
In Inghilterra trionfano i Verdi e crolla il Labour, il premier Starmer è sempre più debole

Stravincono i Verdi britannici, tracolla il Labour del premier Keir Starmer, gongola ma non troppo il trumpiano Nigel Farage. Alle elezioni suppletive di Gorton e Denton (Manchester) è stata eletta con 14.980 mila voti Hannah Spencer, esponente del Green party.
Questa vittoria è significante per più motivi. Intanto, è la prima parlamentare di questo partito nel nord dell’Inghilterra (zona tradizionalmente più ostica per i Verdi rispetto al sud del paese) ed è la prima volta in quasi 100 anni che invece i labouristi non hanno in questo collegio un loro rappresentante. Il secondo motivo che rende importante questo voto suppletivo, resosi necessario dopo le dimissioni dello storico esponente del Labour Andrew Gwynne (per motivi di salute, ha fatto sapere dopo che era stato sospeso dal suo partito perché sono venuti alla luce messaggi offensivi e antisemiti che aveva mandato su una chat privata di Whatsapp): il Green party guidato da Zack Polanski, che si definisce un “eco-populista”, muovendosi su posizioni decisamente più a sinistra di Starmer, ha ottenuto oltre il 40,7% dei consensi, superando di gran lunga il Labour (9.364 voti) e staccando di quasi cinquemila voti il Reform UK di Farage (che si è fermato a 10.578).
Quest’ultima cosa porta con sé due ulteriori conseguenze. La prima: con questa batosta la leadership personale di Starmer e la stabilità del governo che guida sono davvero a rischio, anche perché è arrivata tra l’altro dopo che il premier si è visto costretto a far dimettere Peter Mandelson (che lui aveva nominato) da ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti dopo che dagli Epstein Files erano emersi legami tra quest’ultimo e il finanziere pedofilo. L’altro fattore che deriva da questo risultato elettorale è questo: il successo del Green party dimostra che esiste un’alternativa credibile al partito di Farage per gli elettori delusi dal governo e dal Labour. L’alternativa non è insomma più soltanto tra populisti trumpiani e labouristi.
Le prossime settimane, e poi le amministrative fissate in agenda per maggio, diranno che ne sarà della leadership del premier britannico. Intanto, il leader del Green party Zack Polanski, che l’autunno scorso ha trionfato alle primarie interne con l’85% dei voti, vede confermata la sua strategia, che lo ha portato a posizionare il partito su temi concreti come il controllo del costo degli affitti, la nazionalizzazione dell’energia e la difesa dei servizi locali. Decisiva per Polanski, quarantaseienne orgoglioso delle sue origini ebraiche ma molto duro con la politica di Israele, è stata anche una campagna elettorale che ha parlato alle minoranze straniere e all’elettorato islamico (ha fatto stampare e distribuire migliaia di volantini in urdu e bengali) scandendo in più occasioni parole di fuoco per quanto sta avvenendo a Gaza e contro la timidezza nella difesa della popolazione palestinese mostrata dal governo guidato da Starmer.
E intanto, per restare sempre in casa Green party, la neoeletta Spencer – di professione idraulica e stuccatrice – si gode la vittoria continuando a mostrare quell’atteggiamento low-profile che finora le ha portato bene: «Non sono cresciuta con il desiderio di diventare una politica. Sono un’idraulica. Non sono diversa da ogni singola persona qui in questo collegio elettorale. Lavoro sodo. È quello che facciamo tutti». E ha anche chiesto scusa ai clienti con cui aveva preso appuntamenti nei giorni scorsi per effettuare dei lavori idraulici, spiegando che stava «andando al Parlamento».





