[24/08/2009] News

Continua il disastro petrolifero australiano nel Mar di Timor

LIVORNO. Dal 21 agosto da una piattaforma petrolifera off-shore nel Mar di Timor, nell'Australia nord-occidentale, continua a fuoriuscire petrolio  e, secondo, l'agenzia Bno News,  l'incidente ha reso necessaria l'evacuazione di 62 lavoratori a Dili, la capitale di Timor Est, a causa di una fuoriuscita di gas tossico dall'impianto di perforazione West Atlas, a 155 miglia al largo della costa australiana, che ha raggiunto un giacimento di idrocarburi a 3.600 metri di profondità. La perforazione del giacimento di petrolio Montara era stata approvato dal governo conservatore di Howard nel 2003, ma solo nel giugno scorso il nuovo governo laburista aveva imposto alla PTTEP precise norme di sicurezza riguardo alle possibili fuoriuscite di petrolio per poter approvare il piano dal punto di vista ambientale.

Intanto, nonostante l'incidente, a circa 500 km di distanza, più di 60 lavoratori dell'Australian Manufacturing Workers Union (Amwu) stanno continuando i lavori della posa di condotte della PTTEP e la stessa impresa petrolifera prevede di far partire domani da un porto australiano due rimorchiatori con una piattaforma mobile di perforazione offshore chiamata West Tritone per raggiungere entro 20 giorni un altro punto a circa 2 km dalla West Atlas, dove è accaduto l'incidente.

I primi rapporti indicano che dal foro di perforazione sono fuoriusciti gas e petrolio che si è immediatamente sparso in mare per nove miglia. Le autorità australiane hanno subito attivato le operazioni di disinquinamento e sollecitato la compagnia, PTTEP Australasia, a riparare il pozzo petrolifero e a fermare lo sversamento di petrolio. Secondo fonti governative «la perdita si è verificata in uno dei luoghi in assoluto più remoti, rendendo difficile qualsiasi operazione». Per bloccare del tutto la fuoriuscita di greggio e gas nel mar di Timor si pensa ci vorranno almeno 8 giorni.

L'Australia ha noleggiato a Singapore un Hercules specializzato, carico di ritardanti e disperdenti che ha raggiunto la zona, un altro C-130 è arrivato da Darwin, in Australia con 10.000 litri di disperdente. Secondo quanto scrive oggi The Australian: «L'operazione è tuttora in corso. L'Australian Maritime Safety Authority ha detto che la PTTEP dovrebbe pagare i costi del risanamento».

Il direttore della PTTEP, Jose Martini,  ha detto a The Australian che durante l'operazione, la piattaforma petrolifera sarà innaffiata con acqua di mare per disperdere il gas e ridurre al minimo il rischio di incendio: «Continuiamo a valutare una serie di opzioni, ma credo che questa sia la preferita in questo momento», ha detto.

Il portavoce del ministro dell'ambiente australiano,  Peter Garrett, ha detto che la PTTEP, nel caso di accertata violazione delle certificazioni ambientali e di danni significativi alle commonwealth marine areas ed alle specie minacciate, o altre «questioni di rilevanza ambientale nazionale», potrebbe essere pesantemente colpita con sanzioni civili o penali: «Tali elementi saranno, ovviamente, determinati durante il corso delle indagini che seguiranno questo incidente e il dipartimento seguirà da vicino le indagini». Secondo l'Agenzia federale per le infrastrutture ed i trasporti l'evaporazione superficiale degli idrocarburi sversati in mare sta aiutando molto le operazioni di disinquinamento, ma ci vorrà molto tempo per valutare gli effetti ambientali dell'incidente.

Secondo altre agenzie governative australiane che operano nella zona del disastro le coste non sarebbero in pericolo. Le dichiarazioni non tranquillizzano la senatrice dei Verdi del West Australia  Rachel Siewert che ha chiesto di inviare un'unità di emergenza  più vicino alla costa di Kimberley ed è convinta che la PTTEP Australasia e l'Australian Maritime Safety Authority stiano minimizzando l'impatto ambientale della marea nera e che comunque «La società dovrebbe anche accettare di pagare per tutti i problemi ambientali in corso».

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