Senza agroecologia non c’è transizione ecologica. Basta incentivi ambientalmente dannosi

«L’Europa punta decisamente sul biologico ma fino ad oggi le sovvenzioni sono andate quasi interamente all’agricoltura convenzionale. E in Italia la quota “green” è ancora più bassa»

[15 Aprile 2021]

La Coalizione Cambia la Terra – un progetto voluto da FederBio assieme a Legambiente, Lipu, Medici per l’Ambiente, Slow Food e WWF e sostenuto da alcune importanti aziende del settore –  denuncia che «l’Europa punta decisamente sul biologico ma fino ad oggi le sovvenzioni sono andate quasi interamente all’agricoltura convenzionale. E in Italia la quota “green” è ancora più bassa, in relazione alla superficie destinata al bio nel nostro Paese».

Una contraddizione tra intenzioni e realtà che è emersa chiaramente nelle dichiarazioni di Janusz Wojciechowski, il Commissario Ue  all’agricoltura, che presentando il Piano d’Azione europeo per il biologico 2021-2027, ha spiegato che «Solo l’1,8% dei fondi della PAC (la Politica agricola comune) è andata a sostenere la produzione biologica, affermando che tale quota per il futuro dovrà essere aumentata. Il bio europeo copre circa l’8% delle superficie agricola – dicono a Cambia la Terrra – In Italia, dove i campi “pesticidi free” arrivano a quasi il doppio della media Ue (15,8%), la percentuale di fondi della PAC destinata al bio è del 2,3%. In termini relativi, dunque, ancora più bassa di quella della media dei Paesi Ue».

Ma la coalizione ambientalista e del biologico è convinta che «Siamo di fronte a una svolta nelle politiche europee, a cominciare dalle Strategie Farm to Fork e Biodiversità, che hanno fissato al 2030 un target del 25% di superficie bio, triplicando così la media europea, oltre a un taglio del 50% sia dei pesticidi nei campi che degli antibiotici negli allevamenti zootecnici. L’Europa ha già messo in campo il Piano d’Azione Europeo per il bio, che punta ad incrementare sia la produzione che la domanda, prevedendo il 30% delle risorse per la promozione dell’agroalimentare al settore bio, l’integrazione dei prodotti bio nei criteri minimi obbligatori per gli appalti sostenibili e la destinazione del 30% dei fondi previsti per agricoltura e zone rurali da Horizon Europe 2021-2027, il programma europeo di ricerca e innovazione.

E’ proprio per mettere l’accento sulla necessità di una ulteriore svolta verso l’agroecologia e le produzioni biologiche anche a livello nazionale che Cambia la terra  ha realizzato il Quaderno  “Per una transizione biologica”, A cura di Silverback-Greening the Communication, che è stato elaborato da Renata Alleva (nutrizionista, Isde); Lorenzo Ciccarese (Ispra); Damiano Di Simine (Legambiente); Franco Ferroni (Wwf); Goffredo Galeazzi (giornalista, Cambia la Terra); Federica Luoni (Lipu); Maria Grazia Mammuccini (FederBio); Patrizia Gentilini (oncologa, Isde); Francesco Sottile (Slow Food).

Il Quaderno di Cambia la Terra, che spiega quali sono le ragioni per chiedere maggiore coraggio ai decisori pubblici, affinché la transizione ecologica sia anche una transizione biologica è stato presentato oggi, con la partecipazione del vicedirettore generale Fao Maurizio Martina,  e la Mammuccinio ha sottolineato che «I segnali per una svolta a livello nazionale ancora non si vedono. Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), lo strumento più importante per lo sviluppo sostenibile, mostra una scarsa attenzione all’agricoltura e ancor più scarsa all’agroecologia, senza prevedere nessun investimento per l’agricoltura biologica, allontanandosi così dalle recenti politiche green dell’Europa. È indispensabile colmare queste lacune sul biologico e sull’agroecologia anche per non perdere la leadership di un settore in grande espansione. È fondamentale poi che il Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 individui obiettivi strategici di crescita del bio, con gli interventi concreti per raggiungerli, sia in termini di sostegno alla conversione e al mantenimento del bio, che per le attività finalizzate all’aumento della domanda di alimenti biologici. La transizione ecologica ha nell’agroecologia un caposaldo, come sancisce l’Europa con il Green Deal. Ma a livello nazionale, dunque, mancano ancora gli strumenti per realizzarla. Quello che chiediamo ai decisori politici è di non sprecare l’occasione che abbiamo, con il Recovery Fund e la nuova PAC, per disporre delle risorse necessarie per un salto di qualità reale verso un’agricoltura che tuteli il benessere dell’ambiente, degli animali e delle persone. Una scelta ancor più necessaria dopo questo drammatico biennio Covid, in cui si è dimostrato come l’agricoltura sostenibile sia un elemento strategico non solo dello sviluppo ma anche della stessa sopravvivenza di un mercato alimentare».

Secondo Cambia la Terra, «Il nostro Paese potrebbe quindi giocare un ruolo da protagonista nello sviluppo dell’agroecologia sia a livello europeo che mondiale e dare un contributo strategico per definire un nuovo modello agricolo, alimentare e territoriale che, anche a partire dal G20 a Presidenza italiana, possa caratterizzarsi per un approccio ecologico su cui costruire il futuro dell’economia agricola, alimentare e territoriale.

Infatti, un rapporto Bioreport Crea  ha dimostrato che in Italia, oltre ad avere una percentuale di superficie agricola destinata al bio pari a quasi il doppio rispetto alla media europea, ci sono più di 80.000 imprese che operano nel comparto e che il reddito delle aziende bio è superiore del 15% rispetto a quello delle aziende convenzionali e con ricadute sociali migliori, considerato che la componente lavoro incide per oltre il 50% in più rispetto al convenzionale. E le conseguenze virtuose del bio sull’ambiente, in termini di maggiore biodiversità e minore inquinamento sono inequivocabili: basti pensare che ogni ettaro di suolo coltivato con metodi biologici è in grado di immagazzinare ogni anno fino a mezza tonnellata di carbonio, sottraendolo dall’atmosfera.

Per questo le realtà del bio e le associazioni ambientaliste di Cambia la Terra chiedono «Un’inversione di rotta, urgente e sempre più necessaria, anche nell’imminenza della scadenza della consegna del PNRR: l’integrazione tra natura e produzioni agricole e zootecniche è la chiave di volta per una vera transizione ecologica dell’agricoltura».

Richieste rivolte ai decisori politici e che riguardano in particolare: L’approvazione della legge sul biologico, che si attende da dieci anni e comprende tra l’altro la definizione di un marchio del biologico italiano; il Piano Strategico Nazionale della PAC 2023-2027 che individui obiettivi strategici di crescita del bio, con gli interventi concreti per raggiungerli (sostegno alla conversione e al mantenimento del bio, attività finalizzate all’aumento della domanda); Un  piano strategico per la ricerca e l’innovazione; Rinnovo del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, scaduto da 3 anni e ormai “invecchiato” rispetto agli obiettivi della Strategia Farm to Fork; Cancellazione dei sussidi perversi ai pesticidi che oggi godono di un’IVA agevolata al 10% (come proposto in un emendamento alla legge di bilancio 2021); Riduzione dell’Iva ai produttori biologici, che con il loro lavoro regalano benefici alla comunità in cui vivono, e credito d’imposta per i costi legati alla certificazione delle aziende che possa aiutare a contenere i costi e dunque i prezzi; Innovazione digitale per garantire maggiore trasparenza alla filiera anche attraverso il sistema blockchain.