in mare aperto possono anche fornire vantaggi per la fauna locale attraverso la creazione di "''no fishing zones"  e la realizzazione i barriere artificiali in cui possono prosperare le specie marine».

Ma il rapporto evidenzia anche che «Se non adeguatamente pianificati e gestiti gli impianti possono influenzare negativamente la biodiversità marina». I problemi principali riguardano la possibile perdita di habitat per alcuni uccelli e le creature marine, le potenziali collisioni con le turbine eoliche, la deviazione delle rotte migratorie degli uccelli e delle balene, il rumore e disturbo elettromagnetico e pericoli per la navigazione delle navi.

Il corposo documento di 104 pagine prende in considerazione oltre un migliaio di fonti scientifiche per fornire le conoscenze più aggiornate sui possibili impatti delle centrali eoliche off-shore per l'ambiente marino e gli animali, dalla fase di progettazione fino alla costruzione, gestione e dismissione dell'impianto offshore.

Le raccomandazioni sono conosciute ma integrate da dati che rifuggono da ogni allarmismo e pregiudizio: «Evitare siti sensibili, integrare lo sviluppo di parchi eolici nelle decisioni di gestione del mare, utilizzare progettazioni intelligenti e compensare gli impatti residui che rimangono per attenuare gli impatti negativi e massimizzare i benefici per la biodiversità».

Nadine McCormick, coordinatrice dell'Energy Network Iucn, spiega che «Un continuo ed attento  monitoraggio degli sviluppi dell'energia eolica offshore e del loro reale impatto sulla fauna marina sarà fondamentale per produrre dati attendibili e contribuire ad assicurare che l'energia eolica offshore svolga il suo "potenziale sostenibile"».

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