Skip to main content

Alessandro Galli

Alessandro Galli

Alessandro Galli è un macroecologo e scienziato della sostenibilità, con una passione per l’antropologia e il comportamento umano. Il suo principale interesse è contribuire a processi decisionali basati su evidenze scientifiche e dati, per affrontare la sfida globale del XXI secolo: vivere bene entro i limiti del nostro pianeta. La sua ricerca si concentra sull’analisi degli impatti degli stili di vita su clima e biodiversità, con particolare attenzione alla sostenibilità dei sistemi alimentari, del turismo e all’educazione alla sostenibilità. Dal 2010 all’aprile 2024 ha diretto il programma Mediterraneo del Global Footprint Network. Da maggio 2024 è Direttore della Ricerca presso l’Hot or Cool Institute, think tank con sede a Berlino. Attualmente fa parte dello Steering Committee della Biodiversity Indicators Partnership (BIP), è Presidente del Comitato Scientifico della Common Home of Humanity e, dal luglio 2022, Presidente eletto della MEET Network Association.

Archivio notizie di Alessandro Galli

8 Ott, 2025
L’Hot or Cool Institute di Berlino, think tank di ricerca di cui faccio parte, ha pubblicato un nuovo report della collana 1.5-Degree Lifestyles, dal titolo A Climate for Sufficiency – in italiano potremmo dire Un clima per la sufficienza. È un documento che offre diversi livelli di lettura: tecnico, politico e anche etico. Vale la pena partire dalle sue implicazioni più profonde, perché ci interrogano sul modo in cui viviamo e immaginiamo il futuro delle nostre società. Stiamo attraversando un periodo di trasformazioni profonde – ambientali, politiche, demografiche e sociali – che i decisor…

23 Set, 2022
Se è vero che non esiste una crescita infinita su di un pianeta finito, è vero anche che non esiste una società felice e in salute su di un pianeta in cattivo stato di salute
Nel nostro Paese si parla molto, soprattutto negli ultimi mesi, di transizione ecologica. Il dibattito si è fatto più intenso ed acceso da quando, con lo scoppio della guerra in Ucraina, la nostra sicurezza energetica – o almeno la sicurezza a prezzi economicamente accettabili – è stata messa a rischio. Questa rinnovata attenzione è indicativa del fatto che, sebbene si scriva “transizione ecologica”, questa transizione sia effettivamente letta dai nostri politici e dalla maggior parte degli addetti ai lavori come una “transizione energetica”. Ovvero una transizione del modo in cui alimentiamo…