
Acqua e salute, ratificato il protocollo Oms-Unece. Si lavora a una commissione nazionale dedicata al tema

Il Senato ha ratificato il 31 marzo il protocollo Oms/Unece (United nations economic commission for Europe) su Acqua e Salute (il via libera in prima lettura era stato dato dalla Camera lo scorso ottobre). Si tratta di un accordo giuridicamente vincolante che integra la tutela della salute e la gestione sostenibile delle risorse idriche. E, come sottolinea l’Istituto superiore di sanità (Iss) con questo voto «l’Italia fa un passo fondamentale nel considerare l’acqua come una priorità di sicurezza sanitaria e non solo ambientale», anche se in decenni di lavoro il nostro Paese «ha già anticipato molti obiettivi ed azioni contenuti nel Protocollo, a partire dall’integrazione strutturale tra tutela della salute, gestione delle risorse idriche e lotta ai cambiamenti climatici». Il dispositivo è tra l’altro al centro del convegno internazionale “Italian Ratification of the Who/Unece Protocol on Water and Health”, in programma da oggi al 17 aprile presso l’Istituto superiore di sanità: si tratta di un primo tavolo tecnico di stakeholder, possibile nucleo di una Commissione nazionale permanente su acqua e salute, funzionale a coordinare gli obiettivi e le azioni in ambito nazionale in tema di acqua e salute.
Con il primo via libera sei mesi fa e ora con la ratifica da parte del Senato, l’Italia si unisce ai 30 Stati firmatari di questo protocollo che unisce in un unico quadro la protezione della salute e la gestione sostenibile dell’acqua lungo tutto il ciclo, dalle fonti al consumo, fino alle acque reflue e alla balneazione. Ogni Paese aderente si impegna a fissare obiettivi nazionali misurabili su accesso equo all’acqua potabile, servizi igienico-sanitari sicuri, riduzione delle malattie idrotrasmesse e protezione degli ecosistemi idrici, rendicontando periodicamente i progressi all’Oms e all’Unece.
Come spiega l’Iss rivendicando quanto fatto in questi anni, l’Italia ha costruito nel tempo gran parte di questa architettura. «Con il Sistema nazionale di prevenzione salute-ambiente-clima (Snps) e gli investimenti del Piano nazionale per gli investimenti complementari al pnrr, il ministero della Salute ha rafforzato l’advocacy sanitaria nel settore dell’acqua, orientando il SSN verso una prevenzione intersettoriale. Elemento chiave di questo percorso è il Centro nazionale per la sicurezza delle acque (CeNSiA), istituito dalla Legge 127/2022 presso l’Istituto Superiore di Sanità, punto di riferimento tecnico-scientifico per azioni nazionali su acqua e salute che assicura supporto alla gestione della prevenzione sanitaria da parte delle Regioni e delle autorità di regolazione, nello sviluppo e implementazione delle direttive europee e formazione dei professionisti, e che, in qualità di focal point nazionale del Protocollo OMS/UNECE, coordina, insieme ai Paesi Bassi, il programma internazionale dedicato alla resilienza dei sistemi idrici rispetto al cambiamento climatico».
Il primo Rapporto nazionale del CeNSiA ha documentato un’elevata conformità della qualità dell’acqua potabile in Italia. Sul fronte istituzionale, spiegano i vertici dell’Iss, «l’Italia punta a spostare il baricentro dalla gestione delle emergenze alla prevenzione, mettendo in filiera sanità pubblica, protezione ambientale e gestione delle risorse, industria, agricoltura e ricerca con azioni pianificate e concrete». Per quanto riguarda le acque reflue urbane, la nuova Direttiva europea approvata nel 2024 con il coordinamento del Mase amplia il campo di applicazione agli agglomerati più piccoli, introduce il trattamento quaternario per la rimozione dei microinquinanti come i residui farmaceutici, rafforza il monitoraggio sanitario e, soprattutto, afferma il principio della Responsabilità estesa del produttore (Epr): i produttori di farmaci per uso umano e cosmetici contribuiranno ai costi del trattamento avanzato necessario a proteggere l’ambiente e la salute. È un passaggio cruciale per bilanciare i benefici della chimica con la tutela delle risorse idriche.
Spiega il presidente dell’Iss Rocco Bellantone: «La moderna visione di One Water riflette, da un lato, l’approccio di complessità e di prevenzione integrata che ispira la One Health e, dall’altro, richiama l’oggettiva e scientifica unicità della matrice acqua nel tempo e nello spazio, in un ciclo in cui l’uomo ne consuma la qualità e, in molti casi, ne compromette sostenibilità ed equità d’uso. È insieme un concetto culturale più profondo, che ci porta a riconoscere l’acqua come risorsa unica e insostituibile: possiamo scegliere quali forme di energia adottare o quali strategie alimentari pianificare per il pianeta, ma non abbiamo alternative per l’approvvigionamento idrico, essenziale per sostenere la vita, i diritti umani e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda Onu».





