

Un Rapporto di World Bank dedicato alla gestione dei rifiuti a scala mondo, con uno sguardo a quello che potrebbe accadere da qui al 2050. Oggi circolarità ancora lontana e fortissimi differenziali fra aree e continenti, ma lo scenario potrebbe cambiare da qui al 2050
“Che fastidio!” recita la canzone terza classificata all’ultimo Festival di Sanremo. “Che spreco!” recita invece il Rapporto della World Bank sulla gestione dei rifiuti urbani (municipal) a scala Pianeta, giocando sul doppio senso della parola inglese waste. Il titolo completo è “Che spreco 3.0, Panoramica globale sulla gestione dei rifiuti solidi verso l'economia circolare entro il 2050”, un volume di quasi 400 pagine, terza edizione con questo titolo dopo quelle del 2012 e 2018. Volume basato sui dati 2022 di 217 Paesi e 262 città e destinato a policy maker, ricercatori, imprese.
Il tono del Rapporto è di allarme su un tema fino ad oggi sottovalutato, secondo World Bank. Aumento della popolazione, crescita del fenomeno di urbanizzazione, aumento dei consumi e della ricchezza stanno producendo come “sottoprodotto” l’aumento crescente della produzione di rifiuti. Con effetti ambientali locali (scarico di rifiuti solidi e liquidi) ma anche globali: dispersione delle plastiche nei mari e negli oceani, emissioni di gas serra dalle discariche.
Il Rapporto distingue i vari Paesi del mondo in quattro gruppi: paesi a basso reddito, a reddito medio basso, a reddito medio alto e a reddito alto. In tutti i casi i rifiuti sono destinati ad aumentare, in percentuali diverse, dal 18% nell’intero periodo per i paesi ricchi al più 128% nei Paesi poveri. Interessante la figura riportata per una comprensione rapida della distribuzione della ricchezza nel Pianeta.

World Bank stima in 2,6 miliardi di tonnellate la produzione di rifiuti urbani mondiale nel 2022, destinate ad arrivare a 3 miliardi nel 2030, 3,4 miliardi nel 2040 e quasi 3,9 nel 2050. La produzione media pro capite è di 0,88 kg/ab/anno, con una forbice che va da 0,57 a 1,38.

Nei paesi a basso reddito, gli scarti alimentari e da giardino costituiscono la maggior parte dei rifiuti urbani, rappresentando il 52% del totale. Al contrario, nei paesi ad alto reddito i flussi di rifiuti sono dominati da materiali secchi riciclabili, tessuti e rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), che insieme costituiscono circa il 50% dei rifiuti urbani. La plastica rappresenta circa il 12,5% dei rifiuti solidi urbani a livello globale, con una percentuale che varia dall'8,1% nei paesi a basso reddito al 13,1% nei paesi a reddito medio-alto. Si stima che la plastica monouso costituisca il 65% di tutti i rifiuti solidi urbani in plastica prodotti ogni anno in tutto il mondo.

Un corretto sistema di raccolta dei rifiuti è patrimonio consolidato solo dei Paesi a reddito alto e medio alto, con tassi compresi fra 89 e 99%. Ma nei paesi a reddito medio basso e basso, questa percentuale crolla al 61% e al 28%. La media dell’83% sembra promettente ma cela differenziali di servizio ancora molto alti, da recuperare rapidamente come indicato dalla Agenda 2030 dell’ONU.

Le forme di gestione dei rifiuti urbani vede ancora una prevalenza delle forme di smaltimento “primitive”: rifiuti dispersi (17%), scaricati illegalmente (13%), smaltiti in discariche controllate (29%): in tutto fa 59%. A riciclo e compostaggio solo il 21%, ad incenerimento solo il 20%. Un quadro scoraggiante come media planetaria.
Molto interessante e poco indagato di solito il dato sui costi di gestione dei rifiuti urbani, cui il Rapporto dedica un capitolo. Oggi spendiamo 250 miliardi di dollari, spesa che potrebbe salire a 426 miliardi di dollari nel 2050 nella ipotesi inerziale senza azioni correttive. Anche il costo varia tantissimo nei diversi tipi di Paesi: se nei Paesi poveri il costo varia fra 40 e 45 dollari a tonnellate, negli altri Paesi si raggiunge facilmente un costo di 120 dollari per tonnellata. Se una famiglia che vice in un Paese povero spende 10 dollari l’anno, in una Paese ricco si arriva a oltre 500 dollari, 50 volte tanto. Il principio “full cost recovery” è applicato solo nei Paesi ricchi, nel resto del mondo di solito il servizio di gestione dei rifiuti urbani, affidato di solito ai Comuni e comunque a scala locale, è finanziato dal budget pubblico, con la conseguenza di uno strutturale sottofinanziamento e sottoinvestimento, con bassa qualità del servizio.
A differenza di quanto fatto nei precedenti due report in questo World Bank azzarda degli scenari di miglioramento nei prossimi anni, da qui al 2050. Uno scenario prudente (low ambition) e uno più ottimistico (high ambition), sempre basati sulla strategica di economia circolare, che si confrontano con lo scenario inerziale (business as usual).
Si punta prima di tutto a ridurre la produzione di rifiuti, nello scenario più ambizioso puntando a arrivare nel 2050 alla stessa quantità di rifiuti prodotti nel 2022.

World Bank poi elabora scenari sull’evoluzione della gestione dei rifiuti urbani in una logica circolare, con l’azzeramento dei rifiuti non raccolti e smaltiti illegalmente, la crescita esponenziale del riciclo e compostaggio, una riduzione dell’incenerimento e della discarica.

