[20/08/2009] News toscana

Nardi (Adb Serchio): «Tubone soluzione prioritaria per Massaciuccoli: a monte l'acqua c'č (e ci sarą)»

FIRENZE. Mentre entra nel vivo la stagione dei razionamenti idrici in Toscana (oggi è il turno degli unici comuni elbani - Rio Marina e Rio nell'Elba - finora esenti dal razionamento, anche se per ora i disagi sull'isola sono stati limitati), alcune zone particolarmente esposte stanno pagando un forte prezzo a quest'estate che, almeno nella sua seconda parte, è stata caratterizzata da una fortissima impronta africana.

Una di queste zone, come visto ieri, è il lago di Massaciuccoli, che è attualmente 33 cm sotto il livello del mare.

Senza voler scendere in gratuiti catastrofismi, desta però seria preoccupazione il fatto che, dopo un inverno che dati Cnr indicano (per l'Italia nella sua globalità) come il nono più piovoso dal 1800, e dopo un periodo novembre-maggio che è stato il più piovoso in due secoli rispetto agli stessi periodi del passato, comunque stiano attivandosi provvedimenti estivi di razionamento idrico. Una situazione, quest'anno, sicuramente meno pesante degli anni passati, per ora, ma viene da chiedersi, alla luce delle previsioni sugli andamenti termici e pluviometrici posti come più probabili per il futuro, che cosa succederà in quei possibili anni futuri in cui un'estate bollente come questa dovesse fare seguito non ad un inverno e una primavera piovosi, ma ad una stagione più secca.

E, specificatamente per il Massaciuccoli, appare interessante il progetto per una condotta (per 3mc/s) che aumenti l'apporto dal Serchio verso il lago (attualmente, secondo il presidente del Parco, Lunardi, è presente un canale che fornisce 250 l/s), ma occorre valutare se la portata del Serchio è (e soprattutto sarà in futuro) sufficiente, e anche se non siano più agili e sostenibili da praticare interventi, come quelli spiegati da Lunardi, per una riconversione delle attività agricole verso colture meno assetate di acqua e nutrienti.

Certo, un ambito non esclude l'altro, ma va ricordato che incombe una cronica limitatezza delle risorse disponibili per i potenziali interventi sul territorio. Per sapere la situazione nel bacino del Serchio, e per un ulteriore approfondimento sulla questione-Massaciuccoli anche alla luce delle dichiarazioni di Lunardi di ieri, abbiamo contattato Raffaello Nardi, segretario dell'Autorità di bacino del Serchio.

Nardi, qual è la situazione della disponibilità idrica nel bacino del Serchio?
«Proprio oggi ci riuniremo con la cabina di regia del bacino (Provincia, Adb, Enel, Comunità montana, ndA) per prendere nuove decisioni. Le riserve negli invasi Enel sono abbastanza buone, sui 13 milioni di mc, e come noto la portata naturale del fiume è minima (3-4 mc/s), e quindi è integrata dagli invasi, in particolare da quello di Vagli: ad ora è sui 6 mc/sec in totale. Altri 5 mc/s vanno al Pubblico condotto (che irriga le campagne del lucchese rilasciando dalla centrale di Vinchiana, ndA), e probabilmente porteremo questo valore a 6 mc/s per sostenere gli agricoltori».

Riguardo a Massaciuccoli?
«Il lago è 33 cm sotto il livello marino, e sotto i 30 cm scattano misure per smettere di irrigare: nel 2003 si arrivò a -55 cm, ma gli agricoltori risposero abbastanza bene perchè si trovò un accordo per ridurre i prelievi in giorni definiti. Massaciuccoli, comunque, è in deficit idrico (30 milioni di mc attualmente), e tutti gli anni da maggio a ottobre "tira" acqua salata dal mare: stiamo lasciando le attuali porte vinciane, e stiamo realizzandone di nuove a nord dell'Aurelia, sul canale Burlamacca.
E poi c'è il "Tubone": stiamo predisponendo il progetto, e ci sono due alternative: una parte dell'acqua potrebbe andare nel canale Barra, ma il problema è che lì c'è il depuratore di Vecchiano».

Depuratore che, almeno secondo quanto detto da Lunardi, è in procinto di essere superato grazie al raddoppio di quello di S.Jacopo a Pisa.
«Si, ma se ne parla da anni, è almeno dal 1997 che aspettiamo. Comunque, altra alternativa è il canale Nuovo, che sfocia a sud dell'abitato di Massaciuccoli, ma ci sono forti opposizioni da parte dei proprietari di terreni: comunque a novembre si avrà il progetto esecutivo».

Lei ritiene che il progetto sarà effettivamente utile, quindi.
«Ne sono convinto. La zona del lago è piena di sorgenti captate dagli acquedotti, c'è una miriade di derivazioni, e il risultato è che il lago è troppo basso. Sono convinto che dare l'acqua al lago sia l'unico modo per riportarlo a nuova vita».

Ma se il prelievo dal Serchio per il Tubone non sarà concesso con portate inferiori a 6-7 mc/s, in questi giorni per esempio la condotta non funzionerebbe.
«Ecco, io confido che l'Enel metta a disposizione i bacini, ed è anche per questo che ci incontriamo oggi. Come Adb posso chiedere loro, nei momenti critici, un rilascio maggiore: per circa 15 giorni ogni anno andiamo sotto il minimo vitale, ma grazie all'Enel io posso portare la portata del fiume a 9 m/sec, sia pure per periodi limitati. Riguardo alle limitazioni poste in atto a fine luglio, ci sono stati anni in cui fino ad ottobre inoltrato non è piovuto, e io voglio essere prudente, ma comunque l'acqua c'è».

A questo proposito, e anche alla luce dei dati Cnr citati sulla fortissima piovosità di quest'anno a cui comunque stanno facendo seguito razionamenti, lei ritiene necessario evolvere l'organizzazione e l'infrastrutturazione del servizio idrico alla luce del Gw?
«Ho a disposizione tutti i dati di piovosità, addirittura dal 1823, e questa significativa diminuzione delle piogge non la vedo: c'è una diminuzione dal 2000 ad oggi, ma rientra nelle oscillazioni che ci sono sempre state. Poi è vero che l'Africa oggi "arriva" fino alla Svizzera, ma mi sembra esagerato preoccuparsi».

Va detto, però, che dati dello stesso Cnr indicano, proprio a causa di quella che possiamo chiamare "l'espansione dell'Africa", una diminuzione degli apporti precipitativi sull'Italia stimata nel 5% ogni secolo.
«Ma va detto anche che negli anni '30-'40 del Novecento pioveva il 30% in più: se guardiamo i dati dal 1823, di periodi come quello dal 2000 ad oggi ce ne sono stati almeno 3 o 4, e sono durati 10-15 anni. Poi, ogni azione per la riduzione della CO2 è da sostenere, ma non la vedo così spaventosa: basta vedere la storia della terra e delle oscillazioni del suo clima».

Come vede il progetto per la riconversione delle colture intorno al lago attualmente allo studio da parte dell'università e dell'istituto S.Anna?
«Ci vuole, ma non risolve il problema dei prelievi e della penetrazione dell'acqua di mare. E' difficile intervenire su questo, io metterei al punto primo il portare l'acqua al lago, e al secondo posto la riconversione dell'agricoltura (oltre alle porte vinciane), ma è difficilissimo e comunque dei prelievi idrici ci saranno comunque: io ho un'idea precisa in testa, posso cambiare idea, ma solo se qualcuno mi convince, e finora così non è stato».

 

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