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Abbiamo vissuto il giugno più caldo mai registrato. Ma se il trend continua, potrebbe essere quello più fresco dei prossimi anni. Tanto, come dice la seconda carica dello Stato, ci abitueremo. O no?

 |  Editoriale

Quello che ci siamo da poco lasciati alle spalle è stato il mese di giugno più caldo mai registrato dalle nostre parti, in Europa occidentale. E il secondo nel mondo. C’è chi ancora nega che siamo di fronte a un trend di crescente riscaldamento globale indotto dall’uomo, come fa il presidente americano Donald Trump sponsorizzando l’industria dei combustibili fossili e sbeffeggiando chi si impegna nelle attività di transizione energetica. C’è chi dice che qualche grado in più non sarà poi una questione di vita o di morte, come fa la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa: «I Caraibi vivono da un sacco di tempo con questo clima, e sopravvivono, vuol dire che ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo». Peccato che tutte le analisi condotte da istituti scientifici di tutto il mondo dicono altro. E soprattutto noi europei faremmo bene ad ascoltare, considerando che il Vecchio continente si riscalda a velocità doppia rispetto alla media globale e che il problema si è acuito nell’arco di pochi decenni. Per esempio, dicono che la causa primaria di questa accelerazione senza precedenti dell’innalzamento delle temperature risiede nell’uso massiccio e prolungato di petrolio, gas e carbone, che ha alterato profondamente il sistema climatico del pianeta. Oppure, per esempio, dicono che di caldo si muore e che l’Italia è sistematicamente al primo posto in Europa per numero di decessi (ed è tutt’altro che un dettaglio, anche pensando a come si formano determinati eventi meteo estremi, il fatto che nel 2025 i mari che circondano la nostra penisola abbiano fatto registrare temperature di 1,18°C superiori rispetto alla media 1991-2020).

Ora, a confermare che siamo di fronte a un trend tutt’altro che naturale arrivano gli ultimi dati forniti da Copernicus, il programma di osservazione e monitoraggio della Terra dell’Unione europea. Come anticipato sopra, il mese scorso è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale (e il secondo più caldo a livello globale), con una temperatura media di 20,74 °C, superiore di 3,05 °C alla media del periodo 1991–2020 per il mese di giugno, superando il precedente record stabilito nello stesso mese del 2025. Si sono registrate temperature mai toccate, determinate in particolare dalle temperature superficiali del mare più elevate mai registrate per il mese, come riportato da Copernicus e dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (European centre for medium-range weather forecasts, Ecmwf).

Se i sostenitori della tesi che ci si abitua a tutto stile La Russa e i negazionisti del cambiamento climatico alla Trump dicono che è solo questione di condizioni meteorologiche che vanno e vengono, gli scienziati danno invece molto peso al fatto che nel corso del mese l’Europa sia stata colpita da un caldo estremo sia sulla terraferma che in mare, al fatto che gran parte dei paesi occidentali europei abbiano subito un’ondata di caldo da record e al fatto che ondate di calore marine siano state osservate in tutto il Mediterraneo occidentale e lungo le coste atlantiche. A livello globale, la media mensile delle temperature superficiali dei mari e per l’oceano extrapolare è stata la più alta mai registrata per il mese di giugno, superando il precedente record stabilito nel giugno 2024 e riflettendo in parte lo sviluppo di forti condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale. E poi, fanno notare sempre i ricercatori nei loro report, è tutt’altro che da sottovalutare il fato che l’ondata di caldo che ha colpito gran parte dell’Europa nella seconda metà di giugno è arrivata solo poche settimane dopo un’ondata di caldo particolarmente intensa a maggio, seguita da un’altra ondata di caldo all’inizio di luglio, contribuendo a gravi ripercussioni sulla salute delle persone, compresi decessi legati al caldo.

Altro elemento, anch’esso connesso con l’aumento delle temperature. Sempre i monitoraggi effettuati dal sistema di satelliti e di apparecchiature a terra del programma Copernicus ci dicono che l’Europa ha anche registrato una siccità diffusa che, insieme al caldo estremo, ha contribuito all’insorgere di incendi, in particolare nella penisola iberica e nel sud della Francia, e ha accentuato il rischio di siccità in alcune zone dell’Europa orientale. E non è poi l’ultimo dei problemi il fatto che l’ondata di caldo di giugno si è verificata in un contesto di crescente arsura del suolo, aggravando ulteriormente le condizioni di siccità che avevano iniziato a svilupparsi durante l’ondata di caldo di maggio, con tutto quel che ne consegue in termini di danni all’agricoltura, e dunque a cascata scarsità di disponibilità di prodotti alimentari e aumento dei prezzi per il consumatore.

Samantha Burgess, che è la responsabile strategica per il clima presso l’Ecmwf, sottolinea: «Giugno 2026 ha messo in evidenza quanto profondamente il clima stia cambiando. L’Europa occidentale ha registrato il giugno più caldo di sempre, e il persistere di temperature record negli oceani di tutto il mondo. Nel loro insieme, queste rilevazioni riflettono un sistema climatico che continua ad accumulare calore. Il risultato sono ondate di calore sempre più intense, un oceano che rimane costantemente caldo e rischi crescenti per le persone, gli ecosistemi e le infrastrutture in tutta Europa e oltre».

Ma è solo meteo che va e che viene, è solo caldo a cui ci si abitua. O no?

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.