
Mare Monstrum. Nel più grande cimitero dell’umanità in 10 anni oltre 30.000 migranti annegati o uccisi, 1.800 nel 2025. Ma molti naufragi non lasciano sopravvissuti e non vengono registrati. Noi italiani abbiamo perso la memoria di quando eravamo migranti

Guardiamole bene le immagini dei pochi superstiti delle foto aeree scattate negli ultimi giorni nel Mare Monstrum, l’unica locuzione possibile per definire il dramma in corso da tempo nel Mar Mediterraneo che si conferma come la più grande tomba dell’umanità, che inghiotte le vite di chi fugge da guerre e persecuzioni, fame, alluvioni o siccità, o parte semplicemente in cerca di futuro. Non bastavano al nostro mare i veleni sversati e il disequilibrio ecosistemico prodotto dal clima ormai cambiato che richiede sfide ambientali che nessuno accetta di giocare e che lo rende uno dei punti di maggior fragilità climatica del globo, con emergenze per decine di milioni di persone e crolli di economie locali soprattutto costiere. Oggi, le dolci e antiche acque mediterranee fondatrici di civiltà raccontate da Fernand Braudel in “Memorie del Mediterraneo”, continuano ad inghiottire migranti, a rovesciare barconi di legno di 15 metri come l’ultimo fatto salpare pochi giorni fa dai trafficanti di esseri umani da Tajoura, Libia. Erano partiti in 110 o forse 120 tra pakistani, bengalesi ed egiziani nel giorno di Pasqua, sono rimasti in 32 salvati dalla nostra guardia costiera e portati al molo Favarolo di Lampedusa. Ancora stragi impunite, ennesime mattanze di uomini e donne e bambini nelle acque per traversate da incubo pagate a peso d’oro su carrette dei mari con motori guasti, carburanti al limite, cibo razionato, violenze, fame, sete, tristezze infinite che ammazzano sogni di futuro.
Guardiamo allora i volti degli ammassati su gommoni quasi sgonfi, degli aggrappati alla vita su tavole di legno in balia del mare e tra onde altissime. Proviamo a sentirci per un solo secondo ammucchiati nelle stive intossicate da idrocarburi uno sull’altro, ad essere in ipotermia con in braccio figli di pochi mesi o stringendo quelli di pochi anni, a giocarci la vita sull’ennesima carretta dei mari riempita da trafficanti senza scrupoli che l’Europa promette sempre di fermare e non lo fa mai. Proviamo a vestire i panni di chi affronta il disperato tentativo di attraversare il mare cercando un futuro e non la fame, il gelo, le esalazioni letali delle benzine che ti bruciano la carne.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e le flotte umanitarie raccontano l’ultimo decennio come il peggiore, con oltre 30.000 annegati, e la maggior parte nelle acque del Mediterraneo Centrale. E mentre i governi vantano cali di sbarchi, anche il 2025 ha fatto contare 1.314 migranti morti ufficiali nel Mediterraneo centrale lungo le rotte dalla Libia o dalla Tunisia verso l'Italia, quella che causa il maggior numero di vittime, e oltre 1.800 sull'intera rotta mediterranea. Da gennaio 2026 ad oggi, calcola l'agenzia Onu OIM, nel Mediterraneo centrale i morti accertati sono già 850, 643 solo lungo la rotta centrale, e circa 6.000 i salvati. Ma molti naufragi non lasciano testimoni, non ci sono sopravvissuti o non vengono registrati, cosicché il numero reale dei partiti e dei dispersi per sempre è sicuramente superiore.
ONG come Save the children lanciano da tempo accuse di “strage”, tante associazioni chiedono inutilmente canali legali e sicuri di accesso e soccorsi europei più organizzati ed efficienti. Ma non c’è pietas per chi fugge dalla povertà e da atrocità e da orrori inimmaginabili. E in tanti provano e proveranno ancora a vendersi tutto affrontando odissee di traversate per non naufragare nei loro Paesi in guerra e per persecuzioni, violenza, fame.
Il riflesso pavloviano di razzisti senza vergogna continuerà a trasformare in nemici povericristi, ad inchiodare l'Italia a una emergenza migranti inesistente, a creare l'effetto panico che non c’è, a minacciare sindaci o prefetti, forze dell'ordine o volontari che sono e l'Italia migliore che aiuta e si mobilita.
Noi siamo con il Paese che salva e salverà tutti quelli che possiamo salvare perché prima di tutto e soprattutto prima dei biechi interessi politici, vengono i bambini e le bambine, le donne e gli uomini. Tendiamo a rimuovere alla svelta i loro volti, forse perché ci ricordano che così eravamo noi italiani fino ad oltre metà del secolo scorso. Figli della miseria più nera, salutati nei porti dalle lacrime nei tramonti più tristi del mondo, eravamo noi, in milioni, ad imbarcarci con il coraggio dei disperati anche su navi-carrette e piroscafi fatiscenti con rotte verso gli oceani americani in cerca di una esistenza migliore. Sono stati almeno 14 milioni i nostri migranti nel Novecento, carichi di speranze dentro valige di cartone in una continua emigrazione di massa.
Anche tanti di loro partivano senza certezze di arrivare a destinazione. I naufragi? Tantissimi. I morti per annegamento, malattie infettive, fame, asfissia erano le "tonnellate umane", come chiamavano i carichi di emigranti italiani morti nelle traversate. Anche loro erano preda di schiavisti, truffatori, ladri di bagagli, sfruttatori con tassi di cambio da rapina per il poco denaro che riuscivano a portare con loro. Ellis Island, la tappa negli States in quegli anni era conosciuta non a caso come l’“Isola delle lacrime”. Tanti italiani, clandestini o malati "indesiderabili" cacciati, si tuffavano in mare e finivano straziati dagli squali o annegati o si suicidavano piuttosto che affrontare la vergogna del ritorno in patria.
Eppure, i nostri migranti, come è sempre accaduto nella storia dei flussi migratori, ha fatto grande il New Jersey e grandissimi gli Usa. La città con più italiani al mondo è San Paolo del Brasile. Altri tempi? Certo, come è certo che quei cadaveri annegati o asfissiati nelle stive di oggi sono gli stessi cadaveri di bambini, mamme e papà italiani annegati o asfissiati nelle stive di un secolo fa. Cercano di conquistarsi una vita. Ci provano e ci riproveranno sempre. Chiunque di noi vivesse in regimi di terrore o sotto le bombe o nella fame non farebbe altro che fuggire in cerca di futuro verso la democrazia e la libertà. E l'Italia migliore li salva e li accoglie e lo farà sempre. Noi italiani dovremmo saperlo. Meglio di chiunque altro.
