
Anche in Veneto manca l’acqua, la portata dell’Adige si è ridotta del 70%

I maggiori fiumi del Veneto, una regione dove storicamente l’acqua non manca di certo, scorrono su livelli di magra severa rispetto alle medie storiche, trascinati in secca dalla crisi climatica in corso provocata dall’impiego di combustibili fossili. L’Adige, misurato a Boara Pisani, ha registrato una portata media mensile di 80 metri cubi al secondo, il 70% in meno rispetto ai 268 attesi sulla base delle serie pluriennali.
I dati arrivano dal rapporto mensile di Arpav, l’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto, aggiornato al 31 luglio. Il dato dell’Adige è sceso sotto il quinto percentile della serie storica, una soglia che restituisce l’eccezionalità della contrazione in corso.
«Quando nei bollettini si leggono percentuali di scarto come -70% nell’Adige o -69% nel Bacchiglione, è fondamentale spiegare chiaramente che queste differenze non si riferiscono all’anno precedente, bensì alla media, calcolata sulle serie storiche pluriennali – precisa l’assessora regionale all’Ambiente, Elisa Venturini – Questo significa che i fiumi non stanno semplicemente calando rispetto al 2025, ma si muovono su livelli di anomalia e magra severa rispetto a ciò che storicamente la nostra regione dovrebbe garantire in questo periodo dell’anno».
Il Bacchiglione a Montegalda si è fermato a 6,19 metri cubi al secondo, contro una media storica di 19,8. Il Po a Pontelagoscuro è sceso a 324 metri cubi al secondo rispetto ai 1.025 di riferimento, segnando uno scarto del 68%. La Livenza, con 40,7 metri cubi al secondo misurati a Meduna, presenta invece una contrazione del 48%.
Le piogge di luglio non sono bastate a invertire la tendenza. La media regionale si è attestata attorno a 85 millimetri, il 9% sotto la norma, mentre il bilancio dell’anno idrologico iniziato il 1° ottobre mostra una carenza molto più profonda: 696 millimetri cumulati contro una media storica di 919, con un deficit regionale del 24%.
«Stiamo assistendo ad un trend ininterrotto di esaurimento dei deflussi, iniziato nel mese di maggio ed alimentato da una combinazione complessa di fattori climatici, che non possiamo ignorare – prosegue Venturini –. Nonostante le piogge di luglio, il bilancio complessivo dell’anno idrologico conferma un deficit strutturale su scala regionale».
Per preservare l’equilibrio del sistema e assicurare prioritariamente l’approvvigionamento idropotabile – che per legge nazionale ha la priorità assoluta – la Regione ha ridotto i prelievi irrigui del 55% nel Veronese e del 50% sia dal canale Leb–Lessinio Euganeo Berico sia per i consorzi irrigui di valle. La gestione della risorsa richiede ormai interventi quotidiani e coordinati sui principali corsi d’acqua.
Nei giorni scorsi il livello dell’Adige ad Anguillara Veneta era sceso al punto da compromettere il funzionamento degli impianti di pompaggi; le manovre, concordate col sistema acquedottistico Savec, hanno permesso di riportare la portata a circa 80 metri cubi al secondo.





