[07/09/2009] News

Viaggi spirituali, itinerari culturali e cammini per lo sviluppo (1) - di Enrico Falqui* e Chiara Serenelli **

 

Il viaggio ha sempre rappresentato, per le popolazioni nomadi e stanziali, una dimensione quasi imprescindibile dell'esistenza individuale e collettiva, l'elemento costante dell'evoluzione antropica fin dalle origini, seppur motivato da esigenze sempre mutevoli e in stretta correlazione con i diversi contesti culturali. Divenuto progressivamente metafora della stessa condizione esistenziale dell'uomo, ben oltre l'esclusivo aspetto religioso, emblema del suo sentirsi in fugace passaggio su questa Terra, ha rappresentato ne corso dei secoli attitudini, esigenze, volontà e desideri (Corbetta S.), atteggiamenti che hanno caratterizzato la situazione umana nelle diverse epoche storiche e nei vari contesti socio-culturali.

Dall'atto di vagare alla ricerca di cibo e riparo, come condizione necessaria per trovarsi e costruirsi un proprio habitat, a quello spirituale e purificatorio del devoto e del pellegrino che si muove alla ricerca del contatto con il divino, lasciandosi alle spalle la materialità del vivere quotidiano, fino al "viaggio di conoscenza", come strumento di apprendimento e istruzione. In tutti questi casi, per necessità o per spirito religioso e culturale, un elemento costante sembra abbia accompagnato il viaggiatore, individuo o comunità: un diretto rapporto di reciproca influenza e positiva contaminazione con l'intorno, generatore di un atteggiamento rispettoso, per quanto non neutro, nei confronti dell'ambiente attraversato e vissuto; forse solo perché in questo modo esso poteva offrire cibo, riparo e conoscenza.

In alcuni casi, soprattutto nelle tradizioni popolari e indigene, non solo in età pre-moderna, il tema del viaggio e la sua simulazione, a volte anche ripetitiva, rafforza la sacralità dei luoghi destinati ai riti religiosi molto spesso ambientati in contesti quasi selvaggi o dalle parvenze il più possibile naturali, determinando così il definirsi di alcuni dei paesaggi o luoghi sacri che oggi si conoscono (M. Conan, 2007).

In quanto carattere ampliamente diffuso e accomunante molte culture anche lontane nel tempo e nello spazio, il "vagabondare" umano su questa Terra, con o senza meta, materiale o spirituale, nella dimensione spaziale ma anche temporale, ha contribuito a definire il sistema delle esperienze umane e del loro incrociarsi con le altre forme di vita; una "rete" non materiale, perché costituente una maglia di relazioni sfuggenti, per quanto documentate attraverso l'iconografia e i diari, ma anche tangibile e ben visibile, nel disegno reticolare delle strade, principali e secondarie, che costituiscono il supporto materiale di ogni viaggio, mutevole anch'esso a seconda del contesto culturale e dei significati che il muoversi assume.

La strada, elemento che non ha sempre avuto il solo scopo di unire due punti posti a una certa distanza tra loro, è anche tra i segni più incisivi e durevoli che le grandi civiltà del passato hanno lasciato in eredità alle nostre generazioni: le consolari dell'impero Romano, che ancora oggi definiscono la struttura viaria dell'intera penisola italiana, disegnano un reticolo di vie in grado di mettere in comunicazione la sola Roma con il Mondo intero, allora conosciuto. L'impero Carolingio non fu da meno lasciando ai posteri il sistema di strade che diventerà l'ossatura portante degli itinerari religiosi francigeni, che al contrario di come si può pensare, pur esistendo un unico percorso ufficialmente riconosciuto come Via Francigena, ricostruito dal diario di Sigerico tra la Gran Bretagna e Roma, costituiscono un intreccio di vie di connessione di tutto il territorio europeo.

In America Latina l'impero Inca non ha lasciato il proprio segno solo nei manufatti architettonici, ma anche nella viabilità, come dimostra la strada di connessione di tutto l'antico impero dalla Colombia all'Argentina, attraverso Ecuador, Perù, Bolivia e Chile: la Gran Ruta, ampia strada di collegamento dei vari possedimenti dell'impero, pensata per un popolo in continuo movimento (R. Espinoza, 2002). Sono solo alcune delle grandiose e durevoli espressioni dell'elevata capacità di controllo politico, amministrativo e culturale dei territori di un antico impero, suo strumento di pubblicizzazione, crescita economica e del consenso, ma anche simbolo della capacità di comunicare, conoscere, muoversi, viaggiare, rimaste, nel susseguirsi dei secoli, testimonianze storiche e supporto di tante attività.

Queste antiche strade possono anche disfarsi, portando gli inevitabili segni del tempo, con il tramontare dell'impero, ma non perdono la loro forza simbolica di maglia di connessione tra luoghi e popoli, continuamente ripresa nel corso dei secoli ed esistente ancora oggi, supportata dalle documentazioni iconografiche, cartografiche e archeologiche ancora esistenti.

In Italia alcune di queste strade hanno determinato l'antica fioritura di borghi altrimenti non così conosciuti, come San Gimignano, sorta all'incrocio dei percorsi più transitati della Toscana medievale, e Lucca, per citarne alcuni (R. Stopani, 2004). In taluni casi una strada percorsa per un motivo particolare, quale la presenza di un luogo di interesse religioso, grazie al via vai di pellegrini e curiosi e allo stanziarsi di alcuni individui formanti successivamente una comunità, i cui proventi per il sostentamento vengono prevalentemente dalla presenza di viaggiatori, determina la nascita improvvisa di un centro abitato stabile, che si sviluppa lungo la strada di attraversamento principale che ha fatto da generatrice urbana; è il caso di Loreto, nelle Marche (B. Longarini, A. Solari et al. 1986), il cui pellegrinaggio ha definito la morfologia della città (G. Avarucci et al. 1998).

L'andamento del reticolo stradale, scandito da tempi di percorrenza associati agli antichi mezzi di trasporto (il mulo, la carrozza, le gambe) ha contribuito in passato al disegno del territorio oggi conosciuto, che raramente, per motivi di praticabilità e sicurezza degli itinerari, riusciva ad ignorare la morfologia naturale del sistema di valli fluviali e rilievi, contribuendo alla nascita, lungo le direttrici, di centri strategici di accoglienza e sosta ( R. Stopani, 2004).

La possibilità di viaggiare attraverso un territorio, per mezzo di una rete di percorsi, la capacità di andare e sostare, cercare e scoprire, hanno contribuito quindi a definire almeno in parte, la conformazione del nostro attuale ambiente di vita.

Paradossalmente oggi questa conformazione, di antica memoria, spesso non è più riconoscibile, pur avvalendosi, la civiltà moderna, di una rete di strade, o più propriamente, infrastrutture, molto più fitta ed apparentemente agevole. Probabilmente ciò è dovuto anche al fatto che la nostra epoca ha mutato, degenerandolo, il senso del "viaggiare", dalle moderne esplorazioni coloniali di "altri mondi" e loro spesso irrispettosa conquista, fino al bisogno prevalentemente contemporaneo, di istantanea evasione dalle responsabilità sociali per assaporare attimi di relax o puro e semplice divertimento, atteggiamenti non a caso legati ad una rinnovata "visione economica" del mondo e delle sue risorse.
(continua - 1)

* Enrico Falqui - Professore associato di Analisi e valutazione ambientale- Coordinatore del Laboratorio di Architettura del paesaggio (LAND/LAB)- Facoltà di Architettura- Univ. di Firenze.

** Chiara Serenelli - Architetta paesaggista - Laboratorio di Architettura del paesaggio (LAND/LAB) - Facoltà di Architettura - Univ. di Firenze- membro scientifico della TaskForce DELOS , IUCN, Ginevra.

 

 

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