
Il poverissimo Ciad è la terra promessa dei profughi sudanesi che fuggono dalla guerra
Il 7 febbraio, Sudan Doctors Network ha denunciato che «Le Rapid Support Forces (RSF) hanno compiuto un altro massacro nello Stato del Kordofan Settentrionale, prendendo di mira un veicolo che trasportava sfollati in fuga dallo Stato del Kordofan Meridionale. Il veicolo stava viaggiando dall'area di Dubeiker nel Kordofan Settentrionale quando è stato attaccato nei pressi della città di Al-Rahad. L'attacco ha causato la morte di 24 persone, tra cui 8 bambini, due dei quali neonati, e diverse donne. Altri sono rimasti feriti e sono stati portati ad Al-Rahad per cure mediche, in condizioni sanitarie e umanitarie estremamente difficili e con una grave carenza di risorse mediche».
E’ solo uno dei tanti eccidi di civili da quando, poco meno di 3 anni fa, le RSF hanno rotto l’alleanza con i militari golpisti delle Sudanese Armed Forces (SAF) e hanno cercato di prendere da sole il potere, occupando vaste aree del Sudan e Sudan Doctors Network sottolinea che «Prendere di mira civili disarmati, in particolare coloro che fuggono dalle zone di conflitto, e attaccare i loro mezzi di trasporto costituisce un crimine di guerra e una violazione di tutte le leggi umanitarie e internazionali. Questo riflette la continua violenza sistematica contro i civili e una politica di impunità». I medici sudanesi invitano «La comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani ad agire immediatamente per proteggere i civili e a chiamare direttamente a rispondere la leadership di RSF di queste violazioni. Il Network sollecita inoltre la messa in sicurezza di vie di transito sicure per gli sfollati e l'accesso senza ostacoli agli aiuti umanitari».
Intanto, in Sudan infuriano i combattimenti, con continui rovesciamenti di fronte, conquiste e riconquiste che si lasciano sempre dietro una scia di sangue ed orrori. Il 3 febbraio le forze governative sono entrate a Kadugli, la capitale del Kordofan meridionale, assediata per mesi dalle RSF. Prima. L’esercito aveva rotto l’assedio anche a Dilling, un'importante città a circa 110 chilometri a nord di Kadugli.
Secondo l'United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), circa 11,7 milioni di persone (altre fonti Onu parklano di 14 milioni) sono state costrette a sfollare a causa della guerra, di cui 7 milioni sono sfollati interni e più di 4,5 milioni sono fuggiti nei Paesi confinanti con il Sudan.
L’ultima Alert “Famine threshold for acute malnutrition surpassed in two more North Darfur localities, crisis worsening in Greater Kordofan”, pubblicata dall’ dell’Integrated Food Security Phase Classification (IPC), lancia un pressante allarme: «Le soglie di malnutrizione acuta sono state superate in due nuove aree del Darfur settentrionale, Um Baru e Kernoi, in seguito alla caduta del capoluogo regionale, El Fasher , nell'ottobre 2025 e a un esodo di massa. Le valutazioni di dicembre hanno rilevato livelli di malnutrizione acuta tra i bambini pari al 52,9% a Um Baru, quasi il doppio della soglia di carestia, e a circa il 34% a Kernoi. Questi tassi allarmanti suggeriscono un rischio maggiore di mortalità eccessiva».
Secondo le proiezioni dell'IPC, nel 2026 in Sudan ci saranno circa 4,2 milioni di casi di malnutrizione acuta, di cui oltre 800.000 casi di malnutrizione acuta grave, con un forte aumento rispetto ai livelli del 2025.
Um Baru e Kernoi si trovano in zone remote del Darfur settentrionale nord-occidentale, vicino ai principali corridoi di sfollamento che conducono al confine con il Ciad e hanno accolto un gran numero di civili in fuga dai combattimenti a El Fasher, dove la guerra ha distrutto i mercati, azzerato i mezzi di sussistenza e ridotto drasticamente l'accesso umanitario.
Secondo gli analisti dell'IPC, «Le nuove scoperte indicano che è probabile che condizioni simili alla carestia si stiano diffondendo anche oltre le località precedentemente valutate, a causa dei continui combattimenti, degli sfollamenti e del collasso dei sistemi alimentari, sanitari e idrici».
E il poverissimo Ciad è diventato la terra promessa per i profughi sudanesi: è il più grande Paese africano che ospita rifugiati pro capite. l'Alto Commissario Onu per i rifugiati, Barham Salih, ha sottolineato che «La generosa accoglienza dei rifugiati da parte del Ciad è un potente atto di solidarietà».
In realtà il Ciad sta diventando un paradosso in un mondo dove i Paesi ricchi, a cominiare da Usa e Ue, tagliano gli aiuti e fanno la guerra i ai migranti: questo Paese desertico e senza sbocco al mare, ha accolto oltre 900.000 rifugiati sudanesi che hanno oltrepassato il suo confine orientale dall'inizio del conflitto, anche se il 40% della popolazione ciadiana ha già bisogno di assistenza umanitaria.
Con più di 200 gruppi etnici che parlano 100 lingue diverse, IL Ciad è la "Torre di Babele del mondo" e deve affrontare molte sfide: oltre il 42% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, eppure il Ciad, che ospita oltre 1,5 milioni di rifugiati, continua a mantenere aperti i confini con il Sudan, pur dovendo affrontare gli shock climatici e di sicurezza.
Ciad significa "grande specchio d'acqua", un nome che riflette l'importanza culturale del lago Ciad la cui superficie continua a ridursi a causa del cambiamento climatico e di altri problemi. Ma, insieme alla siccità, il Paese ha dovuto affrontare grandi inondazioni che hanno devastato la sua sicurezza alimentare. Solo nel 2024, le inondazioni hanno distrutto più di 432.000 ettari di raccolti, equivalenti a oltre 600.000 campi da calcio, hanno colpito quasi due milioni di persone e hanno messo in luce lacune nelle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie, con epidemie di colera segnalate nel luglio dello scorso anno.
Con una popolazione in rapida crescita, il Ciad supera di gran lunga la capacità delle sue risorse. Secondo il rapporto “Chad: Acute Malnutrition Situation October 2025–January 2026 and Projections for February–May 2026 and June–September 2026” dell’IPC, circa 2 milioni di bambini ciadiani di età compresa tra 6 e 59 mesi soffrano o si prevede che soffriranno di malnutrizione acuta tra ottobre 2025 e settembre 2026, compresi circa 484.000 bambini che soffriranno di malnutrizione acuta grave.
E il Ciad che accoglie profughi che fuiggono dalla guerra non è un Paese in pace: gruppi jihadisti, compresi i tagliagole di Boko Haram, continuano a rendere insicura l’area del bacino del lago Ciad, provocando lo sfollamento di oltre 250.000 persone. Nel nord del Paese, le reti di trafficanti e l'estrazione illegale di carbone si sovrappongono alla violenza di genere e allo sfruttamento del lavoro minorile. Dato che l'87% della popolazione totale di rifugiati in Ciad è composta da donne e bambini, queste preoccupazioni continuano ad aumentare.
La Situazione si sta rapidamente deteriorando nel Grande Kordofan, dove la carestia è già stata confermata a Kadugli e si prevedono gravi condizioni a Dilling e sui Monti Nuba occidentali. I combattimenti ripresi dalla fine di ottobre hanno causato lo sfollamento di oltre 88.000 persone nella regione, portando il numero totale di sfollati a oltre un milione. Gli esperti dell'IPC hanno affermato che «Senza una fine immediata dei combattimenti e un accesso umanitario su larga scala, è probabile che le morti evitabili aumentino».
Intervenendo il 3 febbraio a una conferenza dei donatori a Washington, il coordinatore degli aiuti d'emergenza dell’Onu, Tom Fletcher, ha ricordato che «Come tutti sapete, e come ho potuto constatare in due visite l'anno scorso in Darfur e in Sudan, la terribile crisi umanitaria in Sudan dura ormai da più di 1.000 giorni: troppi. Troppi giorni di carestia, di brutali atrocità, di vite sradicate e distrutte. Donne e ragazze che subiscono terribili violenze sessuali. avvertito che il brutale conflitto, la carestia e gli sfollamenti di massa stanno spingendo milioni di civili in una crisi ancora più profonda, mentre l'accesso agli aiuti resta gravemente limitato».
A dicembre Fletcher ha presentato un piano per salvare 87 milioni di vite in tutto il mondo nel 2026, ma in Sudan – la crisi umanitaria più importante di questo piano - arrivano molti più soldi per armare le milizie e l’esercito che per aiutare la popolazione e tra chi finanzia la strage ci sono anche Paesi arabi e occidentali che appoggiano le RSF o le SAF.
Fletcher ha illustrato l’enorme compito che aspetta le agenzie Oni e i donatori della Sudan Humanitarian Initiative: «Quest'anno Raggiungeremo collettivamente oltre 14 milioni di persone in tutto il Sudan con aiuti salvavita – cibo, medicine, acqua, servizi igienico-sanitari, protezione di donne, ragazze e persone vulnerabili – per tutto l'anno. Ma i fondi non bastano».
Ricordando le parole dette poco prima dal Segretario Generale dell’Onu António Guterres. Fletcher ha concluso: «Mentre questa guerra devastante si avvicina al suo terzo anno, l'urgenza non potrebbe essere più chiara: le armi devono tacere e deve essere tracciata una strada verso la pace. Le Nazioni Unite sostengono pienamente l'operato del Quad (composto da Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, ndr) per garantire una tregua umanitaria, inclusa la smilitarizzazione di aree chiave, insieme al rapido potenziamento degli aiuti umanitari salvavita in tutto il Paese».





