
Copenaghen città spugna: dagli eventi estremi del 2011 al Cloudburst Management Plan

La trasformazione di Copenaghen in una delle prime e più avanzate “città spugna” d’Europa non nasce da un’intuizione improvvisa, ma da una sequenza di eventi estremi che hanno messo in evidenza la vulnerabilità strutturale della capitale danese. Il territorio urbano, costruito su un’area pianeggiante, densamente edificata e caratterizzata da un sistema fognario unitario, era stato progettato per un clima stabile, con precipitazioni distribuite nel tempo e senza picchi estremi. L’aumento della temperatura del Mare del Nord ha però modificato radicalmente il regime delle piogge. Le precipitazioni intense, concentrate in poche ore, hanno iniziato a superare la capacità di drenaggio delle infrastrutture esistenti, generando allagamenti improvvisi, danni economici ingenti e un crescente senso di insicurezza tra i cittadini.
Il punto di svolta è stato l’evento del 2 luglio 2011, un cloudburst di intensità eccezionale che ha scaricato sulla città oltre 150 mm di pioggia in meno di due ore. Le strade si sono trasformate in fiumi, gli ospedali sono stati isolati, le linee elettriche e i sistemi informatici hanno subito interruzioni, e il traffico è collassato. I danni hanno superato il miliardo di euro, rendendo evidente che il modello tradizionale di gestione idraulica – basato esclusivamente su tubazioni, collettori e ampliamento delle reti fognarie – non era più sufficiente. La morfologia urbana, con superfici impermeabili estese e una rete di drenaggio rigida, ha amplificato gli effetti degli eventi estremi. La città si è trovata così di fronte a una scelta: continuare a investire in infrastrutture sotterranee sempre più costose e insufficienti, oppure ripensare radicalmente il rapporto tra acqua, spazio pubblico e progettazione urbana.
È in questo contesto che è maturata la decisione di elaborare un piano organico di gestione dei cloudburst, un documento capace di integrare ingegneria idraulica, pianificazione urbana, architettura del paesaggio e strategie di adattamento climatico. Il Cloudburst Management Plan, approvato nel 2012, rappresenta la risposta strategica a questa sfida. La sua impostazione si basa su un principio semplice ma rivoluzionario: non più respingere l’acqua, ma accoglierla, rallentarla, distribuirla nello spazio urbano e trasformarla in una risorsa. La città spugna non è solo un insieme di opere, ma un nuovo paradigma di convivenza con i fenomeni meteorologici estremi.
La governance del piano è uno degli elementi più innovativi. Il Comune di Copenaghen assume la direzione politica e strategica, definendo obiettivi, priorità e criteri di intervento. L’utility idrica HOFOR diventa il braccio tecnico operativo, responsabile della modellazione idraulica, della progettazione e dell’integrazione tra infrastrutture superficiali e rete fognaria. Per garantire coerenza e continuità viene istituito il Cloudburst Secretariat, una struttura tecnica interdipartimentale composta da funzionari del Comune (Urban Planning, Technical and Environmental Administration), ingegneri e idrologi di HOFOR, esperti dell’Agenzia danese per il clima e rappresentanti dei distretti urbani. La direzione del Secretariat è affidata a un responsabile nominato dal Comune, con poteri di coordinamento e supervisione su tutte le fasi del piano. Il Secretariat non è un semplice ufficio tecnico, ma un centro di regia che garantisce l’allineamento tra pianificazione urbana, progettazione idraulica, finanziamenti e partecipazione dei cittadini.
Il finanziamento del piano rappresenta un altro elemento decisivo. La Danimarca adotta un modello ibrido, fondato su una forte componente tariffaria ma con un ruolo significativo anche del settore privato. Circa il 75% dei costi complessivi è coperto attraverso le tariffe idriche, grazie a una riforma normativa che consente alle utility di finanziare infrastrutture blu verdi purché abbiano una funzione idraulica certificata. Il restante 25% proviene da fondi pubblici destinati alla rigenerazione urbana, da contributi municipali e da investimenti privati legati alla valorizzazione immobiliare e alla trasformazione degli spazi pubblici. La componente privata non è marginale: molti interventi di riqualificazione urbana, come piazze multifunzionali, cortili drenanti e spazi verdi, sono cofinanziati da soggetti privati interessati al miglioramento del contesto urbano di pertinenza.
Il costo complessivo del programma è stimato in circa 1,3 miliardi di euro (a prezzi 2012) distribuiti su trent’anni. Le tariffe idriche garantiscono stabilità finanziaria e continuità degli investimenti, mentre i fondi pubblici e privati permettono di integrare funzioni urbane aggiuntive, come parchi, piste ciclabili, corridoi ecologici e spazi pubblici multifunzionali. Questo modello finanziario, basato su una combinazione di risorse tariffarie, fondi pubblici e investimenti privati, rende possibile un piano di lungo periodo senza gravare esclusivamente e quindi eccessivamente sul bilancio comunale.
A quindici anni dall’evento del 2011 e a più di un decennio dall’approvazione del Cloudburst Management Plan, Copenaghen rappresenta oggi uno dei casi più avanzati al mondo di implementazione concreta di una strategia di adattamento climatico basata su infrastrutture blu verdi. La città non si è limitata a elaborare un piano, ma ha realizzato un numero significativo di interventi, trasformando quartieri interi e sperimentando soluzioni tecniche che sono diventate riferimento internazionale.
Il primo elemento da sottolineare è la scala dell’implementazione. Il piano prevede 300 progetti distribuiti in tutta la città, organizzati in 26 bacini idraulici urbani. A oggi, più di un terzo di questi interventi è completato, un altro terzo è in fase avanzata di progettazione o realizzazione, mentre il restante è programmato entro il 2035. La progressione è costante, grazie a un modello di governance stabile e a un flusso finanziario continuo e di lungo periodo garantito dalle tariffe idriche e dai cofinanziamenti pubblici e privati.
Dal punto di vista tecnico, gli interventi realizzati possono essere suddivisi in tre categorie principali. La prima riguarda le infrastrutture blu verdi superficiali, che costituiscono la spina dorsale della città spugna. Sono stati realizzati parchi di laminazione capaci di trattenere decine di migliaia di metri cubi d’acqua, come il Lindevangs Park e il Sankt Kjelds Plads, trasformati in bacini temporanei durante gli eventi estremi. Le strade sono state riprogettate come corridoi di drenaggio, con profili trasversali modificati per convogliare l’acqua verso aree sicure. Piazze e spazi pubblici sono stati modellati con depressioni controllate, capaci di accumulare acqua per alcune ore senza compromettere la funzionalità urbana. In molti casi, queste soluzioni integrano elementi di architettura del paesaggio, biodiversità urbana e qualità dello spazio pubblico, trasformando la gestione idraulica in un’opportunità di rigenerazione urbana.
La seconda categoria riguarda le infrastrutture sotterranee, utilizzate in modo mirato nei punti in cui le soluzioni superficiali non sono sufficienti. Sono stati costruiti tunnel di accumulo con capacità di decine di migliaia di metri cubi attivati solo durante gli eventi estremi. In alcuni distretti sono state realizzate vasche di laminazione sotterranee, integrate con sistemi di pompaggio e sensori che permettono di modulare i flussi in tempo reale. Queste opere, pur meno visibili, costituiscono un elemento essenziale del sistema, garantendo la sicurezza idraulica nei quartieri più densi o in quelli con vincoli morfologici.
La terza categoria riguarda i sistemi di controllo e monitoraggio. Copenaghen ha sviluppato una rete di sensori idrometrici, pluviometrici e di qualità dell’acqua, integrati in una piattaforma digitale che consente di prevedere, monitorare e gestire gli eventi in tempo reale. La modellazione idraulica è stata aggiornata con modelli dinamici che simulano il comportamento dell’acqua sia in superficie sia nel sottosuolo. Questa infrastruttura digitale ha permesso di ottimizzare la gestione dei flussi, ridurre i rischi e migliorare la manutenzione delle opere.
Un aspetto particolarmente innovativo riguarda l’integrazione tra interventi idraulici e trasformazioni urbane. Molti progetti sono stati realizzati in collaborazione con cooperative edilizie, fondi immobiliari e associazioni di residenti, che hanno cofinanziato la riqualificazione degli spazi pubblici. In questi casi, la componente idraulica è stata integrata con funzioni urbane aggiuntive, come aree gioco, piste ciclabili, spazi verdi e corridoi ecologici. Questo approccio ha permesso di massimizzare i benefici sociali ed economici degli interventi, aumentando l’accettabilità pubblica e il valore immobiliare dei quartieri. Generando in tal modo la spinta dei privati ad intervenire nella realizzazione del progetto.
Dal punto di vista dei risultati, la città ha già sperimentato diversi eventi intensi dopo il 2011, e in tutti i casi il sistema ha dimostrato una capacità di risposta nettamente superiore rispetto al passato. Le aree dotate di infrastrutture blu verdi hanno registrato riduzioni significative degli allagamenti, mentre i tunnel sotterranei hanno evitato il sovraccarico della rete fognaria. La combinazione di interventi superficiali, opere sotterranee e sistemi di controllo ha permesso di distribuire i flussi, ridurre i picchi e aumentare la resilienza complessiva della città.
La governance complessiva del progetto è rimasta saldamente in mano al Comune di Copenaghen, che attraverso il Cloudburst Secretariat ha garantito la coerenza tra le diverse componenti del piano. HOFOR ha svolto la funzione tecnica e realizzativa, mentre gli studi di architettura e ingegneria sono stati coinvolti attraverso concorsi e gare pubbliche. Il Ministero del Clima e dell’Energia assicura l’allineamento con le politiche nazionali. Di particolare interesse, in questo sistema di governance “centralizzato”, sono i distretti urbani che partecipano alla definizione delle priorità locali. Infatti, nella governance danese, i distretti urbani (bydele) non sono semplici destinatari delle opere, ma attori attivi del processo di progettazione. La loro partecipazione avviene attraverso tre canali principali, che si intrecciano lungo tutto il ciclo del progetto.
I distretti contribuiscono alla definizione delle priorità locali. Ogni intervento del Cloudburst Plan nasce da un’analisi idraulica centralizzata, ma la scelta delle soluzioni specifiche — dove collocare una piazza depressa, come ridisegnare una strada, quali funzioni integrare — viene discussa con i consigli distrettuali, che conoscono bisogni, criticità e sensibilità del quartiere. Questo evita soluzioni tecnicamente corrette ma socialmente deboli.
Inoltre, partecipano alla co-progettazione degli spazi pubblici. Le infrastrutture blu‑verdi non sono solo opere idrauliche: diventano parchi, aree gioco, piazze, corridoi verdi. Per questo i distretti coinvolgono residenti, cooperative edilizie, scuole, associazioni locali e stakeholder economici, contribuendo a definire layout, funzioni e usi dello spazio. È un processo strutturato, con workshop, consultazioni e revisioni iterative.
Ed infine svolgono un ruolo nella gestione e manutenzione. Una volta realizzate le opere, il Comune e HOFOR mantengono la responsabilità tecnica, ma i distretti supportano la gestione quotidiana, segnalano criticità, coordinano attività di cura del verde e promuovono l’uso corretto degli spazi. Questo crea un senso di “proprietà” comunitaria che aumenta la durabilità sociale delle soluzioni.
In sintesi, i distretti urbani integrano la visione tecnica con la conoscenza del territorio, garantendo che ogni intervento sia idraulicamente efficace e socialmente accettato. È uno dei motivi per cui il modello di Copenaghen funziona: la città spugna non è calata dall’alto, ma costruita insieme ai quartieri.
Il risultato di questo modello è una trasformazione profonda e partecipata della città, che è oggi un riferimento internazionale per la gestione integrata del rischio idraulico.
Mauro Grassi accompagna i lettori di greenreport alla scoperta delle principali iniziative sulle città spugna in corso in Europa. Leggi anche il focus su Londra
