
Ci penserà la Svizzera a raffreddare gli animi tra Usa e Iran? Al via a Ginevra i negoziati sul nucleare

Oggi iniziano a Ginevra i negoziati per trovare un possibile accordo sulla spinosissima questione del potenziale nucleare oggi presente in Iran e all’uso militare che se ne potrebbe fare. Il presidente Trump ha più volte affermato che vuole raggiungere un accordo, poi precisando “non credo che vogliano subire (l’Iran, ndr) le conseguenze di un mancato accordo”.
Ormai risuona come un mantra, in tutte le sedi diplomatiche del modo, la frase che The Donald ama ripetere fino allo sfinimento: “L'esercito americano è il più forte al mondo” e quest’asserzione è servita per il rilancio fatto poche ore fa dal leader iraniano Khamenei: “L'esercito più forte del mondo potrebbe subire un colpo tale da non potersi più muovere”.
Lontanissimo, quindi, dall’essere intimorito, l’Ayatollah Ali Khamenei mentre a Ginevra sono in corso i colloqui tra Iran e Stati Uniti, reagisce pesantemente alle affermazioni fate del presidente Usa sull’invio di navi da guerra verso il Golfo Persico – di fronte alle coste dell'Iran –, lasciando intendere che “le navi da guerra sono pericolose, ma più pericolose di loro sono le armi che possiede l'Iran e che possono affondare queste navi da guerra”, aggiungendo anche che “gli Stati Uniti non sono stati in grado di rovesciare la Repubblica Islamica da 47 anni e io gli dico che non saranno in grado di farlo nemmeno in futuro”.
Continua ancora Ali Khamenei, rimarcando il fatto che “una portaerei è certamente un mezzo pericoloso, ma ancora più pericolosa della portaerei è l'arma che può farla affondare. Viene detto di negoziare sull'energia nucleare iraniana e di raggiungere un accordo, ma il risultato del negoziato deve essere che l'Iran non avrà questa energia: cdeterminare in anticipo l'esito dei negoziati è una cosa sbagliata e sciocca. Il presidente degli Stati Uniti a volte parla e a volte minaccia l'Iran, il che significa che cerca di dominarlo; tuttavia, l'Iran non giurerà fedeltà a un leader circondato da persone corrotte che oggi sono al potere negli Stati Uniti”.
Non possiamo tralasciare di considerare come Washington e il suo stretto alleato Israele credano che l'Iran aspiri a costruire un'arma nucleare che potrebbe minacciare l'esistenza stessa di Israele; tuttavia, anche se l'Iran ha più volte sostenuto che il suo programma nucleare è puramente pacifico (anche se ha arricchito l'uranio ben oltre la purezza necessaria per la generazione di energia nucleare), gli Usa temono che quell’uranio arricchito possa servire alla costruzione di ordigni atomici.
Ricordiamo, per puntualità di cronaca, che l'Iran ha aderito al Pnp (Trattato di non proliferazione nucleare), che garantisce ai Paesi il diritto di perseguire l'energia nucleare civile in cambio dell'obbligo di rinunciare alle armi atomiche e di collaborare con l'ente di controllo nucleare dell'Onu (Agenzia internazionale per l'energia atomica).
Israele, invece, anche se risulta non abbia firmato il Tnp – e non conferma né nega il possesso di armi nucleari –, continua a restare in un settore d’ombra dove convive con l’ambiguità, vecchia di decenni, e che seve a dissuadere il mondo islamico (di cui è circondato lo Stato ebraico) da effettuare qualsiasi attacco contro Israele.
Su fronte militare è stata intanto confermata la posizione della portaerei statunitense USS “Abraham Lincoln”, giunta in prossimità del Mare Arabico a Sud dello Stretto di Hormuz. Questa unità di primissimo piano della USS Navy guida un gruppo d’attacco composto da tre cacciatorpediniere lanciamissili, trasporta 90 velivoli tra cui caccia F35 e ha a bordo un equipaggio composto da 5.680 militari: sarebbe stato dispiegato nella regione del Golfo già alla fine gennaio e le immagini satellitari di queste ultime ore ne confermano la presenza.
Non possiamo non essere preoccupati sotto il profilo ambientale da questo potenziale pericolo incombente in un’area del pianeta di rilevantissima importanza e dalla quale transitano più barili di petrolio che in qualsiasi altra parte del mondo; la sua chiusura, anche se solo temporanea, avrebbe gravissime ripercussioni anche sull’economia globale, principalmente quelle asiatiche con in testa la Cina.





