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Circularity gap report, ritardare l’economia circolare ci costa 25mila miliardi di euro l’anno: è il 31% del Pil globale

 |  Editoriale

Chi si attendeva dal Circularity Gap Report 2026 un aggiornamento del tasso di circolarità dell’economia mondiale, rimarrà deluso. Nessun dato nuovo, resta il 6,9% al 2021 indicato nel Report del 2025.

Ma l’organizzazione no-profit basata ad Amsterdam “Circle economy” fondata nel 2011, offre ai lettori un dato nuovo, frutto di una nuova metodologia di stima e di calcolo. Punta a calcolare quello che chiamano “Value Gap”, ovvero la perdita di valore economica derivante ogni anno da un uso inefficiente di risorse materiali ed energetiche, in tutte le fasi delle filiere.

Un calcolo frutto di una metodologia rigorosa e scientificamente assestata (il Report riporta una poderosa nota metodologica scaricabile), e che consente di introdurre nel dibattito pubblico una nuova unità di misura della inefficienza dei sistemi economici, molto utile per aggiornare le policy pubbliche e private, indirizzarle e verificarne i risultati. Fino ad ora le analisi economiche non hanno mai considerato questo valore, che invece segnala con chiarezza il “costo” della linearità e quindi, di conseguenza, la dimensione delle opportunità delle politiche circolari.

Partiamo dal risultato. La stima iniziale del Value Gap suggerisce che ammonti a 25,4 trilioni di euro (± 4,7 trilioni di euro) di valore economico annuo evitabile perso a causa dell'uso lineare dei materiali, equivalente a quasi il 31% del PIL globale. Questo significa che per ogni 3 euro di valore economico creato a livello globale, circa 1 euro viene perso a causa dell'uso lineare dei materiali. Queste perdite sono evitabili e rappresentano un'opportunità significativa per la circolarità di migliorare il recupero del valore e la sua conservazione a lungo termine nelle economie. Un trilione corrisponde a 1000 miliardi. Una cifra gigantesca: 25,4 trilioni di euro, su un prodotto lordo mondiale di 82,6, il 31%.

Un dato che dà il segno della dimensione di spreco (waste) dell’attuale modello di produzione a scala mondo, caratterizzato ancora da un approccio lineare basata su “prendere, produrre, smaltire”, in cui le risorse vengono estratte, trasformate in prodotti, utilizzate e infine eliminate come rifiuti. Un modello che a scala mondo è ancora sostanzialmente questo, con un tasso di circolarità di poco superiore al 5%, anche se in alcune parti (come l’Europa) il valore è superiore al 10%, in Italia al 20%.

Come si ottiene questo calcolo? Il valore di 25,4 trilioni di euro rappresenta la somma di 5 fattori di uso inefficiente e spreco delle risorse materiali ed energetiche individuate dal team di ricercatori: le perdite di lavorazione, le inefficienze energetiche, lo spreco di cibo, la produzione di rifiuti e i meccanismi di obsolescenza.

gap economia circolare

Le perdite di lavorazione sono i materiali sprecati durante la lavorazione e la produzione. Le perdite di energia sono le inefficienze lungo l'intero sistema energetico, dall'estrazione all'utilizzo finale. Le perdite e sprechi alimentari sono il cibo perso o sprecato lungo le catene di approvvigionamento, dalla fattoria alla tavola. Gli sprechi di fine vita rappresentano il valore residuo perso quando prodotti e beni raggiungono la fine del loro ciclo di vita. Il consumo di capitale fisso consiste nel graduale deterioramento di beni strumentali a lunga durata, come edifici, infrastrutture e macchinari, dovuto all'uso, all'invecchiamento o a danni.

Il fattore di spreco più importante è rappresentato dal flusso di rifiuti a fine vita dei prodotti, che vale 10 trilioni di euro, seguito dagli sprechi energetici (8,7 trilioni), il consumo di capitale fisso (5,2 trilioni). Più modesto il contributo delle perdite di lavorazione (0,9 trilioni) e dello spreco di cibo (0,7 trilioni).

Lungo la catena del valore dell’economia globale quindi, una quota importante (circa un terzo) viene dispersa in varie forme.

Le indicazioni di policy sono immediate e intuitive. Aumentare il tasso di riciclo e di riciclabilità consentirà di ridurre quel gigantesco valore di 10 trilioni di euro che si perdono in fase di fine vita dei prodotti. Migliorare l’efficienza energetica consentirà di ridurre un costo di 8,7 trilioni. Migliorare la durabilità dei prodotti contrastando una obsolescenza innaturale, incide su 5,2 trilioni.

Andrea Sbandati

Andrea Sbandati è senior advisor di Confservizi Cispel Toscana (l’Associazione regionale delle imprese di servizio pubblico), dopo esserne stato Direttore fino a novembre 2024. È esperto senior nella regolazione economica della gestione dei rifiuti urbani e dei servizi idrici (sistemi tariffari, piani industriali, benchmark), come nella organizzazione dei servizi pubblici locali (acqua, rifiuti, trasporti, energia, altro). Ricercatore senior nel campo della gestione dei rifiuti e dell'acqua, docente in Master di specializzazione nella regolazione economica dei servizi ambientali locali (Sant'Anna, Turin school of regulation). Da venti anni coordinatore ed esperto di progetti di assistenza tecnica e cooperazione internazionale nei servizi pubblici locali (Medio Oriente, Africa, Sud America).