
La crisi idrica in Italia costa 13 miliardi l’anno: 227 euro pro capite, doppiata la media Ue

«Senza acqua il 20% del Pil italiano non potrebbe essere generato». È una delle tante cifre contenute nel Libro bianco “Valore acqua” realizzato da Teha, che fotografa un’Italia «sempre più esposta allo stress idrico che comporta avere troppo poco o troppa acqua nei momenti sbagliati, difficoltà nella raccolta o nella gestione». L’altro dato assai preoccupante che emerge dalle analisi è che la crisi idrica, sommando siccità, alluvioni e mancato riciclo, pesa non poco sulle tasche degli italiani: oggi costa annualmente 227 euro pro capite, il doppio della media europea (112 euro per abitante), per una cifra complessiva pari a 13,4 miliardi di euro, «come se l’economia del nostro Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno», spiegano gli autori dell’indagine.
Nel report si ricorda (pag. 94) che nel 2026 è iniziata l’era della «bancarotta idrica globale», ovvero un numero sufficiente di sistemi critici ha superato il punto in cui potevano essere ripristinati ai livelli precedenti e «l’oltrepassare questa soglia altererà radicalmente il rischio idrico globale, provocando effetti a cascata nelle varie comunità, in un pianeta sempre più interconnesso tra commercio e migrazione». Viene anche sottolineato che «la crisi climatica sta esacerbando il problema della disponibilità idrica sciogliendo i ghiacciai, riserve secolari di acqua, e causando sbalzi di temperatura nelle condizioni meteorologiche» e che «la finestra per limitare gli impatti potenziali del riscaldamento globale al +1,5 °C o al +2 °C al di sopra dei livelli preindustriali si sta assottigliando».
Passando dal globale al particolare del nostro Paese, i ricercatori segnalano che «l’Italia è il 4° Stato in Unione europea per stress idrico, con un valore indice di 3,3 su 5, in peggioramento al 2030» (ci posizioniamo solo dietro a Belgio (4,4), Grecia (4,3) e Spagna (3,9) in Europa) e 4 delle 7 Regioni con uno stress idrico massimo (5) sono italiane (Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia). Si legge nel report: «Stress idrico ed eventi siccitosi di grande portata sono più frequenti poiché l’aumento delle temperature è inoltre negativamente correlato anche con i volumi medi di precipitazione. Nel 2023 i volumi di precipitazione annua sono stati inferiori circa del -10% rispetto alla media del decennio 2010-2020 in Italia, seppur in crescita del +31% dal 2022, anno fortemente siccitoso».
Sempre per quanto riguarda l’Italia, si legge nel lavoro realizzato da Teha che la crisi dell’acqua, che nel 2025 ha visto oltre 1.100 episodi di precipitazioni intense abbattersi sulla Penisola e 139 allagamenti urbani (nei primi anni duemila si contavano 45 precipitazioni intense e 3 allagamenti urbani l’anno) genera impatti consistenti sul sistema produttivo a cominciare dall’agricoltura. Nell’ultimo decennio la produzione agricola italiana si è ridotta del 7,8%, con picchi nelle coltivazioni più idrovore. Nel solo 2024 i danni legati ai cambiamenti climatici per l’agricoltura hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro. Questo il passaggio, contenente anche ulteriori confronti con quel che avviene in Europa: «Il settore agricolo utilizza oltre la metà dell’acqua prelevata in Italia (il 48%, vs. 31% media Ue). Ogni anno 17,5 miliardi di metri cubi di acqua sono prelevati per essere destinati a irrigazione agricola. Nell’ultimo decennio, la produzione agricola italiana si è ridotta del -7,8%, con picchi nelle coltivazioni più idrovore (es. mais, -19,9 milioni di quintali; barbabietola da zucchero, -11,7 milioni di quintali; frutta, -5,8 milioni di quintali). A causa dei cambiamenti climatici, il settore agricolo è sempre più vulnerabile alla disponibilità d’acqua: il danno dei cambiamenti climatici per l’agricoltura si è attestato a 8,5 miliardi di euro nel 2024 ed è previsto raggiungere i 13,4 miliardi di Euro al 2050, se non si mettono in campo azioni efficaci».





