[19/01/2011] News

Global warming: nel 2020 un quinto della popolazione mondiale avrÓ fame

LIVORNO Secondo il rapporto The Gap Food dell'Universal ecological fund (Uef) «Nel 2020, un quinto della popolazione mondiale si confronterà con la fame a causa del riscaldamento climatico». Gli esperti del Gef spiegano che «Il riscaldamento del pianeta provocherà un calo della produzione alimentare nella maggior parte dei Paesi del mondo entro il 2020, mentre la popolazione mondiale aumenterà al minimo di 900 milioni di persone per stabilizzarsi a 7,8 miliardi di persone».

A causare la penuria alimentare saranno soprattutto i cambiamenti delle temperature e le crescenti difficoltà ad accedere all'acqua potabile. Il calo dei raccolti dovuto ai cambiamenti climatici in diversi Paesi comporterà una diminuzione della produzione di grano, riso e mais.  In Paesi come il Canada invece il clima più mite potrebbe portare ad un più 10% della produzione di grano, mais e soia, ma questo non basterà e i prezzi degli alimentari saliranno a livello globale.

«Essendo il 35% di tutti i cereali destinato all'alimentazione del bestiame - sottolinea il rapporto dell'Uef - gli analisti si attendono un deficit della carne». Liliana Hisas, una degli autori del rapporto è molto preoccupata: «L'inerzia umana sulle questioni legate ai cambiamenti climatici potrebbe costare molto cara. Si tratta non solo delle generazioni future, ma anche dei nostri contemporanei». I prezzi dei generi alimentari insieme alla disponibilità di alimenti ridotta causa del cambiamento climatico aumenteranno in modo significativo la fame del mondo. Di conseguenza, il numero di sottoalimentati nel mondo dovrebbe inevitabilmente ad aumentare."

Infatti il rapporto avvicina il medio-evo prossimo venturo ed i conflitti per le risorse al futuro prossimo, ad uno spazio temporale che riguarda le nostre vite e che renderà più difficili quelle dei nostri figli e nipoti, in un mondo che abbandona l'abbondanza mal distribuita per combattere per l'acqua, il gran e il riso. Un futuro che cominciamo ad intravedere dai sanguinosi scampoli delle rivolte per il pane e la democrazia (che poi sono per la condivisione di un benessere non certo opulento) in Tunisia e nei Paesi arabi. 

«In questo contesto - dice l'Uef - gli sforzi sviluppati per ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera sono considerati come le misure più importanti in materia».

Il rapporto si basa sull'ultima  international review of peer-reviewed climate change science in 2007  dell'Intergovernmental panel on climate change (ipcc) e sugli scenari business-as-usual, cioè senza i necessari sforzi per ridurre le emissioni di gas serra o per adattarsi ad un aumento della temperatura media globale di 2,4 gradi centigradi entro il 2020. Hisas ha redatto il rapporto insieme allo scienziato argentino dell'Ipcc Osvaldo Canziani.

Nei prossimi 10 anni le persone sottonutrite nel mondo potrebbero aumentare fino al 70%: «Almeno uno ogni due neonati  in Africa, uno in ogni quattro neonati in Asia e uno in ogni sette neonati in America Latina e nei Caraibi sarebbero condannati a denutrizione e malnutrizione - afferma il rapporto - La malnutrizione e le malattie legate alla fame, potrebbero quasi raddoppiare il numero dei decessi di bambini sotto i cinque anni nei prossimi 10 anni».

Il rapporto è addirittura prudente rispetto all'aumento dei prezzi del cibo (20%) visto che la Fao prevede che nei prossimi 10 anni i prezzi medi dei cereali saliranno tra il 15 al 40% e il latte del 16 - 45%.

La Hisas ha detto che se alcune agricolture di Paesi freddi potrebbero beneficiare di temperature più miti,si dovranno comunque abituare ad alcune modifiche sugli scaffali del supermercato, perché  in altri paesi, in particolare con climi più caldi, la produzione si ridurrà: «In questo mondo globalizzato, diamo per scontato  andare al negozio di alimentari e acquistare vino dell'Europa o la pasta o il riso dell'Italia e di altri paesi produttori. Nel 2020 potrebbe essere difficile. Si spera che gli articoli di largo consumo saranno ancora disponibili, ma in tal caso, probabilmente sarebbero molto più costosi».

Il rapporto conclude però che «Gli impatti più terribili potrebbero essere evitati se la comunità internazionale raggiungerà un accordo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra e per adattarsi al riscaldamento che risulterà dall'inquinamento già presente nell'atmosfera». Il global warming potrebbe modificare anche i consumi e le abitudini alimentari con una probabile crescita dell'utilizzo di fagioli e lenticchie o di altre fonti di proteine.

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