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Trump vuole buttare fuori dall'America Latina la concorrenza cinese e affermare il predominio Usa nell'emisfero occidentale

Megaporto di Chancay, gli Usa al Perù: con i predatori cinesi rischiate la vostra sovranità

La Cina: commenti calunniosi e diffamatori fatti dagli Stati Uniti contro il porto di Chancay
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Dopo che un tribunale peruviano ha temporaneamente impedito all'Organismo Supervisor de la Inversión en Infraestructura de Transporte de Uso Público (Ositran) l’ente regolatore statale peruviano sotto il diretto controllo del Consiglio dei ministri, di supervisionare il porto di Chancay, realizzato sulla costa peruviana ma di proprietà della cinese Cosco, Il Bureau of Western Hemisphere Affairs del dipartimento di Stato Usa ha avvertito che così il Perù potrebbe cedere la sua sovranità a favore della Cina.

In una nota su X, il Bureau of Western Hemisphere Affairs si è dichiarato preoccupato che il porto di Chancay sia di proprietà di «predatori cinesi» e ha ammonito il governo di Lima: «Il denaro cinese a basso costo costa sovranità».

Chancay è il quarto porto più grande del Perù, di proprietà e gestito da una filiale locale della cinese Cosco, che nel 2019 ne ha acquisito una quota del 60% per 1,3 miliardi di dollari. E’ quindi un porto privato ad uso pubblico, non una concessione statale.

Cosco ha presentato un ricorso costituzionale sostenendo che Ositran aveva oltrepassato i limiti imposti dalla legge, applicando una tariffa destinata alle concessioni statali. Un giudice si è schierato dalla parte della grande compagnia cinese e la Cosco ha commentato che «La sentenza non coinvolge in alcun modo aspetti di sovranità».

Il portavoce del ministero degli esteri della Repubblica popolare cinese, Lin Jian, ha detto che «La Cina respinge fermamente e deplora fermamente la palese calunnia e diffamazione da parte degli Stati Uniti contro il porto di Chancay in Perù». E l’agenzia ufficiale cinese Xinhua ricorda che «Il porto di Chancay, snodo commerciale in acque profonde e primo porto ecologico intelligente del Sud America, è un progetto di cooperazione emblematico della Belt and Road Initiative tra Cina e Perù».

Ed è evidentemente proprio questo che preoccupa l’amministrazione statunitense di Donald Trump che sa anche che da oltre un decennio la Cina è diventata il principale partner commerciale del Perù i Lima da oltre un decennio.

Trump non nasconde la sua intenzione di dominare l'emisfero occidentale, dove in America Latina la Cina ha da tempo costruito la sua influenza attraverso prestiti e commerci, diventando il più grande intralcio alla nuova dottrina Monroe che vi uole far tornare il centro e sud America allo status di cortile di casa degli Stati uniti. Altro che sovranità!
In realtà l’aggressiva poliica estera di Trump, incarnata nella sua strategia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti prevede esplicitamente di impedire ai "concorrenti" non occidentali di possedere o controllare risorse chiave nell'emisfero occidentale, si è manifestata con pressioni militari, politiche ed economiche che hanno già limitato o azzerato la sovranità di diversi governi regionali.

A gennaio, le forze speciali Usa hanno invaso il Venezuela e catturato il presidente Nicolas Maduro e l’amministrazione Trump sta imponendo al Venezuela la sua politica petrolifera, impedendo anche alla compagnia petrolifera statale PDVSA di trattare con compagnie cinesi e russe.

In questi giorni le navi statunitensi stanno stringendo un blocco intorno a Cuba perché, dopo aver perso l’accesso al greggio venezuelano, nessuno la rifornisca più di prodotti petroliferi.

Trump sta anche intervenendo pesantemente – con minacce di sanzioni economiche e finanziamenti ai partiti di destra - nelle elezioni che si stanno tenendo in America Latina, a cominciare dall’Argentina e dall’Honduras.

Ma la vera ossessione di Trump è la Cina: già nel 2025 Trump disse che i cinesi si erano impadroniti del Canale di Panama e che gli Usa se lo sarebbero ripreso. In realtà la CK Hutchison di Hong Kong non gestiva il Canale di Panama, ma due porti ai suoi ingressi sull’atlantico e sul Pacifico.

Dopo le minacce di Trump di ristabilire sul Canale la sovranità Usa durata fino al 31 dicembre 1999, il governo di Panama ha fatto pressione sulla CK Hutchison che ha accettato di vendere la sua quota del 90% nei porti a un consorzio statunitense. La vendita è ancora in sospeso dopo che la Corte Suprema di Panama ha annullato le concessioni.

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.