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La riscoperta della piccola montagna. Mille metri di altezza, pochi chilometri dalla città ed è boom: il caso Vallombrosa

 |  Editoriale

Tanta gente a Vallombrosa non la si vedeva da tempo, e non sono solo i domenicali o i turisti da una giornata e via: ora gli hotel e le pensioni (quelli sopravvissuti) sono pieni così come i ristoranti. È la rinascita della piccola montagna, quella a pochi chilometri dalla città. Complice il grande caldo, le quattro ondate di calore e forse il prezzo della benzina, i fiorentini hanno riscoperto non solo le gite fuori porta ma anche le vacanze di prossimità, a patto che ci sia fresco.

Vallombrosa risponde bene alle richieste, con i suoi mille metri di altezza alle pendici del Pratomagno, circondata dalla Riserva Naturale Statale Biogenetica che dal 1977 la protegge dalla speculazione edilizia. Vedere gli alberghi pieni non può non far ripensare ai tempi in cui qui si viveva la stagione di un turismo termale di lusso, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento: qui arrivano nobili e intellettuali da tutta Europa, attratti dall’aria salubre. Anche Gabriele D’Annunzio tra questi, di cui si favoleggia scrivesse proprio dalle terrazze di uno degli alberghi. E di aberghi se ne costruiscono, tutti improntati al lusso, su tutti il Grand Hotel Vallombrosa. E non solo alberghi. Nel 1892 viene inaugurata una linea ferroviaria che dalla stazione di Sant’Ellero arrivava fino in vetta.

Il treno a cremagliera contribuisce al successo della località turistica ma ne anticipa anche il declino. Nel 1920 è già una linea morta, i tempi stanno cambiando, il carbone costa caro e non c’è più l’interesse di una volta per arrivare in carrozza al Grand Hotel Vallombrosa. Ma il declino vero e proprio arriverà con gli anni ’90 e i primi abbandoni. I grandiosi hotel, le dimore storiche sono insostenibili e non adatti alle nuove esigenze del turista, comincia una progressiva dismissione degli hotel, ora ridotti a ruderi disseminati nei boschi.

Oggi, oltre al clima favorevole, Vallombrosa ritrova una sua attualità attorno a due presenze che hanno finito per caratterizzarla meglio del turismo d’élite. I monaci Benedettini, che fanno ritorno a Vallombrosa nel 1866 riprendendo la custodia dell’Abbazia e che sono considerati i primi forestali d’Italia; a loro, per esempio, si deve l’introduzione dell’abete bianco e la cura del bosco fin dal loro insediamento. Il resto l’ha fatto la Riserva Naturale Statale Biogenetica, un'area protetta demaniale di 1.273 ettari gestita dal Reparto Biodiversità dei Carabinieri Forestali. Si estende sul versante occidentale del massiccio del Pratomagno, dai 470 metri dell'abitato di Tosi fino ai 1.440 metri del Monte Secchieta.

Qui si trova anche l’albero più alto d’Italia, un Abete di Douglas che raggiunge i 63 metri di altezza. I cittadini apprezzano, i forestali vigilano, i benedettini pregano. L’estate passa in fretta.

Maurizio Izzo

Giornalista, responsabile comunicazione di una azienda che si occupa di produzioni video, organizzazione di eventi, multimedia. Ho prodotto numerosi documentari sulla cooperazione internazionale.