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Oggi i rider scioperano perché costretti a pedalare verso un brutto bivio: morire di caldo o morire di fame

 |  Editoriale

Era il 24 maggio 2018 quando i rider fecero il loro primo sciopero. La città era Milano, dove in quel periodo giravano circa tremila fattorini in bici e dove la Cgil chiamò al blocco dei pedali «tutti i lavoratori che con cicli e motocicli consegnano merci o cibo in Lombardia». Si chiedevano garanzie soprattutto sul fronte sicurezza, di ipotesi assunzioni neanche a parlarne, l’equo compenso un miraggio lontano. Sono passati oltre otto anni, nel frattempo sono state approvate delle norme volte a garantire un minimo di tutela per la salute e contro il rischio infortuni, o a contrastare il fenomeno del cosiddetto caporalato digitale, come la legge 128 del 2019 o la 62/2026. È stato anche introdotto l’obbligo di assicurazione Inail a carico delle piattaforme, quello di fornitura di dispositivi di protezione individuale. Ma la realtà non collima con la legislazione. Basta guardare quel che avviene in queste settimane caratterizzate da sempre più frequenti e sempre più prolungate ondate di calore: per tutelare la salute dei lavoratori, il governo col decreto infrastrutture e le regioni con ordinanze locali hanno vietato il lavoro all’aperto nelle ore più calde, solitamente dalle 12.30 alle 16, eppure si vedono per le strade numerosi rider sfrecciare su bici elettriche o arrancare e spingere sui pedali anche in questa fascia oraria. Scelta loro? Non proprio. O, per lo meno, i rider spiegano che non vogliono essere messi di fronte alla scelta tra morire di caldo o morire di fame. Se devono smettere di consegnare pasti e altro tra l’ora di pranzo e metà pomeriggio, se devono rinunciare a circa 3 euro a consegna in quello che spesso è l’orario di punta per il loro lavoro, una forma di retribuzione o di risarcimento per lo stop nelle ore più calde andrebbe garantita. Questo vuol dire rispettare le ordinanze anti caldo. Ma non è quello che fanno le principali piattaforme digitali per cui pedalano. Per questo oggi sciopereranno. E non solo a Milano, come avvenne otto anni fa.

Il calendario delle proteste è fitto. A Bologna i rider di Glovo e Deliveroo spegneranno le applicazioni «contro le politiche di sfruttamento» per ritrovarsi in piazza Nettuno alle 16.30 e dar vita poi a un corteo cittadino lungo via Indipendenza e piazza VII agosto, con arrivo previsto in piazza XX settembre. Incrociano le braccia, anzi soprattutto le gambe, anche i rider di Milano: dalle 18 i fattorini di Glovo e Deliveroo non faranno consegne e organizzeranno invece degli appuntamenti in strada per spiegare che l’ordinanza anti caldo non può tramutarsi semplicemente in una perdita di salario per loro. A Firenze sfileranno per le vie del centro chiedendo maggiori diritti, tutele per il caldo estremo senza dover rinunciare a paghe già di per sé basse (il corteo partirà alle 17 dal McDonald's di via Cavour e arriverà in piazza Tanucci, toccando piazza San Marco, via Nazionale e la Fortezza da Basso), mentre i rider del Piemonte hanno deciso di mettere in campo la protesta domani dalle 10 alle 17.

A fronte di una situazione che è di evidente discriminazione per questa categoria di lavoratori, il governo si limita all’ennesimo annuncio, con la ministra del Lavoro Marina Calderone che ha assicurato l’imminente arrivo do una direttiva in Consiglio dei ministri. «Stiamo lavorando sul settore dei rider nel decreto 62 che ha introdotto nel 2023 proprio delle norme specifiche. Siamo anche in fase avanzata di recepimento della direttiva piattaforme che andrà in Consiglio dei ministri a breve e nell’ambito del decreto 62 abbiamo anticipato degli interventi importanti sul fronte del caporalato digitale». Ma ha gioco facile il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, a sottolineare che se davvero si vuole dare una prima risposta allo sciopero dei rider è necessario «rivedere gli interventi sugli ammortizzatori per il caldo previsti dal governo, che escludono i rider e dimezzano i fondi rispetto allo scorso anno». Anche il caldo non è uguale per tutti. Anche di fronte alle ondate di calore, ci sono lavoratori di serie A e altri di serie B. E anche peggio.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.