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L’alleanza che fa bene all’Italia. FederBio, Slow Food e Legambiente hanno un programma

 |  Editoriale

A Bologna in occasione di Sana, la manifestazione fieristica dedicata al biologico, tre tra le più importanti organizzazioni che lavorano per la tutela dell’ambiente e del cibo hanno sottoscritto un patto che varrebbe un pezzo di programma elettorale o meglio di governo.

FederBio è la federazione di organizzazioni di tutta la filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica, associa produttori, trasformatori ma anche distributori di prodotti biologici; Slow Food è ormai riconosciuta a livello internazionale come il più importante promotore del diritto a un “cibo buono, pulito e giusto” fin dal manifesto del 1987; Legambiente infine è la più importante organizzazione ambientalista italiana. Insieme associano centinaia di migliaia di persone in Italia e hanno contribuito in questi anni alla formazione e diffusione di una cultura ambientalista.

Ecco perché quel programma è importante e perché potrebbe davvero diventare la piattaforma su cui unire, ancora di più, chi crede che poche altre cose abbiamo la stessa importanza di un ambiente pulito e un cibo sano. Nel merito, le tre organizzazioni propongono un programma in sei punti che mette al centro l’agroecologia come asse portante della transizione agricola italiana ed europea. È un programma alternativo alle politiche agricole che il governo Meloni sta portando avanti e che indica un’altra strada anche all’Europa.

Prendiamo per esempio i pesticidi: sappiamo (Dossier Pesticidi 2025 di Legambiente) che il 75% della frutta e il 40% della verdura risulta contaminato da residui di fitofarmaci. Non si risolve, dicono le tre organizzazioni, se non si passa all’agroecologia e non si abbandona l’agricoltura intensiva. Invece ancora una volta si dibatte, in Italia e in Europa, su come estendere le autorizzazioni per l’uso di diversi prodotti fitosanitari e allungare i periodi di tolleranza per i pesticidi vietati. Se questo è il punto centrale del programma, FederBio, Legambiente e Slow Food, indicano anche come fare a meno della chimica di sintesi e degli Ogm (vecchi e nuovi), della necessità di ridurre l’eccesso di produzione e consumo di carne con la fine della zootecnia industriale. E poi educazione alimentare, lotta ai cibi ultra-processati, economia circolare e riduzione degli sprechi ma soprattutto diritti per chi lavora con la lotta allo sfruttamento, al caporalato e alle agromafie.

Maria Grazia Mammuccini per FederBio, Barbara Nappini per Slow Food e Stefano Ciafani per Legambiente hanno confermato un’alleanza che è un segnale per la politica e la società civile. Un programma di governo su cui chiedere alle cittadine e ai cittadini italiani la fiducia. Saprà una politica così distratta cogliere l’occasione?

Maurizio Izzo

Giornalista, responsabile comunicazione di una azienda che si occupa di produzioni video, organizzazione di eventi, multimedia. Ho prodotto numerosi documentari sulla cooperazione internazionale.