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Nonostante il clima politico, le imprese italiane non stanno arretrando sulla sostenibilità. Per la Consob cresce l’integrazione dei criteri Esg nei modelli di business

 |  Editoriale

La CONSOB, l’autorità che vigila sul funzionamento dei mercati e sulle imprese quotate, ha pubblicato un rapporto sull’utilizzo dei criteri ESG - Environmental, Social, and Governance - nella gestione aziendale e nella rendicontazione di sostenibilità. Il quadro che emerge contraddice una narrazione sempre più diffusa sul declino dell’interesse per la sostenibilità: al contrario, le imprese italiane non stanno arretrando sul fronte della sostenibilità. Soprattutto tra quelle di maggiori dimensioni, cresce l’integrazione dei criteri ESG nei modelli di business, fino a legare le performance ambientali e sociali alla remunerazione di amministratori delegati e top manager. Si tratta di una direzione coerente con l’impianto della regolazione europea, che mira a orientare le decisioni aziendali oltre il solo profitto, includendo impatti sociali e ambientali.

Nonostante il clima politico internazionale e le spinte alla semplificazione normativa, spesso interpretate come un allentamento dei relativi impegni, i dati indicano che la sostenibilità resta un pilastro strategico non solo per le imprese non finanziarie, ma anche per quelle finanziarie. D’altra parte, istituzioni come la Banca Centrale Europea e la Banca d'Italia hanno più volte sottolineato come l’integrazione dei rischi climatici e sociali sia un fattore di stabilità, non un vincolo. Le analisi del Forum per la Finanza Sostenibile confermano questa valutazione: fondazioni bancarie e compagnie assicurative, investitori per definizione orientati al lungo periodo, stanno rafforzando l’adozione dei criteri ESG nei processi decisionali. Una dinamica che si osserva anche su scala globale, dove la finanza sostenibile continua a crescere, in particolare negli investimenti legati all’innovazione, alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica.

Resta però una frattura tra dati e percezione pubblica. La narrazione di un presunto declino della sostenibilità trova spazio nel dibattito mediatico, alimentata anche da interessi economici e politici che hanno tutto da perdere da una trasformazione del modello energetico, economico e finanziario. È in questo contesto che si inserisce anche la discussione sulle risposte alla nuova crisi energetica. Le indicazioni degli analisti sono convergenti: accelerare sulla transizione energetica è l’unica strategia in grado di rafforzare competitività, sicurezza e sostenibilità. In questo caso, più che mai, il ritardo del nostro Paese rappresenta un costo chiaramente “evitabile”, con scelte diverse, per imprese e famiglie. È anche con scelte rapide che si assicura la qualità del futuro dell’Italia.

Enrico Giovannini

Enrico giovannini è professore ordinario di Statistica economica e Sviluppo sostenibile all’Università di Roma “Tor Vergata”. È stato ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili del Governo Draghi (febbraio 2021 - ottobre 2022) e del Lavoro e delle Politiche sociali del Governo Letta (aprile 2013 - febbraio 2014). È co-fondatore e direttore scientifico dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), una rete di oltre 300 soggetti della società civile creata per attuare in Italia l’Agenda 2030 dell’Onu. È stato a capo della direzione statistica e Chief statistician dell’Ocse (2001 - 2009) e presidente dell’Istat (2009 - 2013). Nell’ottobre del 2014 è stato nominato “Cavaliere di Gran croce al Merito della Repubblica” e nel gennaio del 2023 ha ricevuto il dottorato di ricerca ad honorem in “Sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici”. È autore di oltre 130 articoli pubblicati su riviste nazionali e internazionali e di sei libri su temi statistici ed economici.