[19/01/2011] News

La Bp trivellerÓ nei mari australiani: via libera del governo di Canberra

FIRENZE. La compagnia petrolifera britannica Bp, resa tristemente famosa dal disastro nel Golfo del Mexico in seguito all'incidente della Deepwater Horizon, ha ottenuto il via libera dal governo australiano per procedere alle trivellazioni offshore alla ricerca di giacimenti di petrolio. I permessi sono stati forniti per "esplorare" in quattro località al largo della costa meridionale del continente, tra il sotto bacino di Ceduna e l'ansa Great Australian, per una superficie complessiva di 24mila km quadrati, suscitando le proteste degli ambientalisti che temono per i danni alla fauna marina.

Il ricordo di quanto successo nel Golfo del Mexico qualche mese fa, esplosione della piattaforma petrolifera con morte di 11 lavoratori, dispersione in mare di quasi cinque milioni di barili di greggio e conseguente disastro eco-biologico, spaventa i cittadini ma non il governo di Camberra, che ha chiesto, tramite il ministro dell'Energia Martin Ferguson, la garanzia dell'adozione da parte della Bp di standard di sicurezza più elevati rispetto a quelli adottati nel Golfo del Messico. E ci mancherebbe il contrario.

Ferguson ha poi ribadito che «i permessi sono stati concessi in seguito all'esame delle competenze finanziarie e tecniche della Bp, in accordo con gli stringenti requisiti delle leggi australiane». In base a quanto previsto nell'accordo, sarà garantita alla Bp la commercializzazione del greggio eventualmente scoperto durante le trivellazioni che dureranno 6 anni. Secondo gli ambientalisti le attività della compagnia mettono in pericolo specie a rischio come le balene, lo squalo bianco e il tonno pinne blu, che dipendono da quelle acque per l'alimentazione e la riproduzione.

«La concessione è stata un "attacco preventivo" in un'area che viene valutata per la costituzione di un nuovo santuario marino- ha dichiarato Alexia Wellbelove della Humane Society International- Il rumore e il movimento hanno impatto sulla vita marina. La profondità dell'acqua, fino a 4000 metri, supera i limiti della tecnologia e nessuno può escludere perdite disastrose» ha concluso l'esponente ambientalista.

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