
Con la guerra l’agricoltura cambia. Nuove rotte, nuovi padroni, Ucraina e Golfo destabilizzeranno il mercato per anni

È in corso una rivoluzione e durerà anni, quella innestata dalle due guerre più recenti, il conflitto ucraino-russo e quello del Golfo. Non è solo un problema di prezzi, che comunque sono schizzati e resteranno alti per anni, ma del fatto che le tensioni geopolitiche hanno spostato gli equilibri, disegnato nuove rotte per il cibo, arricchito una parte del mondo e messo in crisi un’altra.
Lo scenario è ricostruito da un rapporto di Bureau Veritas Commodities Italia, che di solito si occupa di aiutare le grandi imprese a leggere per tempo i cambiamenti in atto. Cosa dice il rapporto? Nel caso specifico della guerra nell’est europeo, il vuoto lasciato da Russia e Ucraina è stato compensato solo al 57%, il che spiega perché i prezzi rimangono elevati e lo scenario più probabile – secondo Bureau Veritas Commodities – è un ritorno graduale tra il 2026 e il 2032, con prezzi che calano progressivamente ma rimangono elevati rispetto ai livelli pre-2020. Da Bureau Veritas Commodities arriva anche una riflessione sui nuovi equilibri di mercato: i Paesi che hanno tratto il massimo vantaggio dalla crisi Russia-Ucraina sono stati gli esportatori agricoli, in particolare Argentina e Brasile. L'Argentina ha visto i suoi redditi agricoli aumentare del 45%, il Brasile del 50%. Gli Usa, l'Australia, l'India e il Canada hanno tratto vantaggio in modo più moderato, ma più stabile, con un incremento dei guadagni che oscilla dal 20 al 28%. L'Europa ha tratto vantaggio minimo, perché i costi rimangono alti e la terra è limitata; i redditi agricoli europei sono aumentati solo del 15-20%.
Insomma mentre lo choc è stato rapidissimo – con le prime navi cariche di fertilizzanti ferme nello stretto di Hormuz i prezzi dei cereali già salivano –, anche con la riapertura dello Stretto la normalizzazione richiederà tempi lunghissimi: nel rapporto si parla di un decennio. L’agricoltura rimane fragile in virtù della massiccia concentrazione geografica, per cui il ridotto apporto sul mercato di beni provenienti da Ucraina e Russia destabilizzerà a lungo il mercato, così come il problema dei trasporti marittimi in ragione dei costi elevati.
Il rapporto arriva ad anticipare che il mercato agricolo 2030 sarà diverso da quello pre-2020; la spinta per superare le avversità potrebbe arrivare dalla tecnologia, agricoltura di precisione (60-70% delle imprese), satelliti nei campi (80-90%), genomica avanzata. Proprio in questi giorni il Parlamento europeo è chiamato all’approvazione del regolamento relativo alle piante ottenute attraverso le nuove tecnologie genomiche (Ngt), provvedimento fortemente inviso alle associazioni ambientaliste e ai produttori biologici.
Come sempre le crisi aprono la strada a diverse vie di uscita. Per il mondo agricolo i rischi sono evidenti: nuove dipendenze, maggiori concentrazioni, tecnologia senza limiti. Un modello che finora non ha portato né benessere, né ricchezza agli agricoltori.