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La nuova battaglia Little Bighorn: Trump contro i Cheyenne

Una delle tribù che ha sconfitto il generale Custer si oppone al tentativo di cambiare la storia: «L'amministrazione Trump semina divisione e conflitto»
 |  Approfondimenti

Il primo febbraio, l'amministrazione di Donald Trump ha definito “non conformi” due mostre al Little Bighorn National Monument, nel Montana, che onorano i sacrifici delle tribù e la vittoria nella storica battaglia che vide la sconfitta del generale Custer. Trump ha ordinato che vengano tolti cartelli e reperti che fanno riferimento alle promesse non mantenute fatte dal governi Usa ai nativi americani e un altro che fa riferimento alla perdita delle culture e delle lingue indigene a causa del sistema scolastico “bianco” statunitense.

Trump ha così mantenuto la sua promessa elettorale fatta ai suprematisti bianchi americani di ripristinare quella che sarebbe la «verità e integrità nella storia americana», ma è stato sommerso dalle critiche di chi ci vede solo un tentativo di mettere a tacere la narrazione della storia statunitense vista dalle popolazioni indigene.

Il Little Bighorn Battlefield National Monument commemora il sito della battaglia di Little Bighorn del 1876, in cui le tribù Lakota Sioux, Cheyenne del Nord e Arapaho sconfissero un contingente dell'esercito statunitense guidato da George Armstrong Custer. E i nativi americani che Trump vorrebbe cancellare dalla memoria di un genicidio mai ammesso, sono nuovamente scesi sul sentiero di guerra e nel campo di battaglia di Little Bighorn: la Northern Cheyenne Tribe ha annunciato che si opporrà al tentativo di Trump di modificare o rimuovere le esposizioni che onorano i nativi americani nel Little Bighorn National Monument.

Il 2 febbraio il Northern Cheyenne Tribal Council votata all’unanimità una mozione che impegna tutta la tribù a opporsi al tentativo dell'amministrazione Trump di modificare o rimuovere le esposizioni nel Little Bighorn National Monument che onorano il coinvolgimento tribale.

In un comunicato stampa del 6 febbraio, i leader tribali eletti scrivono che «La Northern Cheyenne Tribe ha preso provvedimenti ufficiali per opporsi all'ordine dell'amministrazione Trump di modificare o rimuovere cartelli, monumenti e insegne che ricordano i nativi americani presso il Little Bighorn Battlefield National Monument. Con un voto unanime di 11 a 0, il Consiglio Tribale dei Cheyenne del Nord ha adottato una risoluzione per impedire modifiche o rimozioni di monumenti, insegne e simboli dei nativi americani sul campo di battaglia.

Nella sua risoluzione, la tribù ha citato la legge federale 102-201, che ha ufficialmente cambiato il nome del campo di battaglia in Little Bighorn Battlefield National Monument e ha autorizzato la costruzione dell’Indian Memorial. La tribù ha anche fatto riferimento all'Articolo X della Costituzione del Montana, che stabilisce gli obiettivi educativi dello Stato per la preservazione dell'integrità culturale dei Nativi Americani, attuati attraverso la legge MCA 20-1-501 del Montana “Indian Education For All”. Per la Northern Cheyenne Tribe, informare l’opinione pubblica sulla battaglia e sugli eventi che la circondarono è stato fondamentale».

E i Cheyenne raccontano come andò e cosa celebrano davvero: «Il 25 giugno 1876, il settimo Cavalleria dell'Esercito degli Stati Uniti, al comando del Tenente Colonnello George A. Custer, attaccò il complesso di sei accampamenti Cheyenne e Lakota sul fiume Little Bighorn. Questi guerrieri alleati difesero con successo le loro case e le loro famiglie sconfiggendo gli aggressori, dando vita alla battaglia più famosa del West. Questa rara vittoria rappresenta l'orgogliosa resistenza dei nativi americani alla perdita delle loro terre d'origine e la difesa della vita e dello stile di vita del loro popolo».

Il presidente dei Cheyenne del Nord, Gene Small, ha detto: «Sapete, l’Indian Memorial del 2003 sul campo di battaglia aveva come tema “Pace attraverso l'unità” ed è ironico che oggi l'amministrazione stia seminando divisione e conflitto».

Nel 2024, durante la commemorazione della battaglia di Little Bighorn, la tribù Cheyenne del Nord ha ricordato le sagge parole di Wooden Legs, un guerriero che combatté contro Custer: «Molto tempo fa eravamo nemici. Oggi siamo amici». Il vicepresidente dei Cheyenne del Nord, Ernest Littlemouth, incaricato dalla tribù per organizzare gli eventi del 150esimo anniversario della battaglia, ha dichiarato: «Questo tentativo di modificare o rimuovere i simboli e i monumenti tribali offusca la luce della guarigione e del progresso che tutti abbiamo compiuto».

La tribù è fermamente convinta che «Alterare o rimuovere cartelli e reperti che onorano i nativi americani sul campo di battaglia, o danneggiare i marcatori e i monumenti dei guerrieri, andrebbe contro la legge federale e tradirebbe lo spirito dell'obiettivo costituzionale del Montana di preservare l'integrità culturale dei nativi americani. Tuttavia, prima di raggiungere questo punto di non ritorno, la risoluzione della tribù autorizza anche la consultazione con il governo in merito alla questione. La Northern Cheyenne Tribe farà appello alle voci ragionevoli della delegazione del Montana (Daines, Sheehy, Zinke, Downing) e consulterà altre agenzie per impedire qualsiasi modifica o revoca del riconoscimento dei nativi americani sul campo di battaglia».

Ai Cheyenne sino arrivati il sostegno e la solidarietà di Sierra Club, la più grande, influente e diffusa associazione ambientalista statunitense.
Gerry James, vicedirettore della campagna Outdoors For All di Sierra Club, ha dichiarato che «La Northern Cheyenne Tribe si batte per la verità, la sovranità tribale e il diritto di tutti i popoli a conoscere la storia completa e complessa del nostro Paese attraverso le nostre terre pubbliche. Il tentativo dell'amministrazione Trump di riscrivere la storia a Little Bighorn è un tentativo spaventoso di mettere a tacere le voci indigene e di insabbiare il passato. Sierra Club si schiera con la tribù Cheyenne del Nord nel respingere il revisionismo storico di questa amministrazione».

A gennaio, Sierra Club ha intentato una causa contro l'amministrazione Trump per essersi rifiutata di divulgare informazioni relative alle iniziative del governo federale Usa per cancellare la storia dalle public lands e denuncia che «Le informazioni ricevute finora dal Bureau of Reclamation e dal Bureau of Land Management rivelano una significativa opposizione pubblica a questi tentativi».

Keianna Cachora, una Cheyenne che lavora al Custer Battlefield Trading Post, ha detto in un’intervista a Q2 News che «Tutto ciò che riguarda la battaglia, il luogo in cui è avvenuta, è accaduto qui, in questa valle. Senza questi insegnamenti, non saprei chi sono. Solo di recente ho iniziato a entrare maggiormente in contatto con la mia identità, come nativa, come persona indigena».

Cachora è molto arrabbiata per quello che ritiene «Un tentativo di cancellare la storia dei nativi americani. E’ inquietante, disgustoso e sbagliato. Non si dovrebbe cancellare la storia degli altri perché ti mette a disagio. La nostra storia deve rimanere accessibile a tutti i visitatori. Anche gli altri devono saperlo. Non siamo una cosa del passato. Siamo qui, siamo presenti, siamo qui da molto tempo e saremo qui per molto tempo a venire».

Lucy Real Bird, un'insegnante della Crow Agency Public Schools, pensa che preservare la storia indigena sia una responsabilità che non abbandonerà: «Continueremo a insegnare la nostra lingua, a insegnare la nostra storia, a essere ciò che siamo come Apsáalooke, come popolo indigeno e popolo originario di questa terra. La nostra è una comunità resiliente. Siamo ancora qui, non ce ne siamo mai andati. Gli educatori e i membri della comunità restano impegnati a condividere la loro storia indipendentemente dai cambiamenti della politica federale. Continueremo a raccontare la nostra storia. Questa vittoria è avvenuta 150 anni fa e tutti sono benvenuti a unirsi a noi perché vinceremo». 

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.