

Il nuovo FER X sembra il risultato di una convergenza di necessità molto concrete, più che di una svolta ideologica: l’Italia ha bisogno in tempi relativamente brevi di molta nuova elettricità, a prezzi più prevedibili e meno dipendenti dal gas. Pesano gli obiettivi europei, la sicurezza energetica, le richieste del settore elettrico e soprattutto quelle dell’industria, che da tempo denuncia lo svantaggio competitivo derivante dagli elevati costi dell’energia.
Il Governo Meloni continua parallelamente a indicare nel nucleare una prospettiva strategica di lungo periodo, ma con questo decreto sembra quasi di assistere ad un approccio non ideologico (pro nuke), ma realistico dato che il nucleare non può rispondere alla necessità di nuova produzione per decenni: autorizzazioni, progettazione e costruzione hanno tempi incompatibili con le urgenze del sistema elettrico italiano. Fotovoltaico ed eolico, invece, possono aggiungere capacità molto più rapidamente.
Da questo punto di vista il FER X appare pragmatico. Per le tecnologie ormai mature, soprattutto fotovoltaico ed eolico onshore, punta su grandi volumi e procedure competitive, accompagnate da contratti di lungo periodo che possono dare maggiore certezza sia ai produttori sia al costo dell’energia. L’obiettivo sostanziale è produrre molti nuovi kWh rinnovabili riducendo progressivamente l’esposizione ai prezzi del gas.
È però troppo presto per giudicarne il successo. La prima vera prova del nove saranno le autorizzazioni. L’Italia dispone già di una quantità enorme di progetti: Terna registrava a fine 2024 richieste di connessione per oltre 348 GW di nuova capacità rinnovabile, una dimensione largamente superiore a quella necessaria nel prossimo decennio. Il problema non sembra quindi essere la mancanza di investitori o di proposte, ma la capacità di selezionare i progetti validi e portarli rapidamente dall’istanza al cantiere.
L’eolico offshore rappresenterà un test particolarmente significativo. Numerosi progetti, soprattutto floating, sono stati presentati da anni e alcuni hanno attraversato iter ambientali molto lunghi. È parzialmente comprensibile che impianti di grandi dimensioni richiedano valutazioni serie su paesaggio, biodiversità, pesca, navigazione e connessioni. Ma se ogni procedimento dura molti anni, una delle maggiori risorse energetiche potenziali del Paese di fatto resta sulla carta. Il passaggio decisivo sarà quindi vedere quanti progetti autorizzati arriveranno effettivamente ai cantieri.
La seconda prova riguarda rete e accumuli. Incentivare decine di GW di nuova generazione serve a poco se linee, sottostazioni e connessioni non crescono con la stessa velocità. Terna prevede investimenti superiori a 23 miliardi di euro nella rete e stima per il 2030 un fabbisogno di circa 71,5 GWh di nuovi accumuli, oltre ai pompaggi esistenti. Sono infrastrutture necessarie per evitare che una crescita rapida di fotovoltaico ed eolico si trasformi in congestioni e curtailment.
La terza prova sarà ancora più semplice da misurare: quale percentuale dei GW aggiudicati nelle aste entrerà realmente in esercizio e con quali tempi. È questo il dato che permetterà di distinguere un buon disegno normativo da una transizione realmente realizzata.
Infine ci sarà la prova economica. Il FER X potrà essere considerato efficace se i nuovi impianti riusciranno a produrre grandi quantità di elettricità a prezzi competitivi e relativamente stabili, contribuendo a ridurre l’influenza del gas sulla formazione del costo dell’energia e quindi anche il divario di prezzo che penalizza l’industria italiana.
L’impressione iniziale può dunque essere moderatamente positiva. Le diverse pressioni — europee, industriali, energetiche e climatiche — sembrano avere prodotto non semplicemente un compromesso, ma un meccanismo potenzialmente utile. Non il classico topolino partorito dalla montagna, almeno sulla carta.
Ora però contano i risultati: autorizzazioni più rapide senza abbassare la qualità delle valutazioni, grandi impianti offshore finalmente sbloccati, reti costruite in tempo, capacità aggiudicata che diventa capacità operativa e, soprattutto, nuovi kWh rinnovabili realmente disponibili a prezzi competitivi.
Sono queste le prove del nove sulle quali, nei prossimi anni, andrà giudicato il FER X.
