
I militari del Niger: ci stiamo preparando a una guerra con la Francia: «Vogliono le nostre risorse»

Il 13 febbraio, con un video dai toni marziali che è diventato virale sui social network m nigerini e africani, Amadou Ibro, il capo di stato maggiore e massimo consigliere del generale Tiani, ha annunciato tra gli applausi della folla: «Sappiate questo: andremo in guerra con la Francia».
Il portavoce dello Stato Maggiore delle Forze Armate francesi, il colonnello Guillaume Vernet, ha negato tutto: «Un intervento francese in Niger è fuori questione. Si si tratta chiaramente di una guerra di disinformazione».
Ma il giorno stesso il capo del Conseil National pour la Sauvegarde de la Patrie (CNSP) del Niger, il generale golpista Abdouramamane Tiani, si è rivolto alla nazione con un messaggio, seguito da una lunga intervista trasmessa su alla Radio Télévision d'État, (in tutto a parlato per poco più di tre ore), tracciando un quadro preoccupante della situazione della sicurezza, economica e diplomatica in Niger e attaccando «La Francia e ai suoi lacchè dell'Africa occidentale».
Per Tiani la Francia sarebbe dietro il recente attacco all'aeroporto internazionale di Niamey rivendicato dallo Stato Islamico e, da sempre, al furto delle risorse nazionali nigerine.
Il generale ha detto che il gruppo di uomini armati che ha attaccato l’aeroporto «Non era l'EIGS (État islamique dans le grand Sahel), né il Jnim (Jamaʿat Nuṣrat al-Islām wa-l muslimīn - Gruppo di Sostegno all'Islam e ai Musulmani, vicino ad al-Qaeda], era un conglomerato di mercenari finanziato dai francesi, e conosciamo l'entità del finanziamento. L'obiettivo era distruggere tutte le nostre capacità aeree».
Il generale Tiani ha fatto capire quali sono i motivi che spingerebbero la Francia ad intervenire nella sua ex colonia saheliana e contro il governo militare golpista al potere dal 2023: «Il Niger ha deciso di prendere in mano il proprio destino, e questo vale anche per la sfera economica».
Ma i militari nigerini devono affrontare, oltre alla rivolta jihadista, anche il malcontento per il costo della vita sempre più caro e per il capo della giunta militare anche qui c’è lo zampino della Francia perché le risorse naturali non generano ancora entrate sufficienti per il Paese: «Ma cosa porta il petrolio ai nigerini? Ed è quello che abbiamo sempre detto ai nigerini. Devono capire che non abbiamo il controllo al 100% delle nostre risorse naturali. Il Niger è impegnato in un processo di riconquista delle sue risorse naturali, ma si tratta di un processo che sarà lungo».
Il governo militare di Niamey e il gruppo minerario francese Orano (ex Areva) sono in conflitto da mesi per l'uranio di Somaïr ad Arlit, nel nord, che il Niger ha nazionalizzato nel giugno 2025 e un grosso carico di uranio estratto da Orano è bloccato proprio all'aeroporto di Niamey.
Ma i bellicosi discorsi dei militari golpisti nigerini potrebbero nascondere la necessità di riaprire un negoziato sull’uranio con la Francia.
Anche se nel suo discorso Tiani ha ribadito che l'uranio di Arlit «E’ ora di piena e completa proprietà dello Stato. L'uranio. Appartiene al Niger; il Niger vi ha investito», poi ha dichiarato di essere pronto a restituire alla Francia parte dell'uranio prodotto da Orano prima che il Niger prendesse il controllo della miniera: «La Francia ha il 63,4% delle 156.231 tonnellate. Se vogliono che gliele spediamo domani, pagheremo noi il trasporto perché erano lì quando è stato prodotto. Ma tutto ciò che viene prodotto dopo è nigerino. E rimarrà nigerino, se Dio vuole».
Il gri uppo minerario francese sostiene di essere stato espropriato delle sue risorse, mentre Niamey dice che il sito di Arlit è ormai nazionalizzato. In tanto, la Francia ha avviato due procedimenti legali riguardanti le scorte di uranio di Somaïr. A dicembre, la procura di Parigi ha aperto un'indagine per furto organizzato commesso al servizio degli interessi di una potenza straniera.
All'inizio di febbraio il Niger ha annunciato di aver intenzione di intentare una causa contro Orano, in particolare per i danni ambientali subiti durante il periodo di attività mineraria del gruppo francese.





