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Un anno per la pastorizia, perché non scompaia. I pascoli sono a rischio in tutto il mondo, e con loro la difesa del pianeta

 |  Editoriale

Oltre due miliardi di persone al mondo vivono di pastorizia. Dall’Africa all’Asia, ma anche in Europa, questa antica attività rappresenta oltre che una forma di sostentamento – soprattutto nelle regioni più povere del mondo – anche una difesa naturale contro l’avanzare della desertificazione e l’indebolimento delle difese naturali del pianeta.

Il 2026 è l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori delle Nazioni Unite, e rappresenta un’occasione per prendere atto che questo mondo è a rischio. I dati raccontano che i pascoli che coprono oltre il 50% della superficie terrestre, ma si stanno degradando rapidamente; eppure i pascoli immagazzinano oltre il 30% del carbonio terrestre mondiale e sono tra gli ecosistemi più ricchi di specie sulla Terra, rappresentando una potente difesa naturale contro il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità.

Questi paesaggi sono modellati e mantenuti dai pastori, allevatori nomadi e transumanti, le cui conoscenze tradizionali e migrazioni stagionali mantengono i suoli sani, la vegetazione equilibrata e gli ecosistemi produttivi. Quando il pastoralismo prospera, i pascoli si rigenerano e le famiglie possono ottenere latte, carne e reddito anche nei climi più difficili. I pascoli sono fondamentali per la regolazione del clima, i cicli dell’acqua, la fertilità del suolo, la biodiversità e i mezzi di sussistenza rurali. Prosperano quando i pastori possono muoversi liberamente con le loro mandrie, mantenendo gli ecosistemi in equilibrio.

Proteggere i pascoli significa proteggere le pratiche che li sostengono e riconoscere il pastoralismo come una soluzione chiave per la resilienza climatica, la biodiversità e la sicurezza alimentare. Grazie a una profonda conoscenza ecologica tramandata di generazione in generazione, le comunità pastorali si sono adattate a siccità, stagioni variabili e paesaggi fragili. Il pastoralismo sostiene le economie rurali dove l’agricoltura è spesso impossibile, fornendo cibo, reddito e continuità culturale.

A lanciare un manifesto a difesa della pastorizia e dei pastori è VSF, Veterinari Senza Frontiere, una rete globale di Ong che affianca pastori e comunità rurali. Nel manifesto si chiede la protezione dei pascoli, il diritto alla mobilità pastorale, sostegno alle comunità.
I pastori, si legge nel manifesto, restano tra i gruppi più emarginati al mondo. Spesso sono esclusi dalle decisioni sulle loro terre, privati di un accesso sicuro all’acqua e ai pascoli, e ignorati da politiche che potrebbero rafforzarne la resilienza.

In Italia la campagna è sostenuta anche da Slow Food. Qui il link per firmare il manifesto https://campaign.vsf-international.org/it/pastoralismo/#manifesto

Maurizio Izzo

Giornalista, responsabile comunicazione di una azienda che si occupa di produzioni video, organizzazione di eventi, multimedia. Ho prodotto numerosi documentari sulla cooperazione internazionale.