
Potevamo dire di aver vissuto l’anno più caldo mai registrato, ora potremo dire che stiamo vivendo quello più fresco da qui in avanti: l’Organizzazione meteorologica mondiale segnala che sono in arrivo 5 anni di temperature record

Il malore accusato da Jannik Sinner a un passo dalla vittoria di un match al Roland Garros ha portato in cima alle cronache il caldo «anomalo», per questo mese di maggio, registrato in tutta l’Europa occidentale, Italia compresa. Le piogge che si sono poi abbattute l'altra notte su ampie zone della Penisola e le temperature più tipiche per questa stagione registrate ieri hanno dato fiato ai negazionisti climatici. Visto?, è la tesi che ha in Donald Trump il suo ideologo in chief: ci sono «poveri fessi» che parlano di riscaldamento globale, mentre in verità un giorno fa più caldo, uno più fresco, non c’è alcun cambiamento climatico, è il meteo che è così e l’uso dei combustibili fossili e la dispersione nell’atmosfera dei gas serra non c’entrano niente. Ma la verità è ben altra e chi confonde meteo e clima o non capisce o fa finta di non capire.
Un’ulteriore conferma, l’ennesima, che siamo in presenza di un’emergenza climatica arriva dall’Organizzazione meteorologica mondiale (World meteorological organization, Wmo). Nell’Aggiornamento climatico globale appena pubblicato, il “Global Annual to Decadal Climate Update 2026-2035”, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di meteorologia ma anche di climatologia, idrologia e scienze geofisiche scrive che nei prossimi cinque anni ci aspettano nuovi record di caldo, che le temperature medie globali annuali per il periodo 2026-2030 saranno comprese tra 1,3 e 1,9 gradi Centigradi al di sopra della media dell’era preindustriale, che c’è l’86% di probabilità che entro i prossimi anni si superino i valori estremi registrati nel 2024 (che è stato quello più caldo mai registrato) e che già il 2027 potrebbe essere l’anno con le temperature più alte di sempre, a causa dell’arrivo a fine 2026 di quello che ormai sui media internazionali viene chiamato (ovvero annunciato come) il «super El Niño».
I negazionisti climatici possono anche fare spallucce e preoccuparsi più delle temperature di questo fine settimana che non di quelle che ci saranno nei prossimi anni, ma le previsioni dell’Organizzazione meteorologica mondiale vanno prese in seria considerazione da chi ha la responsabilità di mettere in campo politiche di contrasto e di adattamento alla crisi climatica. Il nuovo rapporto della Wmo delinea infatti uno scenario climatico decisamente preoccupante. E considerato che questo studio, coordinato dal Met Office britannico, è basato sui dati di ben 13 istituti internazionali, non può passare né inosservato né come uno dei tanti documenti che possono accendere una discussione tra gli scienziati ma che lasciano indifferenti i settori della politica. Se l’Accordo di Parigi, soprattutto dopo l’uscita degli Stati Uniti decisa da Donald Trump, rischia di apparire un ricordo lontano, l’agenzia delle Nazioni Unite segnala in questo documento non solo che nei prossimi anni saremo vicini o supereremo temperature record, ma anche che è praticamente certo (la probabilità in base ai calcoli degli scienziati viene data al 91%) che la Terra superi temporaneamente la soglia critica di 1,5°C di riscaldamento (oltre i livelli medi del periodo 1850-1900) per almeno un anno entro il prossimo quinquennio. Tale soglia è stata superata temporaneamente anche nel 2024, quando la temperatura media globale in prossimità della superficie era di circa 1,55 °C superiore al valore di riferimento preindustriale. Ma ora gli scienziati del Wmo segnalano in aggiunta che è probabile (probabilità del 75%) che anche la media quinquennale del periodo 2026-2030 superi di 1,5 °C la media del periodo 1850-1900.
Sebbene i limiti fissati dall’Accordo di Parigi si riferiscano a una media calcolata su un arco di 20 anni, queste frequenti esplosioni di caldo, per quanto temporanee, dimostrano quanto ci si stia pericolosamente avvicinando al punto di non ritorno. Perché se è vero, come si legge nei documenti del Wmo, che «il fatto che in singoli anni le temperature medie globali superino tali livelli non significa che gli obiettivi di temperatura a lungo termine dell’Accordo di Parigi siano irraggiungibili», è anche vera quest’altro dato sottolineato dagli scienziati dell’agenzia Onu: «Si prevede che i superamenti temporanei si verifichino con crescente frequenza man mano che l’aumento della temperatura globale si avvicina a tali livelli».
Cosa significa in concreto tutto ciò? L’Artico, segnala l’Organizzazione meteorologica mondiale, continuerà a essere la zona più colpita dalla crisi climatica, con anomalie termiche invernali previste di ben 2,8°C sopra la media recente, il che comporterà un’ulteriore drastica riduzione dei ghiacciai marini in mari chiave come quello di Barents e di Bering. I modelli matematici su cui hanno lavorato gli scienziati del Wmo prevedono anche forti alterazioni nelle precipitazioni globali: ci saranno inverni molto più piovosi ad alte latitudini e nelle zone tropicali, mentre i subtropici diventeranno ancora più aridi. Tra il 2026 e il 2030 i mesi estivi mostreranno piogge intense nel Sahel, in Nord Europa, Alaska e Siberia, contrapposte a una grave siccità nell’Amazzonia (dove peraltro la deforestazione ha contribuito già per il 74% alla riduzione delle precipitazioni).
Questi dati, concludono gli scienziati dell’Organizzazione meteorologica mondiale, non sono semplici statistiche o percentuali e numeri buoni per le discussioni tra gli addetti ai lavori, ma rappresentano linee guida cruciali affinché i governi e i Centri climatici regionali possano pianificare in tempi rapidi strategie di contrasto e di adattamento rispetto a una crisi climatica che è innegabile. Che ci siano o meno questo week end temperature a ridosso dei 30 gradi.
