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Un accordo decisivo per evitare il collasso delle colture stagionali, a partire da quella del riso

Lombardia senz’acqua, l’Italia costretta a importarla dalla Svizzera per riempire il lago Maggiore

Meggetto (Legambiente): «Se in generale bisogna moltiplicare gli sforzi per abbandonare per sempre la dipendenza da fonti energetiche fossili, nella pianura padana ciò significa anche ripensare l’agricoltura»
 |  Acqua

La siccità e il caldo estremo – entrambi eventi meteo estremi resi più probabili e intensi dalla crisi climatica in corso, foraggiata dall’impiego di combustibili fossili ma anche dagli allevamenti intensivi largamente presenti in Lombardia – hanno lasciato il lago Maggiore con livelli idrici ai minimi ormai da troppo tempo. Tant’è che l’Italia ha siglato per la prima volta nella storia un accordo con la Svizzera per importare acqua: il Paese elvetico Svizzera erogherà, attraverso l'alveo del Fiume Toce, 5 metri cubi al secondo di acqua aggiuntiva destinata al lago Maggiore.

Si tratta, commenta l’assessore regionale lombardo all’Utilizzo della risorsa idrica, Massimo Sertori, di «un risultato importante, che – ha spiegato – insieme all’altro accordo che abbiamo fatto con Enel, in particolare per le centrali idroelettriche che ci sono sul Toce, ci consente di incrementare l’afflusso verso il Lago Maggiore contrastando l’abbassamento del lago che in questo momento si trova a circa -45».

Il mantenimento di questa portata di erogazione risulta decisivo per evitare il collasso delle colture stagionali. Oggi, fa sapere Sertori, l’erogazione dal lago Maggiore è «intorno ai 70 metri cubi al secondo. Con questi due interventi, dovremmo riuscire a mantenerla costante almeno per altri 10 giorni. Un risultato importante soprattutto per la coltura del riso, in particolare per i territori della Lomellina, del Pavese e della Bassa Milanese».

Secondo Legambiente, già da luglio il tavolo regionale per la gestione della crisi idrica ha operato nel migliore dei modi, ma ciò non è bastato: il 2026 in Lombardia è la seconda annata meno piovosa del decennio (la siccità del 2022 resta un record): da inizio anno è mancato circa un quarto delle precipitazioni attese sui bacini montani; di conseguenza nei grandi laghi sono entrati 4 miliardi di metri cubi d’acqua in meno rispetto agli oltre 10 attesi a questo punto dell’anno. Un deficit difficile da colmare, pur mettendo in campo tutte le possibili forme di risparmio e di gestione: anche i pochi milioni di litri che è possibile attingere dai bacini idroelettrici – anch’essi in non buone condizioni di riempimento – sono un aiuto, ma ben poco rispetto a questa voragine di risorsa idrica.

«La crisi climatica presenta il conto del troppo poco che si è fatto per evitarla fino ad oggi – argomenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Dobbiamo ormai fare fronte ad un riscaldamento irreversibile del clima, i cui segnali sono inequivocabili. Se in generale bisogna moltiplicare gli sforzi per abbandonare per sempre la dipendenza da fonti energetiche fossili, nella pianura padana ciò significa anche ripensare l’agricoltura, modificando il paesaggio produttivo per renderlo idoneo al nuovo scenario di temperature e precipitazioni. Non serve solo dirlo, come sta finalmente iniziando a succedere anche in ambienti istituzionali, ma bisogna iniziare a farlo. Serve cioè una efficace strategia di adattamento per le coltivazioni che ne riduca la dipendenza dalle ormai scarse disponibilità idriche estive, modificando il paesaggio produttivo ed abbracciando la transizione agroecologica, anche per ridurre gli impatti che l’agricoltura intensiva determina su ambiente, qualità dell’aria e sul clima stesso».

Redazione Greenreport

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