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Cosa vuol dire «accisa mobile»? Un provvedimento per contrastare l’impatto dell’aumento del costo del petrolio sul prezzo alla pompa. Un meccanismo complicato e che poi si configurerebbe come aumento dei sussidi ambientalmente dannosi

 |  Editoriale

Come spesso accade nel mondo dell’energia, non è semplice capire come si forma il prezzo che paghiamo. Vale per le bollette luce e gas, vale per benzina e gasolio. 

La guerra in Iran sta facendo schizzare il prezzo del petrolio, e le conseguenze le vediamo subito sul prezzo alla pompa, per il gasolio ormai intorno ai 2 euro al litro, a fronte di 1,7 circa dei giorni pre-guerra. C'è chi dice che potrebbe arrivare a 3 euro, un bagno di sangue. 

Il Governo anche su richiesta dell’opposizione sta studiando un provvedimento chiamato "accisa mobile": di cosa si tratta? 

Per capirlo facciamo l 'esempio di una auto diesel. 

Oggi il prezzo alla pompa di due euro litro è così composto:

Euro/litro

Voce

       0,966

Materia prima (varia con il prezzo di mercato del petrolio

       0,673

Accisa (valore fisso definito da una norma del 2026)

       1,639

Totale

       0,361

Iva (22% aliquota fissa)

       2,000

Totale

Come si nota il peso fiscale sulla cifra totale è elevato, pari fra accisa e Iva a 1,034 oltre il 50%.

Cosa accade se il valore della materia prima aumenta?  Facciamo l’esempio se il prezzo della materia prima sale a 1,500 euro al litro.

Euro/litro

Voce

1,500

Materia prima (varia con il prezzo di mercato del petrolio

0,673

Accisa (valore fisso definito da una norma del 2026)

2,173

Totale

0,478

Iva (22% aliquota fissa)

2,651

Totale

Il peso fiscale (accisa più iva) arriverebbe a 1,15, scendendo al 43,4% del totale, ma in valore assoluto il gettito Iva passa da 0,361 euro/litro a 0,478, ovvero 0,117 euro in più.

Insomma la differenza di prezzo alla pompa di 0,651 euro/litro, sarebbe riconducibile per 0,117 euro/litro al carico fiscale. Il provvedimento “accisa mobile” punterebbe proprio a sterilizzare questo aumento, riducendo per un valore analogo l’accisa.

Se accadesse questo (ma il meccanismo contabile deve essere definito nei dettagli) il prezzo alla pompa (sempre a fronte di un costo della materia prima a 1,5 euro/litro) scenderebbe a 2.508 euro/litro sterilizzando quindi circa un quinto dell’aumento.

Euro/litro

Voce

1,500

Materia prima (varia con il prezzo di mercato del petrolio

0,556

Accisa mobile parziale

2,056

Totale

0,452

Iva (22% aliquota fissa)

2,508

Totale

In realtà, se questo fosse il criterio, il gettito fiscale globale (accisa più Iva) scenderebbe non del tutto, passando a 1,008. Ma sono possibili anche altri meccanismi di calcolo. Il Governo sta facendo i calcoli per trovare un giusto compromesso fra contenimento dell’aumento del prezzo alla fonte e mantenimento del gettito fiscale globale, uno dei più importanti per il bilancio dello Stato.

Excell alla mano, se si volesse “sterilizzare” davvero l’aumento del costo della materia prima, mantenendo il gettito Iva reale,  la riduzione dell’accisa dovrebbe corrispondere a tale aumento. Sarebbe un bagno di sangue per l’erario che vedrebbe il gettito Iva invariato, ma il gettito accisa ridotto di oltre 0,5 euro/litro, scenario impraticabile.

Euro/litro

Voce

1,500

Materia prima (varia con il prezzo di mercato del petrolio

0,139

Accisa mobile integrale

1,639

Totale

0,361

Iva (22% aliquota fissa)

2,000

Totale

Si tratta di un calcolo che deve anche tenere in conto che un aumento importante del prezzo dei carburanti alla pompa potrebbe indurre una riduzione dei consumi, almeno da parte di alcuni utilizzatori di veicoli, in un contesto in cui il consumo di prodotti petroliferi è sostanzialmente stabile negli ultimi anni e potrebbe scendere, riducendo così il gettito fiscale.

Introdurre l’accisa mobile significherebbe passare da un valore fisso ad un valore variabile che si modifica in ragione del prezzo della materia prima mantenendo stabile il gettito Iva in valore assoluto. Un meccanismo non semplice da definire.

Se si riduce l'accisa si pone il problema dei sussidi ambientalmente dannosi. Una riduzione della aliquota significa un aumento del sussidio per dei combustibili fossili. Un corto circuito complicato: da un lato la sostenibilità sociale ed economica legata all’impatto del prezzo dei carburanti su aziende e cittadini. Dall’altro la sostenibilità ambientale e la necessità di non aumentare i sussidi dannosi. 

Per risolvere il dilemma si potrebbe compensare la riduzione del gettito dell’accisa con una analoga iniezione di risorse nel mercato delle fonti rinnovabili e della efficienza energetica. 

Andrea Sbandati

Andrea Sbandati è senior advisor di Confservizi Cispel Toscana (l’Associazione regionale delle imprese di servizio pubblico), dopo esserne stato Direttore fino a novembre 2024. È esperto senior nella regolazione economica della gestione dei rifiuti urbani e dei servizi idrici (sistemi tariffari, piani industriali, benchmark), come nella organizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti, energia, altro). Ricercatore senior nel campo della gestione dei rifiuti e dell'acqua, docente in Master di specializzazione nella regolazione economica dei servizi ambientali locali (Sant'Anna, Turin school of regulation). Da venti anni coordinatore ed esperto di progetti di assistenza tecnica e cooperazione internazionale nei servizi pubblici locali (Medio Oriente, Africa, Sud America).