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Altri cinque mesi di debito ecologico. L’Overshoot day quest’anno rallenta di sei giorni, non per merito umano. La migliore programmazione economica per le risorse naturali? Ora è quella della Cina

 |  Editoriale

Oggi 30 luglio cade l’Earth Overshoot Day 2026, la data in cui l’umanità ha già consumato le risorse naturali e avrà richiesto più risorse e servizi ecosistemici di quanti la Terra sia in grado di rigenerare in un intero anno. Solo che al 31 dicembre mancano ancora cinque mesi, durante i quali vivremo in debito ecologico col pianeta intaccando le risorse delle generazioni future.

Il “Giorno del sovrasfruttamento” viene calcolato annualmente dal Global footprint network (Gfn) confrontando impronta ecologica e biocapacità: la prima misura quanta terra biologicamente produttiva è richiesta da una data popolazione per supportare le proprie attività, mentre la biocapacità misura la produzione di risorse naturali effettivamente disponibile sul nostro pianeta. L’Overshoot day, in sostanza, segna il momento in cui la nostra domanda supera la capacità di rigenerazione del pianeta, evidenziando un consumo insostenibile, con conseguente degrado degli ecosistemi che ci forniscono (gratis) aria e acqua pulita, cibo e altre risorse naturali indispensabili alla comunità umana.

Quest’anno l’Overshoot day cade sei giorni dopo rispetto al 2025, dunque siamo diventati più sostenibili? In realtà no, perché – spiega il Gfn – la data posticipata dipende principalmente da una revisione al rialzo della capacità degli oceani di assorbire CO2, ma al contempo la crescita delle emissioni climalteranti non è mai stata tanto alta rispetto alla capacità di assorbimento della biosfera. Abbiamo dunque scoperto che gli oceani possono assorbire un po’ più anidride carbonica di quanto ci aspettassimo, ma questa buona notizia non basta se non mettiamo un freno alle nostre emissioni.

«Attualmente – argomenta il Gfn – l'umanità sta sfruttando le risorse naturali a un ritmo del 73% superiore alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi, l'equivalente di vivere con le risorse di 1,73 Terre». Terre che ovviamente non abbiamo, finendo per degradare progressivamente l’unica casa comune a nostra disposizione, anno dopo anno.

Un divario che dura da oltre cinquant’anni e che nel corso del tempo ha generato un deficit ecologico – che fino al 1972 non esisteva – pari a 20,6 anni della capacità rigenerativa del Pianeta, segnale dell’enorme pressione esercitata sugli ecosistemi naturali. I danni derivanti dal sovrasfruttamento sono cumulativi, il che significa che, anche se la data dell’Overshoot rimane invariata o quasi da un anno all’altro, la pressione sul pianeta si intensifica. Ogni anno il superamento si aggiunge al debito ecologico già esistente. 

anni overshoot day 2026

Attenzione però: è fuorviante pensare che sia sufficiente portare avanti le pur necessarie buone pratiche a livello personale, per invertire la rotta. Un recente studio pubblicato dal World resources institute (Wri) documenta che le scelte personali riescono a ridurre le emissioni solo del 10%, se non accompagnate da politiche e infrastrutture adeguate. La transizione ecologica è dunque una trasformazione di tipo sociale, e richiede dunque azioni collettive: fare volontariato all’interno di associazioni ambientaliste e, ancora di più, scegliere bene a chi affidare il proprio voto nell’urna elettorale, è tanto importante quanto fare bene la raccolta differenziata.

«Nonostante questo superamento dei limiti di sostenibilità, quasi nessun Governo nazionale – accusa il Gfn – considera la sicurezza delle risorse un elemento centrale della propria pianificazione economica, anche se il superamento dei limiti ecologici alimenta la stagflazionel'insicurezza alimentare ed energetica, le crisi sanitarie e i conflitti».

Il rapporto Prepared for the Predictable? Overshoot and the Failure of Countries to Ready Themselves, pubblicato dal Gfn per questa giornata, prende in esame le strategie economiche di quaranta Paesi diversi in base alla serietà con cui affrontano la sicurezza delle risorse, utilizzando documenti che spaziano dai piani quinquennali di sviluppo ai discorsi sul bilancio, fino alle revisioni della sicurezza nazionale. Il presupposto di partenza del rapporto è semplice. L'attività economica dipende da input fisici: energia, minerali, acqua, terreni coltivabili, legname e la capacità fisica di gestire i rifiuti associati, come le emissioni di carbonio derivanti dall'uso di combustibili fossili; il Pil traccia i flussi monetari che si generano a partire da questi input, ma non gli input fisici stessi.

Di fronte a questo quadro, il rapporto si pone di fronte a due interrogativi. Il Paese riconosce il superamento dei limiti di produzione come una minaccia reale? Il riconoscimento di tale rischio si traduce in azioni concrete come politiche vincolanti, programmi finanziati e meccanismi di controllo? «I Paesi che si preparano a un futuro con risorse limitate saranno quelli meglio posizionati per affrontarlo. Al momento, quasi nessuno lo è», risponde David Lin, uno degli autori principali dello studio e responsabile scientifico del Global footprint network. L'ultimo Piano quinquennale della Cina è il documento strategico che più si è avvicinato all'ideale di pieno riconoscimento abbinato a piena azione, sebbene non abbia raggiunto la perfezione. Significa comunque che il gigante asiatico, pur con gli enormi impatti ambientali che ad oggi lo contraddistinguono, è quello che meglio si sta preparando a trasformarsi in un Paese ecologicamente sostenibile; al contrario i documenti strategici dell'Ue hanno ottenuto un punteggio «inferiore a quanto ci si potrebbe aspettare», viste le sue importanti iniziative di rendicontazione in materia di clima e sostenibilità. «Questa differenza – argomentano dal Gfn – potrebbe suggerire una lacuna tra la comunicazione sulla sostenibilità e l'integrazione strutturale dei vincoli delle risorse nella pianificazione economica di base».

E l’Italia? Basti osservare che se quest’anno a livello globale l’Overshoot day è ritardato di sei giorni, nel nostro Paese si è anticipato di tre. Ci sono bastati 123 giorni per azzerare l’intero budget ecologico del 2026, e viviamo a debito col nostro territorio ormai dal 3 maggio.  

mappa paesi overshoot 2026

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.