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Un Governo alla canna del gas. Nel decreto Bollette chi inquina non paga, senza rinnovabili lo fanno famiglie e imprese

 |  Editoriale

Mentre ieri sera il Consiglio dei ministri guidato dalla presidente Meloni approvava il decreto Bollette (qui il testo e un’analisi tecnica, ndr) pensato per tagliare il costo dell’energia a famiglie e imprese, il segretario generale dell’Onu – António Guterres – si affacciava alla Riunione ministeriale dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) per spiegare come funziona la soluzione strutturale al problema.

«Siamo entrati nell’era dell’energia pulita – ha esordito Guterres – Le rinnovabili sono ormai la fonte più economica, più rapida e più sicura di nuova elettricità quasi ovunque. Gli investitori lo sanno: l’anno scorso, due mila miliardi di dollari statunitensi sono confluiti nell’energia pulita – quasi il doppio rispetto a quanto investito nei combustibili fossili. Chi guiderà questa transizione guiderà l’economia globale del futuro. Eppure alcuni interessi legati ai combustibili fossili restano ostinatamente determinati a rallentare i progressi; diffondendo disinformazione; fingendo che una transizione sia irrealistica o inaccessibile. Diciamolo chiaramente: la dipendenza del mondo dai combustibili fossili è una delle maggiori minacce alla stabilità e alla prosperità globali. Tre quarti dell’umanità vive in Paesi che sono importatori netti di combustibili fossili (l’Italia nel 2025 ha importato gas e petrolio per 46 mld di euro, ndr); dipendenti da energia che non controllano – a prezzi che non possono prevedere; vedendo i bilanci per lo sviluppo risucchiati nelle bollette dei combustibili; alla costante mercé di sconvolgimenti geopolitici e interruzioni delle forniture. Questa insicurezza è insita nel sistema. Dobbiamo smettere di trattare la transizione lontano dai combustibili fossili come un tabù. Il rinvio non farà che generare instabilità».

Se questa è la rotta impostata dalla comunità internazionale, confermata peraltro sotto il profilo tecnico da due recentissimi rapporti della Banca centrale europea (Bce), il Governo Meloni ha scelto di muoversi in direzione ostinatamente contraria: per abbassare il costo delle bollette ha deciso di agevolare i consumi della più cara delle fonti energetiche impiegate – il gas fossile, che in via marginale fissa ancora il prezzo all’ingrosso nella maggior parte delle ore – lasciando indietro quelle più economiche e pulite, ovvero le fonti rinnovabili. Peraltro senza offrire un quadro chiaro sulle effettive ricadute in bolletta: «Il pericolo che si sia ribaltato il principio chi inquina paga e il pericolo che "lo sconto" vada forse a vantaggio delle imprese, ma a spese delle famiglie e dei ceti medio-bassi è altissimo», affermano nel merito dal Wwf Italia, commentando la volontà impressa nel decreto di intervenire (previo un difficilissimo via libera europeo) sul mercato delle emissioni Eu Ets.

«Oggi il nodo è semplice – argomenta nel merito Giorgio Tomassetti in qualità di ad di Octopus energy Italia, un’azienda globale attiva nel comparto delle energie pulite di 27 Paesi – finché il sistema elettrico dipende in modo decisivo dal gas nelle ore chiave, il prezzo resterà legato a una materia prima che non controlliamo. Possiamo intervenire con meccanismi tecnici, compensazioni, allineamenti tra mercati. Ma basta una tensione internazionale per riportarci al punto di partenza. Se guardiamo già solo a gennaio 2026, il prezzo del gas all’ingrosso è salito di circa il 25% rispetto a dicembre. A poco serve qualche centesimo di sconto finanziato dai contribuenti.

Poiché il prezzo dell’energia in Italia è stabilito dall'ultima fonte necessaria a coprire la domanda, ogni ora in cui le rinnovabili ci permettono di fare a meno del gas è un’ora in cui il prezzo dell’energia si abbassa. Ma poiché oggi serve ancora il gas per coprire tutta la domanda, il prezzo lo fa il gas. Anche chi produce a costi bassi viene pagato a prezzo alto. La vera competitività industriale e la tutela dei consumatori si ottengono con energia strutturalmente più economica e stabile; con più rinnovabili, più batterie, meno burocrazia e regole certe. Non è un caso che in Paesi come la Spagna, dove questo punto è stato recepito con più forza e dove il prezzo è determinato dalle rinnovabili per molte più ore, si è assistito a una riduzione dei costi significativa. Finché non interveniamo sulla formazione del prezzo alla radice, continueremo a spostare costi invece di ridurli. Questo decreto gestisce il presente, ma la sfida vera è costruire il futuro».

Il problema è che al momento l’Italia procede a passo di gambero.  Mentre la prestigiosa rivista Science ha premiato l’inarrestabile crescita delle energie rinnovabili nel mondo come “svolta scientifica” del 2025, nello stesso anno nel Belpaese è rallentata la crescita sia della potenza installata (-3,9%) sia dell’elettricità prodotta (-2,3%) da fonti pulite, col 2026 che è iniziato ancora peggio: a gennaio le installazioni segnano -31% rispetto all’anno scorso, strette nella morsa tra disinformazione e ostacoli normativi.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.