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Bangladesh: la rivoluzione della Gen Z riporta al potere i nazionalisti e in parlamento gli islamisti radicali

I giovani si alleano con gli islamisti e prendono solo 6 seggi. E le grandi potenze litigano su armi e nucleare
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18 mesi dopo la rivoluzione guidata dai giovani della Generazione Z che ha costretto l'ex leader Sheikh Hasina a fuggire in India e ha portato alla messa al bando della “progressista” Lega Awami che deteneva il potere con pugno di ferro e un elevato tasso di corruzione, le prime elezioni post-rivoluzionarie hanno riportato al potere l’eterno avversario della Lega Awami, il Partito nazionalista del Bangladesh (BNP) che ha ottenuto una vittoria e una maggioranza parlamentare schiaccianti: 212 seggi su 300 nel Jatiya Sangsad, il parlamento del Bangladesh.

Il premier ad interim premio Nobel per la pace Muhammad Yunus ha commentato: «Andremo avanti collettivamente verso la costruzione di uno Stato responsabile, inclusivo e basato sulla giustizia» e il trionfatore delle elezioni, Tarique Rahman, ha già formato il governo che lo sostituirà. Al secondo posto, con 77 seggi, si è piazzata la coalizione Jamaat-e-Islami, un partito islamista radicale che era stato messo al bando da Hasina con l’accusa di aver collaborato col Pakistan durante la guerra che portò all’indipendenza del Bangladesh. Al National Citizen Party (NCP), una forza politica formata dagli studenti che nel 2024 hanno guidato il movimento contro il governo di Hasina, vanno solo 6 seggi ed è evidente che l’alleanza col Jamaat – osteggiata dall’ala di sinistra e progressista del movimento – non ha pagato e che la rivoluzione ha riportato al potere un partito conservatore e liberista che non governava più da 17 anni (ma che quando lo ha fatto ha usato gli stessi metodi della Lega Awami) e in parlamento un partito iperconservatore islamista che vorrebbe ridurre i già scarsi diritti delle donne, che devono contentarsi di una quota minima di parlamentari scelte dai partiti sulla base delle percentuali ottenute.

Come spesso succede a rivoluzioni senza leader e organizzazioni ed obiettivi politici solidi, il risultato può essere il contrario di quello a cui si puntava, come la visibile ascesa del radicalismo islamico in Bangladesh. La caduta del governo Hasina ha ridisegnato lo scenario geopolitico nell'Asia meridionale e I legami tra Nuova Delhi e Dacca si sono notevolmente deteriorati dopo la cacciata di Hasina, con l'amministrazione provvisoria che premeva affinché venisse estradata dall’India e processata in Bangladesh. Ora Primo Ministro indiano, l’induista di destra Narendra Modi, fa buon viso a cattivo gioco e si è congratulato con i vincitori: «Esprimo le mie più sentite congratulazioni al signor Tarique Rahman per aver guidato il BNP a una vittoria decisiva nelle elezioni parlamentari in Bangladesh. Questa vittoria dimostra la fiducia del popolo del Bangladesh nella sua leadership».

Il Bangladesh resta una delle massime priorità per l'India anche alla luce del nuovo scontro tra Stati Uniti e Cina che potrebbe acuirsi, visto che il BNP vincitore è considerato filocinese. Il giorno prima delle elezioni, l'ambasciatore di Washington a Dhaka, Brent T. Christensen, ha dichiarato alla Reuters che gli Stati Uniti sono preoccupati per la crescente presenza della Cina nell'Asia meridionale e che per questo «Gli Stati Uniti offrono una serie di opzioni per aiutare il Bangladesh a soddisfare le sue esigenze di capacità militare, compresi i sistemi statunitensi e quelli dei partner alleati, per fornire alternative ai sistemi cinesi».

Pechino ha risposto che «L'ambasciatore statunitense in Bangladesh sta ripetendo la solita vecchia storia, puntando il dito contro le relazioni tra Cina e Bangladesh e mescolando bianco e nero. Tali dichiarazioni sono mosse da secondi fini». E ai vincitori delle elezioni e ai cinesi non era piaciuto per niente che, tre giorni prima delle elezioni, il governo ad interim guidato da Yunus abbia firmato un accordo commerciale con gli Stati Uniti che, anche a se va a vantaggio di industrie vitali del Paese, compresi gli esportatori di abbigliamento confezionato, prevede anche che il Bangladesh aumenti gli acquisti di armi ed energia dagli Stati Uniti e il divieto di acquistare reattori nucleari, barre di combustibile o uranio arricchito «Da qualsiasi Paese che metta a repentaglio gli interessi essenziali degli Stati Uniti», che è di fatto un veto alla futura cooperazione nucleare del Bangladesh con Russia o Cina.
La Russia non solo è il principale partner nucleare dell’India (e la Cina del Pakistan) ma – in base a un accordo firmato nel 2011 con il governo di Hasina - sta attualmente realizzando in Bangladesh la gigantesca centrale nucleare di Rooppur, nel quale, dopo ul memorandum tripartito del 2018, l'India è stata coinvolta per fornire personale e assistenza tecnica per lo sviluppo dell'impianto.

La rivolta politica del 2024 ha sollevato preoccupazioni circa la tempestiva attuazione del progetto russo di Rooppur, che a metà del 2024 era nelle fasi finali di completamento, anche se i governi di Dacca e Mosca aV avevano detto che il progetto non subirà ripercussioni perché è vitale per la crescita del paese.

Subito dopo l'annuncio dei risultati delle elezioni, Ziauddin Hyder, consigliere del presidente del BNP Tarique Rahman, ha dichiarato a Runjhun Sharma di Russian Television - RT India che «La centrale nucleare di Rooppur è un affare fatto», mentre il governo del BNP «Potrebbe rinegoziare l'accordo con gli Stati Uniti se dovesse rivelarsi sfavorevole per il Paese».
Delle elezioni post-rivoluzionarie sembrano (ri)spuntati gli amici di Vladimir Putin e Xi Jinping che potrebbero non dispiacere nemmeno a Narendra Modi.

Umberto Mazzantini

Scrive per greenreport.it, dove si occupa soprattutto di biodiversità e politica internazionale, e collabora con La Nuova Ecologia ed ElbaReport. Considerato uno dei maggiori esperti dell’ambiente dell’Arcipelago Toscano, è un punto di riferimento per i media per quanto riguarda la natura e le vicende delle isole toscane. E’ responsabile nazionale Isole Minori di Legambiente e responsabile Mare di Legambiente Toscana. Ex sommozzatore professionista ed ex boscaiolo, ha più volte ricoperto la carica di consigliere e componente della giunta esecutiva del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.