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Gli Scienziati atomici: «Dire che la scadenza del New Start è motivo di preoccupazione per molti esperti e funzionari a Washington e Mosca sarebbe un eufemismo»

Oggi è scaduto il trattato Usa-Russia sulle armi nucleari: la preoccupazione di governi europei, Onu e non solo

Dopo decenni di accordi tra le due potenze che prevedevano «riduzione» degli ordigni atomici e «limiti verificabili» ai missili intercontinentali, torniamo a uno scenario da Guerra fredda. Nell’Ue si ragiona sull’arsenale nucleare della Francia. Guterres: Washington e Mosca tornino senza indugio ai negoziati
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Sono passati esattamente 15 anni da quando è entrato in vigore il “nuovo trattato Start”. Firmato da America e Russia il 5 febbraio 2011, l’accordo bilaterale conteneva misure per «un’ulteriore riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive» e «limiti verificabili a tutte le armi nucleari a raggio intercontinentale». Nel dettaglio, in base al trattato, gli Stati Uniti e la Russia potevano schierare ciascuno un massimo di 1.550 testate nucleari strategiche e 700 sistemi di lancio di armi nucleari. «Conteneva», già, «potevano», sì. Tutto al passato. Perché il trattato è scaduto oggi. E ora, per la prima volta in oltre mezzo secolo, il mondo si ritrova senza alcun limite legale e vincolante agli arsenali nucleari delle due maggiori potenze, che insieme detengono circa l’87% delle armi atomiche mondiali.

Di fatto, ora entriamo in acque incognite, perché l’attuale situazione mondiale non può neanche essere paragonata esttamente agli anni della cosiddetta Guerra fredda, quando nonostante tutto si era di fronte a un quadro ben definito.

A gennaio, il presidente statunitense Donald Trump aveva minimizzato l’avvicinarsi di questo momento: «Il trattato New Start? Se scadrà, scadrà. Ne stipuleremo uno migliore». Ma intanto non ha mostrato il minimo interesse ad aprire qualche canale di comunicazione con Mosca per imbastire un nuovo accordo contro la proliferazione di armi nucleari. Un atteggiamento che, unito alla politica di aggressione mostrata da Vladimir Putin, sta facendo sorgere preoccupazione in più ambienti. In primis, tra i governi europei, che leggono in questo disinteresse di Trump un’ulteriore conferma del fatto che gli Usa hanno rinunciato al loro ruolo di difensori del Vecchio continente. E che, soprattutto, con un possibile nemico alle porte che in questi ultimi anni ha già più volte minacciato un attacco nucleare, ora devono decidere se, oltre ad aumentare le spese per la difesa fino al 5% del Pil come richiesto dallo stesso Trump in sede Nato, debbano anche rafforzare e “condividere” la «force de frappe» della Francia, unica potenza nucleare in Europa che possa anche giocare un ruolo di deterrenza a fronte di una crisi con il Cremlino.

Una corsa agli armamenti nucleari non è però proprio ciò di cui c’è bisogno ora. Lo sottolineano gli Scienziati atomici, che giusto pochi giorni fa avevano segnalato che non siamo mai stati così vicini a una situazione in cui la stessa sopravvivenza dell’umanità è a rischio. Scrivono oggi: «Dire che la scadenza del New Start è motivo di preoccupazione per molti esperti e funzionari a Washington e Mosca sarebbe un eufemismo». Non a caso, l’ex presidente Barack Obama, che ha firmato il trattato nel 2010, ha scritto tre giorni fa su X che lasciarlo scadere «cancellerebbe inutilmente decenni di diplomazia e potrebbe scatenare un’altra corsa agli armamenti che renderebbe il mondo meno sicuro». I giorni sono passati, il trattato è scaduto, e gli Scienziati atomici evidenziano anche il rischio non solo di un nuovo testa a testa tra Washington e Mosca, ma anche di una competizione tripartita che include la Cina, rendendo la stabilità globale molto più complessa e costosa da mantenere. Per questo scrivono che questa è l’occasione per superare il formato di trattato che vincolava solo Usa e Russia e coinvolgere formalmente altre potenze nucleari in un sistema di sicurezza globale più ampio: «Se la fine del New Start comporta rischi e incertezze, rappresenta anche un’opportunità per il controllo degli armamenti di ridefinirsi e adattarsi a un mondo multipolare, magari passando da limitazioni quantitative a limitazioni di capacità e invitando un maggior numero di potenze nucleari a partecipare alle discussioni sul controllo degli armamenti».

Ma la fase storica in cui ci troviamo non sembra affatto puntare in una simile direzione, anzi. A esprimere una forte preoccupazione per la scadenza del trattato Usa-Russia anti proliferazione nucleare è anche il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che in una nota ha ricordato che «durante tutta la Guerra fredda e nel periodo successivo, il controllo delle armi nucleari tra questi governi ha contribuito a prevenire catastrofi», e aggiunto che tali accordi hanno «creato stabilità» e «impedito errori di valutazione devastanti». Guterres ha avvertito che il crollo di questo sistema di contenimento arriva in un momento particolarmente pericoloso, poiché le tensioni geopolitiche aumentano e il rischio di un uso delle armi nucleari è «il più alto degli ultimi decenni»: «Il mondo ora guarda alla Federazione Russa e agli Stati Uniti affinché traducano le parole in azioni», ha affermato il segretario generale Onu esortando entrambe le parti a tornare «senza indugio» ai negoziati e a concordare un quadro successivo che ripristini limiti verificabili, riduca i rischi e rafforzi la sicurezza globale. Parole arrivate alla vigilia della scadenza del trattato e al momento rimaste senza risposta.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.