
C’era una volta il Grande fiume. Il Po in secca ha perso l’80% della sua portata

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha diffuso sui propri canali social un video girato direttamente sul letto del Po, a Torricella, nel comune di Sissa Trecasali, in provincia di Parma, per denunciare la gravissima crisi idrica e l’inerzia del Governo Meloni di fronte all’emergenza climatica. «Bella spiaggia, vero? Purtroppo questo è il letto del Po», afferma Bonelli nel video. Eppure, di fronte a questa emergenza, il Governo Meloni continua a voltarsi dall’altra parte e a cancellare la crisi climatica dall’agenda politica. Le spiagge riarse affiorate nel letto del Po sono ormai l’immagine più evidente della siccità che stringe il Nord Italia. All’inizio di agosto la portata del Grande fiume è scesa dell’80% rispetto ai valori storici a Isola Sant’Antonio, in Piemonte, e del 74% alle stazioni di Cremona, in Lombardia, e Pontelagoscuro, in Emilia-Romagna.
Del resto il Po condivide la crisi con gli altri grandi fiumi europei, dal Danubio al Reno fino alla Loira, che stanno cadendo uno dopo l’altro sotto i colpi della crisi climatica alimentata dai combustibili fossili come gas, petrolio, carbone. «Di fronte a un cambiamento epocale, particolarmente evidente in Europa, servono politiche comunitarie condivise nel rispetto delle specificità territoriali», afferma Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) e vicepresidente di Irrigants d’Europe, chiedendo che Bruxelles ritrovi la coesione sperimentata durante l’emergenza Covid.
Il quadro tracciato dal nuovo rapporto settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche mostra un Nord attraversato da temperature elevate durante l’intero arco della giornata e precipitazioni scarse, arrivate soprattutto attraverso grandinate anomale e fenomeni localizzati ma violenti.
In Valle d’Aosta, a luglio, è caduto il 37% di pioggia in meno rispetto alla media, mentre le temperature hanno superato di 3 °C la norma. Sul Piemonte le precipitazioni mensili sono risultate inferiori del 54%, portando il bilancio dell’anno idrologico a un deficit del 27%.
Le temperature piemontesi hanno oltrepassato la media di 3 °C, con un’anomalia record di +3,3 °C nel settore settentrionale. Alla fine del mese le riserve idriche regionali erano più basse del 62% rispetto ai valori medi e il deficit raggiungeva il 79% nel Piemonte settentrionale. Le portate dei corsi d’acqua sono così precipitate fino ai minimi storici: -90% per il Tanaro e -83% per la Varaita.
L’accumulo di energia dovuto alla persistenza delle alte temperature crea inoltre le condizioni per lo sviluppo di eventi meteorologici estremi. Le acque del Tirreno e del Mediterraneo tra Sicilia e Nord Africa raggiungono i 31 °C. Secondo i dati Copernicus riportati da Anbi, la temperatura media degli oceani è arrivata a 21,05 °C, ormai vicina al record di 21,09 °C registrato tra febbraio e marzo 2024.
Mentre le risorse idriche settentrionali scendono ai minimi, nel Mezzogiorno le scorte accumulate nei bacini artificiali continuano a garantire le erogazioni potabili e irrigue, pur in presenza di caldo intenso e forte evapotraspirazione.
In Basilicata i principali invasi trattengono 277,84 milioni di metri cubi d’acqua, pari al 66% dei volumi autorizzati, dopo averne erogati oltre 13,5 milioni in una settimana. In Puglia, dove a luglio le precipitazioni sulla penisola salentina sono state inferiori di oltre l’80% rispetto alla media, i serbatoi al servizio della Capitanata conservano 172,24 milioni di metri cubi, circa il 52% della capacità complessiva. Le erogazioni settimanali hanno sfiorato i 12,5 milioni di metri cubi, ma le riserve superano ancora di oltre 104 milioni quelle dello scorso anno.
In Sicilia gli invasi contengono il 59% d’acqua in più rispetto al 2025 e risultano pieni almeno al 70%. Anche in Sardegna il caldo e l’afflusso turistico stanno facendo crescere i consumi: in un mese le dighe hanno perso 149 milioni di metri cubi, ma grazie alle piogge dell’inverno e della primavera conservano mediamente il 73,38% del volume invasabile.
«È la dimostrazione della fondamentale funzione di bacini capaci di trattenere le acque, quando arrivano, per utilizzarle quando servono – commenta il direttore generale di Anbi, Massimo Gargano – È indispensabile che l’allora lungimirante visione della Cassa per il Mezzogiorno diventi oggi strategia per l’intero Paese».
Per questo è urgente un Piano nazionale per la sicurezza idrica e idrogeologica, di cui si parla sempre dopo ogni siccità o alluvione, per dimenticarsene subito dopo: l’acqua per il momento non manca, ma è sempre più concentrata nel tempo e nello spazio, tant’è che dopo questa fase di caldo estremo si preannuncia già una nuova stagione d’alluvioni. In Italia spendiamo 7 mld di euro all’anno di risorse pubbliche e da tariffa per la gestione di tutti gli aspetti idrici, mentre ne servirebbero 10 in più, secondo le stime elaborate dalla Fondazione Earth and water agenda (Ewa). Dove trovarli? Il solo progetto per il ponte sullo Stretto di Messina, ad esempio, vale 13,5 miliardi di euro, mentre oggi anno lo Stato italiano assicura – secondo le stime del Governo Meloni – almeno 22 mld di euro in sussidi ambientalmente dannosi.




