
Ghiacciai sempre più vittime del caldo: entro il 2070 -50% di risorsa nivale sotto i 2 mila metri

La neve che si accumula in montagna è una delle principali riserve naturali di acqua per la primavera, quando la fusione nivale alimenta fiumi e disponibilità idrica proprio all’inizio della stagione irrigua. Ma nei prossimi decenni questa riserva potrebbe ridursi in modo marcato. Entro il 2070, la risorsa idrica nivale potrebbe diminuire in tutto il territorio nazionale, con punte di circa il 50% e oltre alle quote inferiori ai 2.000 metri. Sono alcuni dei primi risultati di IT-WATER, il progetto coordinato da Fondazione CIMA con Agenzia ItaliaMeteo e Fadeout Software che è stato presentato in anteprima nazionale al Festival dell’Acqua di Utilitalia.
Il dato è particolarmente rilevante per le fasce comprese tra 1.500 e 2.000 metri, che forniscono la maggior parte della fusione nivale durante la primavera. È proprio in queste quote, infatti, che la riduzione della neve accumulata durante l’inverno può incidere sulla disponibilità d’acqua all’inizio della stagione irrigua.
Le diminuzioni più marcate sono attese nelle aree appenniniche, a causa della maggiore vulnerabilità e delle quote più basse rispetto alle Alpi.
Alla riduzione della risorsa nivale si aggiunge quella contenuta nei ghiacciai, destinata a diminuire secondo entrambi gli scenari climatici analizzati dal progetto.
In Valle d’Aosta, in particolare, le proiezioni al 2070 indicano un dimezzamento della risorsa idrica glaciale anche nello scenario che rispetta l’Accordo di Parigi. Risultati simili, o ancora più marcati, emergono nelle altre regioni glacializzate del Nord.
Si tratta di un’evoluzione che si inserisce in un contesto già segnato dalle fusioni eccezionali registrate negli ultimi anni: nelle estati del 2022 e del 2026, spiegano gli autori dello studio, la fusione glaciale ha raggiunto valori pari a tre o quattro volte quelli di un anno medio.
Il progetto non si ferma però a neve e ghiacciai. IT-WATER mette insieme scenari climatici ad alta risoluzione, modelli fisici del ciclo dell’acqua e capacità di calcolo ad alte prestazioni per stimare come cambierà la disponibilità della risorsa sul territorio italiano. Attraverso i modelli S3M, dedicato a neve e ghiacciai, e Continuum, dedicato alle componenti idrologiche, vengono elaborate informazioni sull’accumulo e sulla fusione della neve, sull’evoluzione degli apparati glaciali, sull’evapotraspirazione, sull’umidità dei suoli e sulla portata dei principali corsi d’acqua. Le informazioni potranno essere utilizzate a diverse scale, fino alle regioni e ai principali bacini idrografici. IT-WATER fornirà inoltre mappe di evapotraspirazione, umidità dei suoli e portata alle principali sezioni di chiusura di tutti i fiumi italiani, con una risoluzione compresa tra 200 e 500 metri.
Le condizioni di scarsità idrica già registrate soprattutto nel Nord Italia nel 2022, 2023 e nel 2026 hanno prodotto effetti sulla risalita del cuneo salino, sull’acqua per l’irrigazione e sulle restrizioni all’uso della risorsa, oltre a far emergere tensioni tra le diverse esigenze, da quelle ecosistemiche a quelle civili, agricole e industriali. Secondo i risultati del progetto, la progressiva riduzione delle riserve glaciali e nivali potrebbe rendere queste condizioni più frequenti e intense.
«La sfida non è soltanto sapere come cambierà il clima, ma capire che cosa quel cambiamento significherà per l’acqua che avremo realmente a disposizione», sottolinea Luca Ferraris, presidente di Fondazione CIMA. «Con IT-WATER portiamo gli scenari climatici futuri dentro il ciclo dell’acqua provando ad unire i puntini e permettere a chi la gestisce di pianificare, adattarsi e prendere decisioni».





