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Sarà l’Onu a garantire il transito delle merci da Hormuz? Il segretario generale Guterres lancia l’allarme: con il blocco prezzi più alti, fame crescente, raccolti più scarsi

 |  Editoriale

Parlando con i giornalisti a New York, il segretario generale della Nazioni Unite Guterres ha avvertito che l’approvvigionamento alimentare globale è diventato un "danno collaterale" nei conflitti che coinvolgono Stati Uniti, Iran e Israele; Russia e Ucraina; e gli Houthi yemeniti e l'Arabia Saudita.

Non è la prima volta che il massimo rappresentante delle Nazioni Unite alza la voce non solo contro la guerra ma contro quegli “effetti collaterali” che provocano ulteriori danni e vittime. In questo caso il tema è quella della libera circolazione delle merci, il Segretario generale ha sottolineato che “i punti di strozzatura marittimi non devono mai diventare strumenti di coercizione” e che la fornitura di cibo, energia e beni essenziali non deve mai essere ostacolata”. Il libero esercizio dei diritti e delle libertà di navigazione è un pilastro della pace, della sicurezza e della prosperità condivisa e “deve essere rispettato”, ha affermato Guterres. “Proteggerlo è un obbligo giuridico e un imperativo umanitario”.

Di fatto al momento americani e iraniani scortano o comunque consentono il passaggio solo a poche navi, per lo più petroliere; poco distante nello stretto di Bab al-Mandeb i militanti Houti, sostenuti dall’Iran, bloccano le navi dirette in Arabia Saudita. Poi c’è la guerra in Ucraina con russi e ucraini che da tempo hanno preso di mira porti e navi mercantili rendendo anche il Mar Nero di fatto a serio rischio di navigazione. Sono questi gli esempi che consentono a Guterres di dire che “queste crisi stanno strozzando le arterie del commercio globale e mettendo a dura prova, in particolare, il sistema alimentare mondiale. Il risultato è chiaro: prezzi più alti, fame crescente, raccolti più scarsi e maggiori sofferenze, soprattutto per le persone più vulnerabili del mondo".

Da qui l’appello ai paesi belligeranti per il rispetto del diritto di navigazione sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. Peccato che proprio gli attori in scena, Stati Uniti, Iran e Israele quel trattato non lo hanno ratificato. Tocca allora a Guterres provare una mossa che appare disperata, la costituzione di una task force per garantire il “transito marittimo sicuro, ordinato e prevedibile a fini umanitari" attraverso lo Stretto di Hormuz, concentrandosi inizialmente sui fertilizzanti commerciali e sulle materie prime correlate, come parte di una possibile soluzione”.

La task force in realtà c’è già dal marzo scorso ma ora sarebbe dotata di non meglio definiti poteri e affidata al direttore esecutivo delle Nazioni Unite per i servizi di progetto (Unops) Jorge Moreira da Silva. Toccherà a lui capire se e in che modo le Nazioni Unite potranno garantire il transito di merci, in particolare cibo e fertilizzanti, la cui carenza sta aggravando la vita di milioni di persone. L’intenzione è ammirevole, la possibilità di vedere realizzato il progetto piuttosto scarsa, perché la verità è che ormai nelle guerre che si stanno combattendo, che sia quella degli Stati Uniti contro l’Iran, di Israele contro i Palestinesi o dei Russi contro gli Ucraini la sofferenza della popolazione civile è proprio una delle leve su cui i contendenti puntano. La fame come arma di guerra.

Maurizio Izzo

Giornalista, responsabile comunicazione di una azienda che si occupa di produzioni video, organizzazione di eventi, multimedia. Ho prodotto numerosi documentari sulla cooperazione internazionale.