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Un report della rete Living Rivers Europe svela le pressioni delle lobby per ridurre le garanzie della direttiva Ue sulle acque

Le indagini condotte dalle sigle ambientaliste europee portano alla luce i tentativi da parte di alcuni settori dell’agricoltura, dell’energia, dell’estrazione mineraria e della chimica di indebolire la legge comunitaria fondamentale in materia di protezione delle risorse idriche – la Water framework directive – con il pretesto della «semplificazione» e della «competitività»
 |  Acqua

Un nuovo rapporto, intitolato “Il ruolo dell'industria nella resilienza idrica: come alcuni sono all'avanguardia e altri causano danni”, ha svelato quanto poco alcuni dei gruppi industriali più potenti d'Europa si preoccupino delle norme che proteggono le persone e la natura da una delle più grandi minacce del nostro tempo: l'inquinamento e la distruzione della natura. I risultati portano alla luce i tentativi da parte di alcuni settori dell'agricoltura, dell'energia, dell'estrazione mineraria e della chimica di indebolire la legge fondamentale dell'Ue in materia di protezione delle risorse idriche, la direttiva quadro sulle acque (Water framework directive, Wfd), con il pretesto della «semplificazione» e della «competitività».

Questo rapporto è una pubblicazione congiunta della coalizione Living rivers Europe (European Anglers Alliance, EEB, European Rivers Network, The Nature Conservancy, Wetlands International Europe e WWF European Policy Office).

Nel documento si legge che nonostante dipendano da acqua pulita e abbondante per le loro attività, queste lobby dei settori agricolo, energetico, minerario e chimico stanno esercitando pressioni sulla Commissione europea affinché utilizzi il prossimo pacchetto ambientale “Omnibus” - la proposta di Bruxelles che, denunciano le sigle ambientaliste, con la scusa della «semplificazione» sta letteralmente smantellando le leggi ambientali - per ridurre le garanzie fondamentali della Wfd. Le richieste avanzate dai vertici comunitari includono l'abolizione del principio “one-out, all-out” (secondo il quale lo stato ecologico del corpo idrico è determinato dal più basso dei giudizi riscontrati durante il monitoraggio biologico, fisico-chimico e chimico, relativamente ai corrispondenti elementi qualitativi), l'attenuazione del divieto di distruggere la natura e il rinvio della scadenza del 2027 per ripristinare la buona salute dei fiumi, dei laghi e delle falde acquifere europee. Tutto questo nonostante il fatto che la Wfd sia stata dichiarata in buona salute e «adatta allo scopo» dalla stessa Commissione nel 2019.

Se approvate, denuncia la rete di associazioni ambientaliste europee, queste modifiche aprirebbero le porte a un ulteriore aumento dell'inquinamento e della distruzione della natura, minacciando non solo gli ecosistemi e la fauna selvatica, ma anche fonti vitali di acqua potabile, mettendo in pericolo la salute di milioni di persone in tutta Europa e compromettendo al contempo la nuova strategia dell'UE per la resilienza idrica e gli obiettivi climatici europei.

Il rapporto mostra come l'agricoltura industriale cerchi di eludere i controlli sull'inquinamento, indispensabili per la sopravvivenza, le industrie estrattive vogliano permessi più liberi per nuove miniere e i giganti dell'energia spingano per ridefinire gli standard di inquinamento, il tutto sostenendo di agire in nome della crescita verde. Tutto questo in nome dei profitti a breve termine.

Al contrario, molte aziende lungimiranti chiedono un'applicazione più rigorosa della direttiva quadro sulle acque, riconoscendo che ecosistemi di acqua dolce sani sono essenziali per la stabilità, la produttività e la resilienza in tutta Europa.

La coalizione Living Rivers Europe ha dichiarato: «I lobbisti dell'industria stanno circondando la Commissione, spingendo per stravolgere l'intero regolamento. Non mostrano alcuna preoccupazione per il fatto che le loro richieste potrebbero lasciarci con sostanze chimiche nel sangue e contaminazione tossica nell'acqua in cui nuotiamo, purché i profitti continuino ad arrivare. Ma cedere alle loro richieste sarebbe un grave errore. A pagare saranno i cittadini, le aziende progressiste e, alla fine, anche queste stesse industrie, quando la deregolamentazione a breve termine alimenterà l'instabilità a lungo termine, la reazione negativa dell'opinione pubblica e crisi ambientali più profonde causate proprio da loro».

La Commissione europea si trova ora di fronte a una scelta cruciale, sottolineano le sigle ambientaliste europee: stare dalla parte dei cittadini e della scienza o schierarsi con chi inquina nel breve termine. Inoltre la rete ambientalista esorta Bruxelles a mantenere la direttiva quadro sulle acque fuori dal pacchetto omnibus ambientale, applicare le norme esistenti, senza rivederle o privarle di significato, finanziare e rafforzare l'attuazione attraverso la strategia di resilienza idrica, proteggere il diritto dei cittadini ad avere accesso ad acqua pulita, sicura e a prezzi accessibili.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.