
Senza un ambiente sano non c’è sicurezza per un mondo in guerra. Un approccio che tenga conto di tutti i rischi

Viviamo tempi incerti e terribili. Nel mondo c’è il numero di guerre più alto dalla Seconda Guerra Mondiale, e nel complesso anche il più brutale. Secondo il documento “Conflict Trends: A Global Overview, 1946–2024”, pubblicato su PRIO Paper da Siri Aas Rustad del Peace Research Institute Oslo (PRIO) di Oslo. «questi sviluppi evidenziano una preoccupante recrudescenza di guerre su larga scala».
La guerra non si limita all'Ucraina e al Medio Oriente; in Sudan, Myanmar, nella regione del Sahel, nello Yemen e in molti altri Paesi, la violenza è parte della realtà quotidiana. Inoltre, il sistema internazionale si sta erodendo e l'Onu è indebolita. Gli Stati Uniti, a lungo considerati una potenza stabilizzatrice, si stanno ritirando dalle organizzazioni internazionali, intervenendo unilateralmente in altri stati, come in Venezuela, Iran e Cuba o come hanno minacciato di fare in Groenlandia. In questa situazione complessa, l'Europa sta cercando di trovare il suo posto nel mondo e garantire la propria sicurezza.
Katrin Böhning-Gaese, della Nationalen Akademie der Wissenschaften Leopoldina, direttrice scientifica dell’Helmholtz Zentrums für Umweltforschung (UFZ) e professoressa di biodiversità e antropocene all’Universität Leipzig, sottolinea che «Tutto ciò sta plasmando il dibattito pubblico in Germania. I sondaggi d'opinione mostrano che il senso di sicurezza tra i tedeschi sta diminuendo. I tedeschi sono soprattutto preoccupati per il rischio di guerra, l'arrivo di rifugiati, l'inflazione e le perdite economiche. Le risposte politiche a questo sono: limitare l'immigrazione, rilanciare l'economia e aumentare la sicurezza militare. La spesa per la difesa salirà a poco più di 108 miliardi di euro quest'anno, il livello più alto dalla fine della Guerra Fredda. Un quadro simile emerge nell'Ue. Con il piano ReArm Europe, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen mira a mobilitare quasi 800 miliardi di euro per un'Europa sicura e resiliente».
Ma è la stressa Böhning-Gaese ad avvertire che «Sebbene queste minacce siano gravi e debbano essere prese sul serio, non c'è dubbio, non dobbiamo però dimenticare che anche il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l'inquinamento ambientale rappresentano rischi importanti. Eppure sono scarsamente presenti nell'attenzione pubblica e non rappresentano più una priorità politica. Eppure, ignorare questi rischi sta già costando vite umane. Le ondate di calore nelle città tedesche hanno causato circa 2.500 vittime solo nel 2025. L'alluvione della valle dell'Ahr ha causato la morte di 135 persone. Secondo l'Agenzia europea dell'ambiente, l'inquinamento atmosferico da particolato ha causato 60.000 morti in Germania nel 2023. Questi sono solo alcuni esempi di ciò che possiamo aspettarci se non agiamo. I pericoli associati alla continua perdita di natura ed ecosistemi sono stati ampiamente documentati e comunicati attraverso pubblicazioni ed eventi a tutti i livelli della società. Oltre a ONG, iniziative e associazioni, anche organizzazioni non tipicamente associate a questo problema si stanno impegnando».
La scienziata tedesca ricorda che il recente rapporto “Global Biodiversity Loss, Ecosystem Collapse and National Security” dell'intelligence britannica (pur censurato dal governo) afferma che il degrado ambientale «minaccia la sicurezza e la prosperità nazionale» e potrebbe portare a sconvolgimenti geopolitici, come del resto sta già avvenendo in Iran, uno dei Paesi più colpiti sia dal cambiamento climatico che dal degrado ambientale. Ma il rapporto commissionato dal Department of Environment, Food and Rural Affairs (DEFRA) alle agenzie di spionaggio MI5 e MI6 rivela che non si tratta più di qualcosa che riguarda i Paesi in via di sviluppo perchè, a causa della competizione globale per acqua e cibo, anche il Regno Unito e altri Stati Occidentali potrebbero un giorno non lontano dover lottare persino per la propria sicurezza alimentare.
«I rischi derivanti da questa direzione non potrebbero essere descritti più chiaramente», scrive la Böhning-Gaese sulla pagina web dell’UFZ.
E l'ultimo Global Risk Report del World Economic Forum dimostra che anche il settore privato è consapevole di questi pericoli: «Anche se i rischi geopolitici ed economici prevarranno nel breve termine, i rischi ambientali come eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità, cambiamenti critici nei sistemi terrestri e inquinamento ambientale domineranno il panorama dei rischi nei prossimi 10 anni – commenta la Böhning-Gaese . E con il passare degli anni, con il progredire del cambiamento climatico e dell'estinzione delle specie, questi rischi aumentano. Abbiamo quindi bisogno di una comprensione più completa della sicurezza, che non si limiti a riarmare e alimentare l'economia con prestiti».
Il rapporto “Safer Together Strengthening Europe’s Civilian and Military Preparedness and Readiness”, redatto dall’ex presidente della Finlandia - e ora consigliere speciale della presidente della Commissione Ue - Sauli Niinistö, auspica un "approccio multirischio" che tenga in ugual considerazione tutti i rischi e i pericoli naturali e quelli causati dall'uomo e che include anche i cambiamenti climatici, gli eventi meteorologici estremi e le catastrofi naturali, nonché il degrado ambientale.
Niinistö sollecita una cultura della preparazione e di una prevenzione proattiva e lungimirante e il suo principio guida è che «Non dovremmo ignorare alcun rischio, indipendentemente dalla sua natura». Purtroppo non pare n molto ascoltato dagli attuali leader mondiali, a cominciare da Donal Trump, che arrivano persino a stralciare, censurare o far sparire i dossier più scomodi redatti dai loro stessi eserciti, servizi d segreti e agenzie scientifiche statali. Il negazionismo ambientale e climatico diventa così un’arma puntato a contro i loro stessi popoli. Il nemico interno spesso evocato sembrano proprio loro.
La Böhning-Gaese si chiede «Come possiamo prepararci a questi pericoli?» e risponde che «Oltre alla protezione attiva del clima, questo include normative più severe sull'uso di sostanze chimiche tossiche. Altrettanto importante è prepararsi agli eventi meteorologici estremi, implementare misure di adattamento al caldo nelle città, proteggere i suoli e salvaguardare la biodiversità, perché un'elevata biodiversità crea ecosistemi resilienti che continueranno a fornire acqua e cibo. Dal 2018, le foreste miste hanno resistito ad anni di caldo e siccità molto meglio delle monocolture di abete rosso. Le foreste diversificate proteggono i pendii dalle frane e le valli dalle inondazioni durante le forti piogge. Nelle città, gli alberi maturi forniscono ombra e migliorano la qualità dell'aria filtrando il particolato. E’ stato dimostrato che gli spazi verdi ricchi di specie e di strutture hanno effetti benefici sulla salute mentale. Paesaggi culturali diversificati con alberi, siepi e piccoli specchi d'acqua, insieme a prati, pascoli e campi supportati da reti di approvvigionamento regionali, garantiscono il nostro accesso a lungo termine al cibo e forniscono acqua potabile pulita. Possono essere meno produttivi, ma sono più stabili e resilienti. La biodiversità funziona come un fondo azionario misto. Per una singola specie o stock, i rendimenti a breve termine possono essere più elevati, ma un fondo diversificato è più stabile».
La direttrice scientifica dell’UFZ conclude: «Tutto ciò dimostra che i rischi sono molteplici. Considerare solo le questioni più ovvie e urgenti può sembrare appropriato nel breve termine. Nel lungo termine, tuttavia, questo aggraverà queste sfide e creerà nuovi considerevoli problemi. E’ così che una politica a breve termine diventa rapidamente miope».





