
Rischio siccità per i bacini della Lombardia: manca oltre un miliardo di metri cubi di acqua

Le piogge dei giorni scorsi – comunque scarse – non hanno attenuato l'allarme lanciato già a inizio aprile sul rischio di una grave carenza idrica per l'agricoltura di pianura e sulle disponibilità idropotabili nelle fasce prealpine che non possono fare affidamento su falde profonde. Lo fa sapere Legambiente Lombardia sottolineando che l'ultima emissione del bollettino regionale idrologico diffuso da Arpa rileva una carenza idrica, rispetto al dato medio del periodo, che supera gli 1,1 miliardi di m3. In altre parole, manca il 37% dell'acqua che ci aspetteremmo di trovare nei laghi o in forma di neve sulle montagne.
La situazione più critica è tra Brembo e Oglio, dove il deficit supera il 50%, mentre scorte un po' più abbondanti sono presenti nelle acque dei laghi Maggiore e Garda.
Il dato più preoccupante è nella carenza di neve: manca oltre il 55% della neve sulle pendici montane, e questo significa che c'è una elevata probabilità che il disgelo si concluda con un mese di anticipo, già verso fine maggio.
Nei prossimi giorni sono attese precipitazioni, ma non abbondanti, e con quota neve al di sopra dei 2.000 metri sul livello del mare: è dunque improbabile che diano un reale sollievo alla carenza idrica che si profila.
In queste condizioni, sottolinea l’associazione ambientalista, i rischi maggiori riguardano le colture che esprimono i maggiori fabbisogni irrigui nella stagione estiva: il mais in primo luogo, ma anche il riso, specie per quelle risaie in cui si semina in asciutta, mentre l'acqua per l'allagamento tradizionale delle risaie, previsto già nei prossimi giorni, appare al momento assicurata nei bacini che alimentano la pianura risicola, la situazione potrebbe diventare complicata per le coltivazioni che ritardano l'irrigazione a giugno, quando il suolo asciutto richiederà molti più apporti per saturarsi d’acqua consentendo l'allagamento delle camere di risaia, e non è scontato che i bacini di monte possano fornire una sufficiente provvista.
«Il sempre più frequente presentarsi di crisi idriche legate al riscaldamento globale richiede di sviluppare strategie di adattamento», ribadisce Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia. «Si tratta non solo di modificare gli assortimenti colturali della pianura irrigua per ridurre i fabbisogni estivi, ma anche gli approcci irrigui, valorizzando pratiche tradizionali, come quella dell'irrigazione invernale che consente di fare scorta nelle falde acquifere, ma anche pratiche innovative come l'irrigazione alternata delle risaie, che fra l'altro consente di ridurre notevolmente le emissioni di metano dai campi allagati».





